WAFERAIDS

Volete un esempio di come un’informazione raffazzonata riesca a fare più danni dei cazzari che lottiamo ogni giorno? Eccolo qui. Prima di leggere, fate attenzione: è roba per stomaci forti.

adnkronos

Ci è stata segnalata questa ribattuta da ADNKRONOS del 21 ottobre 2015, secondo la quale si riporterebbe il caso di un bambino “a rischio HIV” per aver masticato un preservativo, trovato all’interno dei wafer. La notizia è confermata, ma come al solito, siamo di fronte a un articolo di giornalismo approssimativo redatto da un articolista scioperato cronico.

Così recita ADNKRONOS, di cui presento solo gli elementi salienti. Si noti fin da subito la spettacolarizzazione del dolore tramite il tentativo di “aggancio” nel paragrafo, come presentato in grassetto, nonché il modo approssimativo in cui è stata data la notizia.

Nel biscotto c’è un preservativo usato, bimbo di 2 anni rischia Hiv

Ad appena due anni, un bimbo è stato sottoposto agli esami per le Malattie Sessualmente Trasmissibili (MST), tra cui l’Hiv. Il motivo? Nei biscotti che stava mangiando c’era un preservativo usato. E’ accaduto nella Repubblica della Federazione Russa del Tatarsten [sic! ndNinth]. La mamma del bambino ha raccontato l’accaduto a una tv locale. Mentre il piccolo stava mangiando un pacchetto di wafer, riporta il The Sun, si è accorta che aveva qualcosa di strano in bocca. Dopo avergli fatto sputare il biscotto, la scoperta. Il bambino stava masticando un preservativo usato.

L’articolista liquida così una notizia decisamente più complessa. La “tv locale” sarebbe Efir-24, alla cui notizia ha dedicato un breve servizio. È accaduto nel Tatarstan (neanche copiare, voi giornalisti…): la famiglia Khakimullin ha comprato la confezione di wafer da 1 chilo in un supermercato di Kazan’. Si può supporre che la madre abbia aperto la vaschetta e il bambino, goloso, abbia voluto prenderne uno.

Analizzando il corpo estraneo grazie ad alcuni fermo-immagine, si può desumere che si tratti di un preservativo di tipo stimolante. In alcune riprese è possibile notare la caratteristica sporgenza tonda della fascia stimolante. Ve l’ho indicata con un cerchietto.

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Nel video, la ricercatrice lo estende mostrandone una lacerazione e un colorito tendente al bruno. Questo fa supporre che il preservativo abbia perso tono ed elasticità, come accadrebbe con il calore.

Dalla ricostruzione si potrebbe confermare che il preservativo sia stato trovato all’interno del wafer, non nella confezione. Come scritto sul sito di Efir-24,

[RUS] Ребенок начал есть вафли, и вдруг она заметила, что помимо вафель, малыш жует и презерватив. Причем, как выяснилось использованный.

[ITA] Il bambino aveva iniziato a mangiare i wafer, e all’improvviso [la madre] notò che, assieme al wafer, il piccolo stava masticando anche un preservativo. Per giunta usato.

I wafer hanno dimensioni sufficienti a nascondere un preservativo

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I wafer del misfatto, fra i quali è possibile notare quello già masticato dal bambino (e sezionato dalla madre).

 

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Il preservativo, confrontabile con uno dei wafer.

Qualunque cosa accada, la madre potrà stare tranquilla. Se il preservativo è stato trovato all’interno del wafer, è probabile che sia stato sottoposto a una fonte di calore. Come purtroppo rinforza anche l’articolo scritto da cani di ADNKRONOS, si ha la falsa nozione che si possa essere contagiati dall’HIV attraverso un preservativo usato. A voler essere precisi, il lentivirus dell’immunodeficienza umana non resiste all’essicamento (al calore, per semplificare), ai raggi ultravioletti del sole e all’alcool. E come è stato detto, il preservativo è stato trovato dentro il wafer. Esposto all’aria aperta, inoltre, esso perde la propria capacità infettante dopo pochissimi minuti.

Nessun rischio di contagio per l’HIV o altre malattie sessualmente trasmissibili. Resta comunque l’ottimo gesto di tutela e protezione da parte della madre.

Non credo ci sia bisogno di specificare che comunque masticare un preservativo (BLEAH!) non sia salutare. Se doveste farlo, licenziatevi dal respirare, prendete le vostre cose e gentilmente, abbandonate la vita.

Per quanto concerne le altre malattie trasmissibili, fra le più diffuse,

  • A temperatura ambiente, il virus dell’epatite C (HCV) può sopravvivere al di fuori del corpo umano fra le 16 e le 72 ore. Il rischio di trasmissione resta raro: è stata stimata una frequenza massima di infezione da HCV per via sessuale dello 0,07% l’anno, ovvero 1 volta ogni 190.000 rapporti.
  • All’interno dello stadio primario, le spirochete della sifilide muoiono in brevissimo tempo – uno o due minuti – al di fuori dell’organismo malato.
  • Nell’ambiente esterno il Trichomonas vaginalis, responsabile della tricomoniasi, sopravvive soltanto per alcune ore.
  • Responsabile della gonorrea, il gonococco di Neisser (Neisseria gonorrhoeae) è scarsamente resistente agli stimoli ambientali; può sopravvivere solo qualche ora in ambiente esterno e viene facilmente inattivato dal calore o da un comune disinfettante.

Dunque, il bambino non rischia il contagio dell’HIV per un preservativo nel wafer. A conti fatti, l’unico vero rischio sarebbe stato quello del soffocamento, ma così – per fortuna – non è stato.

Questo dovrebbe essere il lavoro di un giornalista. Eh sì, il giornalista dovrebbe spiegare in che modo quel preservativo sia finito fra gli strati del wafer. Invece no: l’articolista si sarà detto, “sono sottopagato”, “non mi pagano abbastanza per fare fact checking, tanto vale riempire un buco con una storia vomitevole“. Tanto, “che male vuoi che faccia”, vero? L’importante è puntare sul disgusto e sulla paura dei genitori di trovare un corpo estraneo, giusto?

Se l’articolista dovesse tenere ancora all’idea di un duro lavoro ben retribuito, potrebbe sempre pensare a raccogliere pomodori.

Il Ninth
([email protected])

(qui il testo in inglese)