Dove eravamo rimasti?

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[Parte II]

[Parte III]

[Parte IV]

[Parte V]

[Parte VI]

[Parte VII]


Dove eravamo rimasti?

Si potranno osservare, o comunque trovare in rete, molti filmati in cui il networker di turno fa una comparazione tra il suo prodotto e i prodotti di altre aziende; in queste dimostrazioni si sentono spiegazioni che non hanno nulla di scientifico, facendo leva sull’ignoranza delle persone. Un esempio potrebbe essere aggiungere un acido o una base ai prodotti in soluzione acquosa dimostrando che il prodotto è inerte. Ma bisogna chiedersi se quella reazione ha a che vedere con le funzionalità del prodotto e se effettivamente può arrecar danno al consumatore. Allo stesso modo vengono fatte delle promesse sull’efficacia dei prodotti e spesso si associa l’utilizzo continuo di questi con una migliore condizione di salute complessiva. Alcune associazioni di consumatori negli anni hanno demistificato tali affermazioni, alle volte anche inventate di sana pianta dai networker per vendere di più (esempi qui e qui), anzi sembrerebbe che assumere prodotti come integratori alimentari di continuo possa portare a gravi conseguenze sulla salute. Personalmente ho sentito molteplici dicerie sui prodotti per la salute e l’alimentazione, ma con una rapida ricerca su PubMed si possono agevolmente demistificare affermazioni come: “La vitamina C sintetica non è buona come quella naturale”.

Un esempio relativo a un prodotto di consumo presentato in malo modo è quello di una crema viso il cui pH era 7-7.5. Il networker di turno mostrava che solo il prodotto della sua azienda aveva un pH 7 neutro e che per questo era superiore agli altri, con tanto di grafico del pH a sfumature rosse verso gli estremi 0 e 14. Vi informo che il pH della pelle è ben più basso di 7 e che la crema concorrente, dal pH 5, risultava ovviamente la scelta migliore, in quanto più vicina al pH della pelle del viso.

Chiaramente tutto ciò è marketing e potrebbe essere adottato anche da altre aziende, tuttavia, come citato in precedenza, nel marketing multilivello queste metodologie sono frequenti se non usuali. Siate critici verso tutti i prodotti del mercato in egual misura.

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Per concludere

Il network marketing non è illegale, anzi può essere un lavoro remunerativo, tuttavia solo una piccola parte degli incaricati ce la fa e questa è ormai una certezza evidenziata in documenti come quello pubblicato da J.M.Taylor sul sito della FTC la cui immagine sottostante ne è un estratto, basato anche sulle ricerche di R. Fitzpatrick.

Vi sono numerosi documenti pubblicati dalle stessa aziende di marketing multilivello che mettono in luce le grosse percentuali di distributori che non ricevono commissioni; non si può sapere esattamente quanti di loro siano venditori che non sono riusciti a vendere o reclutare e quanti siano solo dei consumatori abituali che si sono iscritti al programma per ottenere qualche sconto, ma assumere che tutti loro non abbiano mai provato a vendere è una sciocchezza, anzi a mio avviso è proprio l’opposto (nota bene: a causa dei costi d’iscrizione, potrebbe non essere vantaggioso il solo consumo. Alcuni esempi qui, qui e qui).

Se le persone vi promettono facili guadagni o lauti guadagni in tempo breve, beh, non credetegli.

Prima di entrare a far parte di un’azienda di NM fate domande!

“Quanto hai guadagnato nell’ultimo anno? Puoi provarmelo?”
“Hai mai provato a vendere senza reclutare?”
“Quante persone che hai reclutato hanno lasciato durante l’ultimo anno?”
“Quanti networker ci sono nella tua zona?”
“Quanti networker non hanno ricevuto commissioni quest’anno?”
(Chiedete le prove! Molte volte viene associata la percentuale di networkers che non percepiscono commissioni con dei semplici consumatori, ma questo non è corretto. Una parte inquantificabile ma cospicua di essi sono venditori che non riescono a vendere in quantità sufficiente, come la maggior parte dei venditori entrati in un punto di saturazione!)

E poi fatevi molte domande…

“Credo veramente di essere uno tra i primi networker della mia zona?”
“Sono una persona che può imparare a vendere velocemente?”
“Quello che mi stanno raccontando è vero?”
“Come si è comportata l’azienda a cui mi sto per affiliare negli anni?”
“È un business rivolto al prodotto o al reclutamento?”

 Ma soprattutto prendetevi del tempo per riflettere da soli, senza la pressione di nessuno, analizzando l’offerta in maniera razionale. Potete seguire magari i consigli dell’ FTC.

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A mio avviso servirebbe una legge che limiti il profitto derivante dalla downline.
Infatti, se vi fosse un vincolo al guadagno dalla downline come percentuale sul venduto o, per facilitare, sul venduto del mese precedente, secondo me si porrebbe un grosso freno al reclutamento senza fine.
Se per esempio la legge imponesse un massimale del 200% in commissioni rispetto al venduto della downline, con ripartizione dei bonus aggiuntivi lungo la downline stessa, si avrebbe una redistribuzione più equa e meritocratica del guadagno, ma sarebbe legata solo ed esclusivamente alla bravura nel vendere e alla vendibilità del prodotto.

Un’ ulteriore soluzione potrebbe essere quella di limitare la profondità della downline, ad esempio guadagnando una percentuale solo ed esclusivamente sui networker direttamente reclutati e non oltre.
Sicuramente sarebbe ancora vantaggioso reclutare, ma si creerebbero situazioni migliori per gli ultimi arrivati, che altrimenti finirebbero, nella maggior parte dei casi, per perderci soldi.

Ma questi sono solo sogni, infatti non credo che le persone sarebbero attratte da questo nuovo modello che non presenta il “jackpot” in cima. Perchè lasciare un lavoro sicuro per la possibilità di guadagnare fino a 2000€, quando invece adesso tutti possono puntare alle posizioni privilegiate da 10000€ al mese o più? Ormai il modello è rodato e presenta il massimo profitto per queste compagnie: senza un intervento legale nessuno potrebbe modificarlo.
Quanto meno si potrebbero obbligare le aziende a pubblicare nelle loro brochure informative i dati relativi al ricavato lordo annuale medio del networker e la percentuale di persone che lasciano o che guadagnano 0 o meno.


Di M. E. Mosfet
Special thanks to R. Fitzpatrik, Y. Reingewertz and all the people from all the world that sent me informations about this. Thanks to all.


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