Tremila euro di multa per trasportare pizza

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È ormai dal 2015 che gira una triste storia ambientata in Abruzzo. Molte volte ci è stata segnalata, e mai abbiamo scritto un articolo perché, dopotutto, non si trattava di bufala. Ma è un caso clamoroso di manipolazione dell’opinione pubblica, anche se la vicenda non è mai assurta alle cronache nazionali (o se l’ha fatto ha avuto i suoi 15 minuti di popolarità ed è poi sprofondato nell’oblio, come il caso dei due ragazzi italiani rimandati indietro alla frontiera USA perché volevano entrare col visto turistico e trovarsi un lavoro là, un esempio a caso ma molto simile in cui persone che stavano commettendo un illecito per cui avremmo condannato gli altri sono stati passati come poveri disgraziati, se non eroi, dalla stampa).

Sputtaniamotutti pubblica la notizia il 19 febbraio 2017.

La notizia viene passata in questo modo da blog che fomentano l’odio razziale, ma è comunque copincollata da quotidiani locali che devono necessariamente difendere a ogni costo i propri compaesani dallo Stato brutto e cattivo:

Avezzano. Compra la pizza e la trasporta in macchina, la polizia stradale lo ferma e gli fa una multa di 3mila euro.

La notizia, comunque, è uscita su Marsicalive l’8 dicembre 2015.

Compra la pizza e gli fanno una multa da tremila euro. Cioè. L’altro giorno al mio esame per il corso di giornalismo c’era una domanda del tipo “Quali informazioni devono essere contenute nella prima frase di un articolo giornalistico?” La risposta era più o meno: le informazioni essenziali della notizia (possibilmente le 5 W), che vengono poi sviluppate più ampiamente nel resto dell’articolo. Questo perché in epoca di guerra i bollettini rischiavano di arrivare mutilati quindi tutte le informazioni importanti dovevano stare nella prima frase. In questo caso le informazioni importanti sono che a un giovane che sognava di diventare un onesto imprenditore sono state tarpate le ali in un episodio di gravissima ingiustizia di cui non gli si può in nessun modo imputare la colpa: lui aveva comprato della pizza. E le Forze dell’Ordine gli hanno fatto una multa da tremila euro. Potrebbe succedere a chiunque di noi!

Leggiamo l’articolo. Vi incollo soltanto le frasi che cominciano a farci sospettare che le cose non siano andate proprio come riportato in questa prima frase.

“La pizza che era nell’auto”, racconta il giovane marsicano, “poteva valere circa 15 euro, era qualche chilo”. A quel punto è scattata la multa visto che il mezzo, una macchina privata, non era idonea dal punto di vista igienicosanitario per trasportare alimenti. Il conducente ha provato a dare la sua versione dei fatti ma non c’è stato verso e la multa è stata fatta. “Ero in procinto di aprire un negozio”, giura l’aspirante panettiere, “e stavo portando dei campioni di pizza per capire se potesse funzionare. Per l’apertura del negozio avevo tutto in regola. Non ho pensato a inventare scuse dicendo che la pizza era mia, oppure che serviva a me personalmente per una festa. Avrei potuto dire qualunque cosa, ma ho detto la verità. La mia intenzione era solo quella di avviare un’attività commerciale per costruirmi un futuro lavorando onestamente, ma non è stato possibile”.

Dunque: la macchina privata non era idonea per trasportare alimenti. Questo non significa che voi non possiate portare la pizza per la vostra cena in una macchina putrida, lanciandola senza scatola in mezzo allo sporco dei tappetini e ai peli del vostro cane: sono affari vostri. Ma se state trasportando alimenti a scopo commerciale, dovete rispettare delle regole igienicosanitarie stabilite dalla legge per evitare che chi ha comprato la pizza da voi se la ritrovi farcita con i peli del vostro cane.

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Il conducente ha provato a dare la sua versione dei fatti ma non c’è stato verso: il conducente ha detto che stava trasportando la pizza a scopo commerciale. Ho detto la verità, ribadisce più volte, avrei potuto dire qualunque cosa. Non c’è stato verso de che? Ha ammesso di aver commesso un illecito, quindi le Forze dell’Ordine avrebbero dovuto dargli un buffetto sulla guancia, dirgli che è stato bravo a non dire bugie e mandarlo via, a vendere pizza coi peli di cane? Stiamo parlando di norme di legge, non di quanto è bravo Carletto, 4 anni, che dice sempre la verità.

La mia intenzione era solo quella di avviare un’attività commerciale per costruirmi un futuro lavorando onestamente.

Vorrei spendere due parole su questo concetto. Tutto l’articolo è improntato sulla critica al “sistema” che non vuole che lavoriamo onestamente, perché tanto gli unici che hanno successo sono i furbi, quelli che riescono a fregare gli altri più di tutti, ecc. Questo ragazzo voleva cominciare a lavorare onestamente infrangendo le regole. Regole che quelli che lavorano davvero onestamente rispettano. Per fare ciò i mezzi con cui vi portano le pizze a casa, oppure per un servizio catering, o per farle assaggiare a qualcuno, sono adattati alle norme igienicosanitarie che regolano il trasporto degli alimenti a scopo commerciale e per essere adattati in questo modo i mezzi vanno pagati. Per poter pagare queste spese e non essere multati si ricarica di una piccola cifra ogni pizza. Mettiamo che la pizza del commerciante che sta lavorando onestamente costi 5 euro perché con tale cifra si ripagano le spese del suo lavoro onesto (messa a norma di tutti gli impianti nella sua pizzeria, ad esempio, oltre che dei mezzi di trasporto, i contratti dei dipendenti, l’affitto del locale, le tasse e quant’altro). Mettiamo che la pizza di quello che dice che sta lavorando onestamente, ma che in realtà sta infrangendo la legge (e ci sta portando una pizza con peli di cane) costi 4 euro perché lui vuole lavorare onestamente, ma nel frattempo non rispetta leggi e regolamenti che dovrebbero portargli spese: lui è più furbo, quindi la pizza la porta sul sedile posteriore della sua macchina e ve la fa pagare di meno. Quindi voi scegliete la pizza da 4 euro, che magari potrebbero essere anche 3.50 nel caso che l’imprenditore decidesse di, non so, far onestamente lavorare al nero i suoi due dipendenti – tanto se uno si taglia un tendine mentre affetta la mozzarella non avrà bisogno di assicurazione sanitaria, basta mandarlo al pronto soccorso dicendo che è stato un incidente domestico e chi s’è visto s’è visto – o fare le pizze in un forno non a norma costruito con l’amianto. Viene quindi scelto il servizio meno costoso, che rischierà di farvi prendere qualche malattia perché il sedile posteriore della macchina del pizzaiolo non è stato pulito dal 2001. Magari quello che rispetta la legge prima o poi chiuderà per la concorrenza sleale di chi può permettersi di far pagare 3.50€ una pizza dato che non ha spese per mettere a norma i suoi impianti, non paga le tasse, magari non paga i dipendenti ecc. E voi gridate all’ingiustizia perché gli è stata fatta una multa da 3000€, perché la lungimiranza non si applica a niente che vada al di là del vostro naso e dopotutto si sa che una delle piaghe del nostro tempo è la totale incapacità di saper applicare un ragionamento a una realtà vagamente più complessa del gridare “Vaffanculo” a qualsiasi cosa vi faccia aggrottare la fronte.

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Lo so che quella pizza era solo un assaggio (dopotutto l’eroico intervistato ha sempre detto la verità!). Chissà dove la stava portando. Ma se fosse stata davvero piena di peli di cane e l’avessero data da mangiare al giornalista che ha scritto questo articolo? Probabilmente l’impronta sarebbe stata ben diversa da quella data in questo caso, in cui invece si vuole far passare il protagonista della vicenda per una vittima, uno che adesso si ritrova ingiustamente disoccupato solo per aver detto la verità, e con lui anche i due dipendenti che stava per assumere, sicuramente tutto in regola, sicuramente tutto appòst perché su Marsicalive ha dichiarato che lui voleva lavorare onestamente. Beh, lavorare onestamente significa in primis rispettare le regole imposte per la tutela dei clienti, voi, ad esempio dai peli di cane (o da malattie terribili) che stanno sui tappetini della macchina del vostro pizzaiolo.

Nel frattempo l’eroe:

A nulla è servito al giovane protestare e recarsi negli uffici del commissariato di Avezzano dove è stato anche denunciato dal personale presente per aver minacciato di morte l’ispettore che lo aveva multato.

Sì che gli è servito a qualcosa. A farsi denunciare per aver minacciato di morte un agente. Lui voleva lavorare onestamente, ma siccome non glielo fanno fare, la soluzione è minacciare di morte chi gli ha fatto l’ingiusta multa.

Ma questa informazione va relegata in fondo, la prima frase dell’articolo, ricordiamocela:

Compra la pizza e la trasporta in macchina, la polizia stradale lo ferma e gli fa una multa di 3mila euro.

Vi dice già quello che dovete pensare. Lo Stato è cattivo, il sistema vuole farci morire di fame, state tutti ben attenti perché trasportare la vostra cena in macchina potrebbe costarvi una multa salata. Governo ladro.

Tutto regolare, dunque. Anche oggi una sana coltellata al giornalismo. A voi che lasciate certi commenti vi auguro sempre pizze piene di peli di cane.

noemi at butac punto it

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