DISLIKE

Non c’è molto di certo, la notizia è da prendere con le pinze e ancora una volta, i giornalisti italiani hanno fatto il classico “acchiappalike” senza approfondire. Mi permetto anch’io di cavalcare l’onda del momento per spiegare quello che è solo un’idea sulla carta.

In un recente Q&A, che potete trovare qui, Mark Zuckerberg ha affermato di essere al lavoro su una nuova funzione: il “dislike button“. Per molto tempo ci sono state voci di corridoio e se non ricordo male, un buon numero di plugin esterni per Chrome e Firefox sono nati (e morti) nel corso degli anni per introdurre quel pulsante. Sebbene questa sia una significativa apertura da parte del creatore di Facebook, stiamo ancora parlando di un progetto dai contorni non ben definiti. Come riporta correttamente il TIME,

[ENG] The exact form a “Dislike” button may take is still up in the air. What [users] really want is the ability to express empathy,” Zuckerberg added. “Not every moment is a good moment.”

[ITA] L’esatta forma che potrebbe avere il pulsante “Dislike” è ancora indefinita. “Ciò che [gli utenti] vogliono è l’abilità di esprimere empatia” ha aggiunto Zuckerberg. “Non tutti i momenti sono buoni.”

Mark Zuckerberg non vuole trasformare il suo social network in un forum dove valutare in positivo o in negativo qualunque contenuto su di esso pubblicato. Il motivo per cui Zuckerberg è stato reticente a voler implementare una funzione del genere risiede nel timore di alimentare negatività. Sempre dal TIME:

Facebook has long shied away from building a “Dislike” button over concerns it would invite rampant negativity. “That isn’t what we’re here to build in the world,” Zuckerberg said.

La questione era nell’aria da parecchio, ma le intenzioni erano pressapoco le stesse di oggi. Nove mesi prima qualcuno chiese a Zuckerberg a proposito di questa fantomatica funzione. La sua risposta era abbastanza chiara e racchiude in sé la filosofia del social networkIl dislike come strumento per dire “quella cosa non è bella” non ha un valore sociale, neppure per la comunità. Per contro, il like è visto come un modo per capire o empatizzare con qualcuno. In quell’occasione, Zuckerberg diede adito all’ipotesi di permettere all’utente l’espressione di più emozioni, ampliando dunque il parco empatico, ma ancora non sapeva come farlo.

[It] is a powerful way to sympathize or empathize with someone. I think giving people the power to do that in more ways with more emotions would be powerful, but we have to figure out the right way to do it. (Big Think)

Cosa ha portato Zuckerberg a cambiare idea? Oltre al tempo e al lavoro dello staff, non è difficile pensare al timore che Facebook stia attraversando una fase calante. Le cause possono essere due: la scarsa attenzione dei media mondiali, il contraccolpo dovuto alla “familiarità” del sito e un algoritmo che ha limitato l’autonomia degli utenti.

Qualunque sia il motivo, se mai questo pulsante dovesse fare la sua comparsa, esso darà la possibilità agli utenti di esprimere un parco di sentimenti più ampio. Il fine è quello di avvicinarsi empaticamente agli amici di Facebook. Non sarà un semplice “non mi piace” o “mi dispiace”, ma qualcosa di più.

I giornalisti italiani hanno creato la falsa notizia sensazionalistica secondo la quale si tratterebbe di un categorico “non mi piace” – salvo poi riportare il tutto alla carlona. Altri, per correggere il tiro, hanno provato a spiegare che si tratterà di un “mi dispiace”. Poco importa: dovevano raccattare clic, e l’hanno fatto. E per molti che si fermano al solo titolo, ancora una volta si sarà fissato un falso mito grazie alla malafede dei giornalisti.

Grazie, giornalisti italiani duepuntozero! Sempre sul pezzo, quando si tratta di raccogliere soldi!

Per saperne ancora di più, leggete pure questo meraviglioso articolo di Siamo Geek.

Il Ninth
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