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EPISODIO IV

“Paglia e ciliegie”

“Io credo che si debba concedere il matrimonio agli omosessuali. Non vedo cosa ci sia di sbagliato.”
“Allora vuoi attentare alla sacralità del matrimonio!”

“Io credo che l’affermazione ‘gli immigrati sono una forza lavoro’ sia sbagliata. Questo articolo dice che i crimini compiuti dagli immigrati sono aumentati del 23%.”
“C’è anche scritto che quelli degli italiani sono incrementati del 39% rispetto all’anno scorso.”
“Non fare il progressista col c**o degli altri. Fa’ stuprare tua figlia da un n***o, e poi ne riparliamo.” (1)

Ho smesso di leggere giornali e guardare la televisione da almeno 10 anni (2). Ogni tanto controllo le notizie sui portali Internet più affidabili, oppure sulle versioni web dei principali giornali italiani. E mi basta poco perché cominci la giornata con piena insoddisfazione.

Sembra assurdo, ma in generale il giornalismo italiano ha influenzato non solo la nostra capacità di percepire notizie, ma anche quella di recepire dati, prove, percentuali. Tutto ciò che dovrebbe formare una mente aperta al confronto. Bisogna ammetterlo: la stragrande maggioranza degli italiani si ferma al titolo.

Non siamo soli, abbiamo un intero pianeta a farci compagnia.

I direttori di giornale lo sanno e vengono incontro al lettore mettendo il “grido” nel titolo o nello stralcio che presenta il link alla notizia. Non c’è nulla di sbagliato… se non fosse che nove su dieci non c’entra nulla con l’argomento in questione!

Quel che è peggio, la pubblicità e i tempi televisivi sempre più frenetici hanno deteriorato l’abilità del buon ragionare, sostituendola a una costante “prova del tempo”. Si è convinti di avere poco tempo a disposizione e ci si illude che la lettura, la comprensione e l’elaborazione siano pesanti e alla portata degli “intellettualoidi”. Se a questo aggiungiamo la rapidità con la quale, al giorno d’oggi, è possibile ricevere le informazioni, siamo a cavallo. Basta una rapidissima ricerca su Google, una lettura fulminea del testo e all’improvviso tutti si sentono esperti! Come? Ma leggendo ciò che vogliamo leggere, è ovvio!

Spesso non comprendiamo l’argomento proposto.

I motivi sono tanti: ci può essere ignoranza in merito, largamente tollerabile, come un semplice calo dell’attenzione. Quando questo succede, non bisogna aver paura di ammetterlo — errare è umano. La perseveranza è diabolica specialmente quando c’è una ferma volontà di non capire per “rimanere della propria idea” e attaccare l’avversario con un argomento correlato solo all’apparenza. Questo tipo di fallacia è detta argomento dell’uomo di paglia.

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(Lo so, è lo Spaventapasseri de Il Mago di Oz, ma rende l’idea del poco cervello di chi ricorre a questi argomenti.)

Chi commette questa fallacia male interpreta l’argomento e risponde a chi ha proposto l’argomento con un altro, molto più debole. In questo caso, l’uso della fallacia è chiaramente bellico: ci si sente minacciati, si ammette inconsciamente di aver sbagliato – peggio, si crede che l’altro stia sbagliando di grosso – e si vuole a tutti i costi demolire l’avversario per zittirlo.

Questa fallacia è davvero infima.

“L’uomo di paglia” coinvolge spesso emozioni o attacchi ad hominem, quelli che abbiamo visto negli episodi precedenti. Per sua natura, però, non ne ha bisogno: l’uomo di paglia pretende di colpire l’avversario rigirando l’argomento a proprio favore.

Pare brutto dirlo, ma una tattica del genere è tra le preferite di politici e pubblicisti d’ogni colore e bandiera. Avete presente quando si attaccava la Kyenge? Non è facile dimenticarlo, visto che non passava giorno senza un insulto a lei profferito. L’assalto più clamoroso è stato quello offerto da “La Padania”, quotidiano della Lega Nord. Nel tentativo di dimostrare la validità delle promesse elettorali (badate bene, promesse), il giornale del Carroccio esordì con una rubrica faziosa dal titolo “Qui Kyenge – Qui Lega Territorio”. Divisa in due colonnine, la prima recava le supposte brutture del ministro congolese, mentre la seconda – recante il nome “Qui Lega Territorio” – tutti i progetti del partito. La contrapposizione instilla rabbia nei confronti del ministro, evitando così l’accusa di un facile razzismo o una petulante xenofobia; il programma della Lega, a sua volta, assume un connotato positivo proprio perché “diverso” dal ministro in questione. Nessuno si pone il quesito: “Ma ha davvero detto così? Questo ministro” (o questa persona, che dir si voglia) “vuole davvero agire in questo modo?”. Chiedersi se c’è qualcosa di più è il primo passo del dubbio metodologico.

È un po’ come quando i bambini fanno i capricci o raccontano bugie, specialmente chi litiga col fratellino. Il bambino accusa il fratellino di aver combinato la marachella “rigirando la frittata” a suo vantaggio: l’intento implicito è dimostrare, agli occhi di un’autorità riconosciuta, la giustezza delle proprie azioni. Ovviamente non sempre l’autorità è presente oppure si palesa solo nel momento in cui tutto si è già svolto. È più facile passare per buoni in questo modo proprio perché viene a mancare chi può garantire il contrario. L’uomo di paglia approfitta dunque della distrazione dell’autorità.

I mezzi con il quale si esprime sono tanti. Nell’introduzione ho parlato di come un certo tipo di giornalismo abbia alterato il nostro modo di percepire le cose. Il titolo “gridato” è foriero di travisamenti e gli esempi si sprecano: “La Kyenge vuole dare case ai nomadi”, “Chi sperimenta sugli animali è un assassino”, “Vogliono imbavagliarci con una legge ingiusta, la libertà di stampa è in pericolo”. Ricordate quando ho detto che le emozioni sono un accessorio? Chi usa titoli e toni così vuole solo riportare la sua versione dei fatti. Si subisce la visione negativa a priori approfittando dell’assenza dell’autorità o di un vero contradditorio.

Ecco un altro esempio politico.

uomo di paglia 2

Come ho scritto, chi legge questo articolo è convinto fin da subito che Renzi abbia torto. A questo si aggiunge un altro elemento – quello emotivo – deducibile dalle espressioni apparentemente furbesche di Letta e Renzi. Chi la vede crede che stiano “complottando” contro il Popolo Italiana. In realtà il link non riporta ad alcuna notizia, ma a una rielaborazione soggettiva della stessa. Solo chi è abbastanza svelto può comprendere dove sia l’errore nel caso in cui l’informazione sia riportata in maniera corretta e completa.

E questo nel migliore dei casi! Sono pronto a spiegarvelo, ma prima permettetemi una domanda.

Vi piacciono le ciliegie?

Mmmh, le ciliegie. Ne vado matto, sono il mio frutto preferito dopo i pompelmi e la banana (una buona fonte di potassio!). Mi piacciono perché sono così belle rosse, tonde, succose… solo a guardarle vien voglia di mangiarle, così perfette quali sono. Quella bella polpa che si sfalda sotto gli incisivi, mentre il succo scivola via zuccherino sulla lingua e la gola si eccita di sapore… buon Dio, che delizia!

cherries

Sono piuttosto schizzinoso a riguardo. Quando c’è un bel piatto di ciliegie, sono il primo a scegliere quelle che, a mio avviso, sembrano più belle. È un po’ come quando faccio la spesa al supermercato: non prendo mai i pacchi o i sacchetti di patatine in prima fila, ma sempre quelli dietro. O come quando vado in libreria e mi accerto che il libro che prendo abbia il minor numero di graffi, storture e obbrobri possibili.
Questo processo di selezione può spiegare, in gran misura, un altro comune errore di ragionamento: il bias di conferma.
Siamo convinti che il nostro ragionamento sia corretto perché i dati adoperati per suffragare la nostra tesi sembrano giusti, oppure soddisfano il nostro criterio di qualità. Si tratta in realtà di un errore che dimostra grande superficialità nell’approccio non soltanto scientifico.

Di recente ho pubblicato un articolo in cui affermavo, in buona sostanza, che “la dieta vegana è un tantino pericolosa“. Per rinforzare la mia idea, avevo linkato a un articolo di MedBunker in cui si parlava della differenza fra dieta vegetariana e dieta vegan. Fra i commenti e le correzioni che mi sono state richieste di operare, c’è stata un’obiezione che a mio avviso sintetizza il bias di conferma.

cherry picking

Oltre al rifiuto di una fonte, per esteso un articolo di Paolo Attivissimo sul China Study, il commentatore confutava la mia opinione proponendo invece “La dieta vegana previene il cancro”. Al momento di comprovare la sua tesi, il commentatore ha riportato un presunto appoggio alla dieta vegana nell’articolo linkato.

Lo stesso medbunker scrive: “la scelta vegetariana, oculata, controllata e bilanciata favorisce la nostra salute al contrario di una dieta molto ricca di proteine animali”, esattamente come un qualsiasi nutrizionista serio.

Quindi è scorretto scrivere come fai tu: “la dieta vegana è un tantino rischiosa”

La frase finale (“È scorretto scrivere come fai tu…”) è un esempio di uomo di paglia (3): si pensa che l’autore abbia parlato male della dieta vegetariana (notare la differenza di grafia, prego) e lo si attacca nella sua presunta parzialità. La citazione da MedBunker, invece, è un esempio di bias di conferma. 

Si noti anzitutto come l’argomento sia stato travisato. L’articolo di MedBunker parla di dieta vegetariana e dei suoi benefici, è vero… ma non esclude comunque la necessità di implementare le mancanze. Il latte vaccino in polvere, per esempio, è a tutt’oggi l’unica fonte di calcio accettabile con i suoi 1323 milligrammi in un etto di prodotto. Io mi riferivo alla dieta vegan, dove non si assume latte né i suoi derivati e dove sostanzialmente si rifiuta qualsiasi cosa che possa provenire da un animale “cui è stata causata una enorme sofferenza”. Se il commentatore avesse proseguito nella lettura, avrebbe trovato la frase in merito alla mia affermazione:

Il caso estremo si ha nella cura dei neonati: è capitato che una coppia vegana lasciasse morire il figlio di inedia cercando di alimentarlo secondo i loro principi. La coppia era convinta di alimentare correttamente il bambino, dandogli un biberon di latte di soia e un succo di mela, è ovvio che tirare su un bambino in questa maniera sia da scriteriati, e sicuramente questa è una situazione eccezionale, d’altro canto l’ignoranza dei principi base dell’alimentazione può portare anche a questi eventi.

E ancora, parlando della dieta vegetariana, si sottolinea giustamente che

E’ posizione dell’American Dietetic Association che le diete vegetariane correttamente pianificate, comprese le diete totalmente vegetariane o vegane, sono salutari, adeguate dal punto di vista nutrizionale, e possono conferire benefici per la salute nella prevenzione e nel trattamento di alcune patologie. Le diete vegetariane ben pianificate sono appropriate per individui in tutti gli stadi del ciclo vitale, ivi inclusi gravidanza, allattamento, prima e seconda infanzia e adolescenza, e per gli atleti. (fonte: Position of the American Dietetic Association: Vegetarian Diets. J Am Diet Assoc. 2009;109: 1266-1282. )

Non c’è scritto “la dieta vegan fa bene” e basta. Al contrario resta il bisogno di un’attenta pianificazione, specialmente per quelle diete che escludono latticini e derivati animali. È la pianificazione che rende una dieta salutare, non certo la dieta stessa. Il fuoco può aiutarci a cuocere il cibo, ma vi sfido a grigliare una bistecca all’interno di un palazzo in fiamme!

Così come esistono diverse forme di dieta vegetariana, di cui ho contestato quella più oltranzista e idealista, lo stesso dicasi per le forme di cancro. Non esiste solo “un” cancro: quando leggete di una cura vegetariana/vegana/breathariana/fruttariana miracolosa che cura “il cancro”, chiudete la finestra e andatevene. Chi scrive così non solo dimostra superficialità nel fornire una corretta informazione, ma è anche un grandissimo ignorante. E no, non si tratta di interessi delle cause farmaceutiche o “ki lo paka x dire queste kse?!?”. Si tratta di oculatezza e maturità che esula dalla cialtroneria

Sempre sul pezzo di “dati” e “fatti”, voglio allargare un po’ il discorso per includere qualcosa di ancora più pratico. È notizia di questi giorni l’arrivo in Italia dei bambini adottivi congolesi. Si tratta di una storia drammatica, della quale non mi sento di disquisire. Potrete leggere a riguardo su quasi tutti i giornali. Ebbene, c’è ancora qualcuno che ha il coraggio di cavalcare questa storia per rievocare i soliti fantasmi xenofobi della sostituzione della popolazione. Lo fa mettendo a confronto l’arrivo dei bambini africani con un dato statistico sulle nascite al minimo storico.

cherry picking 2

A dimostrare questa tesi è stata scelta una statistica che non c’entra niente: è solo “succosa” per il pubblico ignorante e, sotto sotto, xenofobo. Inutile dire che non c’è alcuna correlazione fra i due fatti, ma è più che sufficiente per dimostrare, a detta del post, la prova che il Governo stia risolvendo la questione nascite “facendo entrare a volontà immigrati e clandestini”.

E ancora: vogliamo parlare del recente servizio de “Le Iene” di ieri, 28 maggio 2014, o degli antivaccinari che, assieme al programma di Italia 1, demonizzano i vaccini portando danni non correlati come l’autismo, del quale NON SONO LA CAUSA, e l’avvelenamento da mercurio?

Capite bene perché ho smesso di leggere giornali e guardare la TV. E capite meglio perché non mi fido di certa informazione alternativa.

I cialtroni hanno tutti la stessa faccia, si sa.

Il Ninth

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(1) A questo esempio sono stato purtroppo partecipe.
(2) Se escludiamo l’ora di cena, ma non lo faccio per piacere mio.
(3) Non se la prenda il commentatore: ho preso il suo esempio solo perché calzava a pennello.