I Soviet Soviet e la frontiera USA

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Soviet Soviet

È di pochi giorni fa la notizia che una band italiana che era atterrata a Seattle è stata prima detenuta e poi rispedita in Italia. Il nome della band “Soviet Soviet” è stato sfruttato da qualcuno per sostenere che sia quello il fulcro del problema, ovvero secondo loro agli agenti della dogana, liberi di giudicare e decidere, questi sovversivi di sinistra sono stati così sulle scatole da ammanettarli, tenerli in detenzione e liberarli solo per farli risalire su un aereo destinazione Italia.

Prima di tutto, la mia solidarietà va ai Soviet Soviet, che da quanto mi è possibile capire non hanno alcuna colpa di quanto è successo, sono solo vittime della burocrazia americana in termini di visti e permessi.

Quello che però in tanti articoli che ho visto girare manca quasi completamente è in primis chiarezza sul fatto che non dipende dal nome della band il loro allontanamento (anche se il giudizio degli uomini addetti al controllo visti e passaporti ha sicuramente un peso nella scelta finale). Perché è importante specificarlo? Ma perché oggi tocca ai Soviet Soviet, ma magari domani lo stesso potrebbe succedere ad altre band con nomi diversi (che poi non era proprio Donald l’amico di Putin? Ma forse anche li l’amore è finito… chissà). Quindi ritengo sia meglio riportare per bene visto che tanti possono rischiare lo stesso trattamento. Siccome in gioco ci sono i soldi del biglietto aereo e magari di viaggi e avventure sognate da tempo, forse è meglio tenere a mente quanto riporto.

Restrain and Detain

 Prima di tutto le spiegazioni su perché sono stati ammanettati e portati in detenzione:

When a traveler is deemed inadmissible, CBP makes every effort to return the traveler without delay. CBP does not have an overnight detention facility at the airport. Therefore, it is standard procedure for any traveler who is deemed inadmissible and is awaiting return travel to be taken to a detention center until return travel is available. According to CBP policy, it is standard procedure to restrain a traveler who is being transported to a detention facility. The use of restraints on detainees during transport is in a manner that is safe, secure, humane, and professional. It is the responsibility of officers to ensure that the need and level of restraints used is consistent with the operational office’s policies and procedures. At no time are restraints used in a punitive manner or in a manner that causes detainees undue pain.”

Spiegazioni che non mi soddisfano e che trovo pessime. Per riassumere, la polizia di dogana non ha uffici adatti a far rimanere ospiti in detenzione, se non c’è modo di farli ripartire subito, fino al primo volo vengono tenuti nell’area di detenzione più vicina e consona. Nel tragitto è d’uso bloccare la persona in stato di fermo (non è chiaro se con fascette di plastica o manette in metallo, ma poco cambia). Io comprendo che le regole sarebbero quelle, ma di fronte agli uomini della dogana non c’erano possibili terroristi, bensì una band italiana che portava prove del suo essere stata invitata a fare promozione negli States. E che cacchio, ammanettati e detenuti? Mi pare un filo esagerato.

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Visti e suggerimenti

Ma la cosa più importante sono i suggerimenti per chi si recasse negli Stati Uniti prossimamente:

Artists cannot perform on visitor visas (B-1/B-2) or through the Visa Waiver Program (“ESTA”) regardless of whether or not they are being paid and regarding of whether or not tickets are sold. Except in the most narrowly defined circumstances, US immigration law has always defined “work” as it pertains to artists, as any kind of performance. Artists denied entry on the basis of fraud, will have a denied entry on their record, impeding future visas and travel. Some presenters and venues in the US—particularly festivals and academic institutions continue to advise artists that O and P visas are not required if an artist is not being paid and/or if the performance is part of a training program.

This is incorrect and always has been.”

All artists, regardless of nationality, should travel to the US with copies of their I-797 visa approval notices and maintain such copies, along with copies of their visas, on their person at all times while in the US. In addition to US Immigration Customs and Enforcement (ICE), state and local police can also demand proof of valid immigration status at any time while an artist is in the US.
• Artists from all countries should not attempt to enter the US on visitor visas (B-1/B-2) or through the Visa Waiver Program (“ESTA”) except in the most narrow of circumstances. For example, performing at a booking conference (Arts Midwest, PAE, APAP, etc.) where only registered attendees are permitted to attend or performing at a competition or non-public audition are still permitted in visitor status. However, whether or not an Immigration Officer will continue to understand and accept these exceptions remains to be seen. In such instances, make sure such an artist is properly advised ahead of time and travels with extensive supporting evidence.
Plan well in advance when submitted visa petitions to USCIS and allow for extra time for US consulates to issue visas.
Review an artist’s prior travel to the US to make sure they have not engaged in any un-authorized performances and, if so, plan accordingly.
• Artists should bring snacks when traveling into the US in case they are held or detained. There is no food available.
Plan and prepare, not panic.

Quindi, checché ne dicano alcune agenzie di viaggio e svariati organizzatori, chiunque si presenti negli States come artista (ma anche conferenziere, ricercatore, soggetto che non va per visitare musei) è meglio che sia munito dei permessi corretti che NON sono i modelli b-1 o b-2 e neppure l’ESTA. Anche se non vi pagano dovete avere le documentazioni per viaggio di lavoro. Il rischio che vi blocchino alla dogana c’è comunque, perché basta che il doganiere abbia il sospetto che in realtà proveniate da paesi con cui gli Stati Uniti non sono in ottimi rapporti per poter disporre come crede della vostra persona, perlomeno per qualche ora. Non è piacevole, ma è meglio averlo ben presente, e cercare di rimanere calmi. Tra i suggerimenti c’è anche quello di portarsi degli snack per l’evenienza di una lunga attesa, nei luoghi detentivi normalmente non forniscono nulla.

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Fin qui quello che ritenevo importante dire. Ma giusto per aggiungere un’aneddoto vissuto:

Nel 2006 andai negli Stati Uniti per un matrimonio di amici, atterrammo a New York, dove avevo prenotato una macchina che mi portasse a Boston. All’aeroporto (ben prima di Trump, ma più vicino in linea temporale all’attentato contro le Twin Towers) la coda era lunghissima, io ero molto rilassato, mia moglie (che all’epoca era solo la mia fidanzata londinese) lo era meno. Io facevo battute tranquille, chiacchieravo con gli altri in coda con me. Una coppia di ragazzi dell’est Europa chiacchierava amabilmente e anche loro sembravano molto rilassati… tra una battuta e l’altra non ricordo con precisione cosa dissero, qualcosa del tipo “Ma cosa pensano che siamo atterrati con una bomba nel bagaglio a mano?”. Un cortese inserviente li ha fatti uscire dalla fila e portati in un ufficio a porte chiuse, noi siamo rimasti in coda un’altra ora buona, loro da quell’ufficio non li abbiamo visti uscire. Che anche loro due siano stati rimandati a casa? Non posso saperlo, ma so che dopo quell’occasione ogni volta che sono atterrato negli States ho attentamente evitato di distrarmi o rilassarmi in coda al controllo passaporti. Ah, dimenticavo, mentre controllavano i nostri passaporti l’addetto notò che ero italiano e mi diede la buona notizia che mentre eravamo in coda l’Italia era passata in semifinale (o forse erano i quarti). L’ansia di venire detenuto nello stanzino si trasformò in felicità… pur non essendomene mai importato molto del calcio. Bastò quella battuta a far allentare la tensione che mi aveva preso.

maicolengel at butac punto it

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