Tutti i giornali hanno riportato in grande del fermo di Davide Vannoni:

Torino: il metodo Stamina esportato all’estero, fermato Vannoni

Vannoni è accusato di associazione per delinquere aggravata dalla transnazionalità, truffa aggravata, somministrazione di farmaci non conformi con il cosiddetto metodo Stamina. L’attività, su cui indagano i pm Vincenzo Pacileo e Alessandro Aghemo, era condotta su numerosi pazienti reclutati in Italia che pagavano fino a 27 mila euro.

Per noi non è altro che l’ennesimo passo verso la lotta all’antiscienza, speriamo ne seguano altri. Oggi non parleremo proprio di Vannoni, ma di un’affermazione riportata su la Repubblica online (sezione blog) in un articolo fra i tanti, uno di quegli articoli che non mi fermerei a leggere, l’argomento era già stato sviscerato da altri: l’arresto di Vannoni.

Solo che l’articolo in questione mi è stato poi segnalato da più di un amico medico, quindi sono tornato sui miei passi per leggerlo nella sua interezza. Il titolone dell’articolo è di quelli sensazionalistici, un attacco bello diretto contro il Parlamento:

Ma a legittimare Vannoni fu l’intero Parlamento

L’autore è Guglielmo Pepe, autore che già nel 2011 difendeva l’omeopatia a scapito dell’allopatia, come ci racconta questo interessante articolo di Giornalettismo a firma Dario Ferri. Tra le affermazioni di Pepe dal suo blog:

Dico questo da difensore dell’omeopatia e dell’Oscillococcinum, il prodotto messo all’indice dal blogger, avendone verificato l’efficacia, non su di me che pratico la medicina integrata (scelgo, in base ai consigli medici, tra farmaci allopatici e MNC) bensì sui miei familiari. E da anni l’Oscillococcinum è nell’armadietto delle medicine di casa.

Già nel 2015, al termine della sentenza che condannò Vannoni, Pepe ci teneva a ribadire lo stesso concetto di oggi:

…esistono responsabilità istituzionali, politiche, sanitarie, senza le quali Vannoni e il Metodo Stamina, non avrebbero potuto affermarsi, prendere piede. Perché se era un ciarlatano, un truffatore, qualcuno dovrebbe spiegare come mai le istituzioni sanitarie trattarono con lui per la sperimentazione. La realtà – sulla quale si sorvola in modo ipocrita, falso, bugiardo – è che i colpevoli non sono solo quelli messi sotto processo a Torino.

Pepe non ha torto, esistevano responsabilità non solo da parte dei mass media, è verissimo che senza la scelta di procedere con la sperimentazione, mossa dalle proteste di massa dei malati (e di certi politici che hanno cavalcato la storia in una maniera disgustosa) contro il parere dei medici e degli scienziati, probabilmente nessuno oggi saprebbe dell’esistenza di Vannoni.  Ma non fu l’intero Parlamento a votare per la sperimentazione, tutt’altro. L’approvazione all’unanimità fu data dalla Commissione Affari Sociali e a seguire dal Senato. Ci furono voci che si scagliarono contro il metodo, anche in Parlamento come in Senato. Ad esempio la senatrice Elena Cattaneo si era così espressa:

“Non si può fare una trasmissione televisiva in cui si dice che i cammelli volano e poi chiedere ai fisici di dimostrare che non è così”.

Bastava ascoltare chi studiava per davvero la materia per evitare lo scivolone, che però vorrei ricordare sempre che si risolse con un nulla di fatto, se si eccettuano le infusioni ai bimbi già sotto terapia ed esposti al clamore mediatico. Perché come i più attenti sanno, il Senato ha emesso un decreto che ha istituito un Comitato Scientifico, comitato che:

Metodo Stamina bocciato dagli esperti

Il parere del comitato scientifico consegnato al ministero della Salute. Vannoni annuncia ricorso: «giudizio di parte»

Quindi torniamo al punto A. Il Parlamento intero ha approvato il Metodo Vannoni? No, ha dato ascolto alla piazza, ma la gestione successivamente è stata data al Comitato Scientifico. Non ci fossero state le trasmissioni TV, già da prima dell’esposizione mediatica il metodo sarebbe stato bocciato, come riporta la cronaca del 2012:

2012. Il 5 novembre La Repubblica rende pubblico l’esito di una ulteriore relazione della Commissione Ministeriale composta da ISS, NAS e AIFA redatta da Massimo Dominici, Professore dell’Università di Modena e Reggio Emilia e Alessandro Nanni Costa, direttore del CNT, che dichiara il metodo “pericoloso per la salute”. Poco dopo il ministro Balduzzi nomina una nuova commissione, il cosiddetto “board dei saggi”, per arrivare a una governance generale sulle terapie cellulari a base di Staminali. In una riunione, tenuta il 16 novembre, tale Commissione così si esprime: “Il Board, applicando i principi base dell’etica medica, ritiene che il progetto terapeutico e le condizioni di applicazione della terapia siano assolutamente insufficienti e senza valida documentazione scientifica e medica a supporto riconosciuta. Sottolinea che i rischi biologici connessi alla terapia sono gravi e inaccettabili e che la conduzione della metodologia non solo non ha rispettato le norme di manipolazione e sicurezza, ma anche i più elementari standard di indagine di laboratorio”.A margine, Massimo Dominici dichiara che il cosiddetto metodo Stamina è un concreto pericolo per i pazienti, che in uno dei campioni esaminati sono stati riscontrati “inquinanti in grado di determinare rilevanti effetti biologici avversi come il rigetto cellulare e altre reazioni immunologiche” e che “le cellule prodotte dopo stimolazione in coltura hanno una irrilevante attività biologica ai fini della rigenerazione nervosa, che scompare dopo 24 ore”

Quindi, accusare il Parlamento intero è fare disinformazione, l’attenzione sul caso è stata ampliata da un’esposizione mediatica fatta da giornalisti che non si sono fidati dei rapporti contro Vannoni già esistenti prima del 2013. Hanno cavalcato il sensazionalismo dei bambini malati, e sono riusciti a parlare alle pance della popolazione. La politica ha agito d’istinto, malamente, salvandosi in corner per merito del Comitato Scientifico.

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E Umberto Veronesi?

Ma Pepe nel suo articolo di oggi scivola anche su una vecchia bufala:

Ai tempi di Di Bella (altro nemico per la scienza ufficiale, eppure lui stesso ricercatore chimico, diversamente da Vannoni laureato in Lettere), venne presa una decisione politica ugualmente forte – ministra della Sanità era Bindi – ma avendo il sostegno di qualche scienziato, come Umberto Veronesi che si schierò nettamente a favore della sperimentazione della multiterapia del vecchio professore.

Siamo di fronte a una post-verità, tramandata per colpa delle miriadi di siti che ancora spacciano la bufala che vede Veronesi aver convalidato il Metodo di Bella. Falso, Veronesi non hai mai convalidato il metodo. Sì, è vero, fu tra i firmatari insieme a Rosy Bindi e altri per stabilire i protocolli della sperimentazione, ma da qui a dire che si schierò nettamente a favore della sperimentazione della multiterapia ce ne passa di acqua sotto ai ponti.

Basta cercare e si trova tutto, nel 1998 così Repubblica raccontava:

Sul fronte della diatriba medica, Umberto Veronesi,  direttore dell’Istututo Europeo di Oncologia, uno degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico chiamati a sperimentare l’efficacia delle cura, ha spiegato anche oggi che “sarà difficile impostare severamente il protocollo per la sperimentazione della terapia Di Bella”. In sostanza, ha spiegato Veronesi, il lavoro consisterà nella  verifica dell’efficacia della somatostatina “che è l’elemento caratterizzante della cura e che peraltro cambia da caso a caso” creando quindi “qualche difficoltà nell’impostazione del protocollo terapeutico”. Veronesi ha insistito sul fatto che gli studi sulla somatostatina dicono che la sostanza è efficace solo su una piccola frazione di tumori, “mentre sulla grande maggioranza di tumori  non è efficace“. Veronesi si è detto “non preoccupato” per l’oncologia italiana che, spiega, “non è sotto accusa”. Tuttavia, ha detto, “la situazione è veramente delicata perchè bisogna conciliare il bisogno di dare al paziente il massimo di terapie disponibili, anche nuovissime o inedite, assicurandoci però che siano efficaci per evitare che i pazienti lasciando le terapie tradizionali“.

Non mi pare di ravvisare nelle parole di Veronesi uno schierarsi nettamente a favore della terapia Di Bella, come non lo ha fatto successivamente. Al punto che lo stesso Alfredo Di Bella dovette dichiarare:

Il Prof. Veronesi non si è “arreso” proprio a nessuno, e tantomeno al Mdb. Ognuno può dare il suo giudizio più o meno tiepido o negativo sul personaggio evocato, ma non attribuirgli dichiarazioni od ammissioni mai fatte. Titoli ad effetto portano unicamente danno alla plausibilità ed all’immagine del Mdb. E, purtroppo, anche a noi che portiamo il nome Di Bella e che abbiamo l’onore e l’onere di rappresentare e tutelare l’opera di nostro padre.

Guglielmo Pepe ha peccato di poca ricerca, o si è limitato ai primi risultati forniti da Google che, come spiegavo prima, riportano BUFALE, che se ripetute troppe volte rischiano di diventare fake news.

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In conclusione non posso che esser contento dell’arresto di Vannoni, resto con la paura che anche lui come Di Bella tra dieci anni verrà portato in palmo di mano dai fuffari italioti, che propineranno dubbie terapie a malati fiduciosi. Ma spero invece che il vento di cambiamento stia arrivando e che l’antiscienza venga combattuta sempre più strenuamente, specie da giornalisti e sedicenti tali. Perché checché ne dica Pepe su Repubblica i primi a fomentare la folla sono stati proprio loro giornalisti, con la scusa che raccontavano solo storie, loro “documentavano”, e nel farlo mostravano bimbi malati, scene da libro Cuore, intenerendo anche chi magari si sarebbe schierato con la scienza da razionale, ma davanti alla manina che si muoveva si commuovevano.

Siamo partiti da Vannoni, siamo passati a Di Bella mi sembra sbagliato non riportare un mea culpa molto bello fatto da un giornalista che stimo:

…penso di aver fatto l’errore peggiore, ormai quasi vent’anni fa, in una trasmissione che mise davanti ai teleschermi quasi nove milioni di persone, basata sul confronto tra oncologi e sostenitori della cura alternativa elaborata dal professor Di Bella. Il fascino del vecchio studioso periferico rispetto alle grandi cliniche aveva già fatto breccia tra molte famiglie rese disperate dal rapporto con il cancro, che vedevano i loro cari piegati dalla chemio, lontani dall’aver sconfitto il male. E Di Bella sembrava l’antidoto a quella che oggi sarebbe chiamata la dittatura di Big Pharma.  Io e Maurizio Costanzo fummo attentissimi a dare parità di tempo e modo di espressione: ma da una parte c’era l’ufficialità, la freddezza impersonale della scienza oncologica, dall’altra l’umanità del medico incanutito, lontano dai grandi serbatoi di ricerca. Giornalisticamente era una grande storia. Ma quanta gente fu indotta a imboccare l’altra strada nella cura di un tumore? e con quale risultato? Due decenni dopo di quella cura alternativa non si parla, credo, più. Ma non dimentico quella lezione.

L’autore delle parole qui sopra è Enrico Mentana, il suo mea culpa è all’interno di un post molto lungo in cui parla delle responsabilità dei media nel fare corretta informazione, specie medica. A lui vorrei rivolgere un appello: Direttore, a me dispiace farglielo sapere così ma del Metodo di Bella se ne parla tuttora, e lo praticano in tanti anche per colpa dell’esposizione mediatica dell’epoca, è diventato una moda in tantissimi circoli web, pagine Facebook con nomi come “io il cancro lo curo a modo mio” e similari. Occorre continuare a spiegare che non è una terapia con valenze scientifiche, anche in TV, specie in TV da dove tutto è partito. Grazie per la sua battaglia contro la disinformazione.

Michelangelo Coltelli

maicolengel at butac punto it

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