Tanto, troppo odio

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Se siete qui per le bufale questo articolo non è per voi. BUTAC – come sa chi ci segue da tempo – è un piccolo blog, e come suo autore e fondatore ogni tanto sento di voler dire la mia. Il primo weekend di luglio sono stato ospite di un piccolo festival in provincia di Gorizia. L’occasione era parlare di fake news e manipolazione dell’informazione. Sono stati due giorni intensi e durante quelle 48 ore ho deciso di staccare dalla rete. Non ho letto segnalazioni, non ho letto giornali. Avevo bisogno di estraniarmi dal carico di rabbia, odio e indignazione che vedo ogni giorno sui social network.

Il festival di cui ero ospite (Contaminazioni digitali) aveva come tema, oltre che le fake news in generale, il problema immigrazione. E tra gli altri c’erano svariati ragazzi stranieri arrivati in Friuli e che lì ora vivono – e mi è sembrato siano benvoluti e abbastanza integrati.

Ho partecipato insieme alle bravissime Charlotte Matteini e Gabriela Jacomella.

Perché ve ne parlo?

Perché tra le altre iniziative una mi ha particolarmente colpito. Sabato sera un’associazione aveva organizzato una performance chiamata “Real fake” in collaborazione anche con i ragazzi stranieri di cui vi parlavo. L’idea era davvero intelligente. Nel corso di un percorso a tappe venivano fatte alcune domande ai visitatori. Poi, mentre la gente terminava il percorso audio/video, le stesse risposte venivano estrapolate dai contesti. E a fine giro sono state trasmesse su un mega schermo usando domande diverse dall’originale. Gli intervistati ci sono rimasti di sasso. In pochi minuti l’associazione era riuscita a creare un fake perfetto. Le risposte si adattavano perfettamente alle nuove domande, rendendo ogni intervista un falso.

Per il pubblico presente capire con che facilità si potesse manipolare quanto avevano detto pochi minuti prima è stato disarmante. In sala erano presenti i ragazzi stranieri che avevano partecipato alla realizzazione della performance. Alla fine del tutto mi hanno avvicinato per ringraziarmi per quel che stiamo facendo. Io non capivo, non sto facendo nulla di speciale. BUTAC non nasce in difesa degli immigrati, ma solo della corretta informazione. Loro questo lo avevano ben chiaro, ma sentivano che di corretta informazione nel nostro Paese c’è un disperato bisogno. Non può essere demandata a piccoli blogger che lo fanno solo per passione. Deve esserci qualcuno che intervenga seriamente contro la stampa che ogni giorno propone narrative manipolate. E invece la disinformazione continua a farla da padrone in tv e sui giornali.

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L’etica si è persa per strada.

Nessuno rettifica, nessuno informa. Siamo in uno stato di perenne campagna elettorale, dove ogni testata cerca di tirare acqua al mulino dei candidati che supporta. E non esiste più una testata che non abbia preferenze politiche ben definite.

Tutto questo dovrebbe spaventarci, perché quello che emerge in questi incontri pubblici è come la gente non abbia nessuno strumento valido per districarsi nel mare magnum della disinformazione. Impossibile capire dove stiano i fatti quando nessuno li usa più come basi per i propri interventi.

Leggo post di politici che citano numeri a caso, senza fornire adeguati fonti, e ci rimango male. Un politico, una volta eletto, è un servitore dello Stato, non dovrebbe più essere di parte, ma servire il Paese e i cittadini in maniera trasparente.

Non lo fa nessuno.

È deprimente vedere come le cose stanno andando. La mia, la nostra, è una battaglia contro i mulini a vento, lo sapevamo fin dall’inizio. Ma pur consci della poca utilità di blog come BUTAC è importante non mollare. Perché ogni giorno che passa la situazione, invece che migliorare, peggiora. Nelle file di chi disinforma ci sono consulenti strategici pagati profumatamente, si studiano costantemente strade per migliorare il modo di fare comunicazione. Ma lo scopo continua a essere raccogliere consensi, non comunicare in maniera onesta.

Le armi usate sono svariate, e purtroppo chi disinforma ha un tornaconto importante che lo spinge a fare sempre meglio. Raggiungere certe vette disinformative porta bene a chi ha imparato come sfruttare le cose. Certe narrative, per merito di strateghi della comunicazione, trovano spazio in rete, bucando bolle, indignando su più livelli.

Vedo le vostre segnalazioni, ogni giorno.

Sono passati i tempi in cui c’era materiale medico, scientifico, curiosità storiche, fanta archeologia, ufo e complotti. Oggi siete tutti focalizzati sulla politica, e purtroppo tutti (noi inclusi) vittime di bias cognitivi e pregiudizi. Incessante bisogno di sentirsi dalla parte della ragione. Anche quando la ragione sarebbe solo cercare di restare corretti.

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La rabbia che vedo mi spaventa. Vincitori che sembrano in costante bisogno di affermare la propria posizione. Perdenti che sembrano incapaci di reagire. Tutti legati dalla stessa necessità: aumentare la propria popolarità.

Ma non è questo che andrebbe fatto. Abbiamo finalmente un governo. Chi ha vinto oggi rappresenta tutto il Paese nell’amministrare la cosa pubblica. È pagato dalle tasse di tutti (quelli che le pagano). Deve amministrare non pensando alle prossime elezioni ma al bene del Paese intero. Chi ha perso, se ha rappresentanza in parlamento, deve far sentire la propria voce nelle aule deputate, fare vera e seria opposizione, basata su dati e fatti. Non ulteriore campagna elettorale, dando a intendere di essere comunque i migliori, perché i migliori le elezioni le avrebbero vinte.

maicolengel at butac punto it

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