Nessuno ha vietato i bambolotti di colore, anche se quello è il titolo usato da tante testate nei giorni scorsi.

Ma allora come stanno esattamente le cose? Beh, in realtà a leggere con attenzione gli articoli ci saremmo accorti da subito che titolo e testo degli articoli stessi dicevano cose lievemente differenti. Prendiamo ad esempio Repubblica:

Niente che possa ricordare ai bambini le altre culture o la propria cultura di provenienza, se diversa da quella italiana. Così, nel regolamento dell’asilo nido comunale di Codroipo, in provincia di Udine, è stato eliminato, con un emendamento approvato dalla maggioranza in consiglio comunale, ogni riferimento alle “diverse culture” o alle “culture di provenienza” degli alunni.

Come racconta il Messaggero Veneto, questa decisione avrà tra le conseguenze anche quella di mettere al bando bambolotti con la pelle di colore diverso da quella bianca, strumenti musicali che vengono utilizzati in altri Paesi o giocattoli che possano ricordare, appunto, culture diverse.

La proposta originale per i giocattoli inclusivi

Gli uffici comunali avevano proposto delle modifiche per prevenire, ridurre e contrastare il rischio di emarginazione ed esclusione tra i bambini anche attraverso l’introduzione di giocattoli “che fanno riferimento alle diverse culture e alla cultura di provenienza”, cosa che in termini pratici si sarebbe tradotta nella consegna ai piccoli anche di bambole con la pelle scura

Per sintetizzare, la proposta era che per contrastare il rischio di emarginazione venissero introdotti giocattoli che fanno riferimento alle diverse culture di provenienza. Quella parte è stata modificata nel testo della proposta, come riporta l’amico e collega David Puente:

Non c’è alcun divieto esplicito, non si parla da nessuna parte di bambole o di giocattoli di alcun genere. In merito alla questione culturale c’è un più generico “superare i dislivelli dovuti a differenze di stimolazioni ambientali e culturali” che non vieta in alcun modo agli operatori dell’asilo di intervenire con attività di carattere culturale che riguarda altre etnie o quant’altro. Potremmo discutere di una modifica dove non è esplicito l’impegno di intervenire su quei temi con specifico materiale didattico, ma non lo vieta affatto e chi sostiene ciò non riporta il vero.

È stato modificato il testo della proposta, che da:

“…e contribuendo ad integrare le differenze ambientali e socio-culturali anche assicurando la presenza di materiali ludico-didattici che fanno riferimento alle diverse culture

passa a:

“…con lo scopo di favorire in ogni bimbo la possibilità di svilupparsi ed esprimersi liberamente, contando su interventi educativi che gli consentano, senza inibirlo, di orientare le proprie energie verso comportamento in cui egli riesca a stabilire proficue relazioni e a manifestare in modo costruttivo la propria iniziativa ed inventiva, supportato da adeguati materiali ludico-didattici”.

E come riposta sempre il bravo David all’articolo 2, primo capoverso, le parole “e alla cultura di provenienza” sono state modificate così:

garantendo a tutti i piccoli uguali possibilità di sviluppo e di mezzi espressivi e contribuendo a superare i dislivelli dovuti a differenze di stimolazioni ambientali e culturali.

Bastava leggere con attenzione per rendersi conto che non c’era menzione di bambolotti di colore. Ma ovviamente senza titoloni come quelli urlati nei giorni scorsi in pochi si sarebbero filati tutta questa storia. Potremmo discutere a lungo sul perché delle modifiche, ma non è materia per BUTAC.

LEGGI ANCHE:  Canone RAI in bolletta elettrica?

maicolengel at butac punto it

Se ti è piaciuto l’articolo, sostienici su Patreon o su PayPal! Può bastare anche il costo di un  caffè!