Come ragionare bene (Vol. 6) — FINALE DI STAGIONE

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EPISODIO VI

“È naturale!”

“Non vedo perché debba riprendere a mangiare pezzi di cadavere. Madre Natura ci ha datto tutto ciò di cui abbiamo bisogno, senza controindicazioni.
Tutte quelle medicine ti rendono dipendente, peggio delle droghe. Prova con un omeopatico. Vanno bene anche i fiori di Bach – quando si dice, l’aiuto dalla natura.”

Sono iscritto a un sacco di pagine umoristiche su Facebook. Alcune di esse riportano – con le dovute censure – i commenti più astrusi dei vegetariani e dei vegan.

Preciso subito: non sono contrario all’etica vegetariana in sé. È una scelta apprezzabile, specialmente se maturata attraverso un’ottima informazione scientifica. Trovo divertente che esistano sedicenti “esperti” in tema vegetariano/vegan… e il modo in cui essi argomentino la loro scelta. Ne leggo di tutti i colori, ma il succo del discorso è sempre lo stesso: “è naturale, quindi fa bene”.
In questo campo la fallacia è facile da individuare. Così come ci si fida ciecamente di una teoria assurda solo perché supportata da un “celebre” autore, il fallace trova nella natura un riferimento ideale, esente da qualsiasi critica o difetto.
Ci sono tanti validi motivi per cui un ragionamento del genere è imperfetto nonché sdrucciolevole. Molti hanno a che fare con la presunta bontà di Gaia. Uno tsunami è un fenomeno naturale alla pari dei terremoti o delle tempeste elettriche. Non tutte le piante sono innocue per l’uomo: difficilmente vi pettinereste con l’ortica o preparereste una marmellata di belladonna. Certi vegetariani/animalisti dicono di amare tutti gli animali, ma li sfido volentieri a farsi un bidet di piranha poco dopo aver sguazzato nudi per un’ora nelle valli di Comacchio. Anzi, credo basterebbe guardare un semplice video per dimostrare che la Natura non è affatto buona – non nel senso che essi intendono.
Per non parlare della trafila di sciocchezze sull’ostinarsi a mangiare la verdura cruda. Se è vero che la dieta crudista fa bene perché “è tutta salute”, allora come mai non è consigliata né ai lattanti, né alle donne in gravidanza? La cottura permette di prevenire alcuni rischi come l’Entamoeba histolytica o il batterio del botulino (Clostridium botulinum). Infine, se davvero la Natura fosse così salutare da non avere alcuna controindicazione, come mai i medici consigliano sempre di seguire una dieta? E soprattutto, come mai esistono manuali sulla botanica farmaceutica o bisogna essere esperti per andare a caccia di funghi?
Come avete letto, il connubio “Natura — bontà” è difficile da realizzare. Sono più che convinto che chiunque, perfino il più integralista fra gli amanti della Natura, abbia storto il naso di fronte agli ostacoli di una vita nelle terre selvagge. Certo, le difficoltà si possono superare con una buona dose di costanza e un sacco di esperienza, ma ciò non rende la vita all’aria aperta la soluzione migliore. Se non altro, dimostra come la Natura sia spesso imperdonabile, dove una disattenzione può costare la morte.
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Che ci crediate o meno, questo tipo di fallacia ha trovato una “naturale” evoluzione (scusate il doppio senso) in un argomento tanto caro a razzisti e xenofobi – la “natura” umana.
Inutile nascondersi: qualsiasi espressione generalizzata su caucasici, africani, cinesi, mongoli, polacchi, romeni, tedeschi, israeliani, francesi, inglesi, ispanici, nomadi… qualsiasi espressione generalizzata che affermi di un carattere X come “caratteristico” della “natura” di una popolazione è un’affermazione razzista o facilmente condannabile come tale.
Per farmi comprendere meglio, ecco qualche esempio di conversazione fallace:

“Al bar sotto casa mia ci sono un sacco di romeni che bevono fino a spappolarsi il fegato. Secondo me ce l’hanno nel sangue, il fatto di ubriacarsi…”
“Le slave sono proprio delle grandi z***. Non mi stupirebbe scoprire che la maggior parte delle prostitute sulla Colombo siano romene o russe.”
“Sono stato derubato e sì, confermo tutto: gli zingari rubano, gli riesce facile perché hanno le dita piccole. Glielo insegnano da piccoli, è nella loro cultura

Oltre alla dimostrazione di un ragionamento aprioristico e infondato, basato solo ed esclusivamente sulle proprie esperienze, il fallace ci riporta al sonno della coscienza umana. Un sonno dove l’allucinazione megalomane portava a negare il diritto a razze definite “inferiori” perché comparate ad altre presunte “superiori”. Un incubo dove un luogo, un’idea, un amore o una religione contrari alla Piano Superiore erano etichette più avvilenti della lettera scarlatta. Un delirio dove non esisteva alcuna pietà per il diverso, ma solo la “certezza” di un lavoro che rende liberi…
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So perfettamente che alcuni di voi non hanno certamente questo in mente. Anzi, avranno già storto il naso e gridato all’eccesso di buonismo. Capisco perfettamente la vostra indignazione, ma vi chiedo di leggere attentamente ciò che sto per scrivere.
Adoperare la “natura” di una persona per provare un aspetto “negativo” di qualcosa che, francamente, potrebbe essere riferito a milioni di persone; sottolineare una tendenza veritiera per quella razza o quel popolo; insinuare questo, insomma, per avere ragione in un argomento e decretarla come verità assoluta, è razzista. Instillare paura e lasciare che la falsità serpeggi nei confronti di un popolo è xenofobia. Il populismo di certi politici è agghiacciante in questo senso: si ripescano vecchie paure per ottenere un voto di fiducia nei propri confronti. Quante volte abbiamo sentito parlare di “immigrati assassini” o di “neri che rubano il lavoro”, oppure di “ebrei avidi”? E quante volte ci siamo scandalizzati per quello, piuttosto del modo in cui essi vengono descritti? È facile parlare delle disgrazie dei popoli altrui, quando per una volta non riguardano il nostro.
Questo è ancora più odioso quando ci si avvale della “natura” di una persona per aumentare la gravità di un crimine già di per sé grave. Come dire “l’omicidio è grave, lo stupro altrettanto, ma il fatto che l’abbia commesso un [inserite qui una razza / un popolo a scelta] lo rende ancora più odioso”. Il delitto comesso è già orribile di per sé, cosa cambia se a commetterlo fosse un asiatico, un indiano o un nativo americano? Nulla: sempre di un crimine compiuto si parla! Già è terribile che qualcuno possa compiere un gesto del genere, a prescindere dalle motivazioni…
E sì, questo vale anche per chi parla di “giusta evasione” di una tassa o di una legge perché “la legge è ingiusta”. Che la legge sia ingiusta non rende il crimine meno gravoso o per nulla condannabile. La legge può – anzi, deve – essere messa in discussione, ma con i dovuti mezzi e le ragionevoli argomentazioni. Elogiare chi evade il fisco perché “le tasse sono cattive” è da criminali, che ci piaccia o meno!
L’argomento è fallace sempre, anche quando parliamo di aspetti positivi o ideali riguardo una categoria di persone. Vale per tutti: avvocati, scrittori, artisti, palestrati, bionde, brune, gay, lesbiche, trans… vogliamo dirla tutta? Tutto ciò che riguarda gli uomini e donne. Ecco: quando vi renderete conto, per dimostrare di avere ragione, di essere costretti ad adoperare uno stereotipo, vi accorgerete di aver perso.
 
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Astenetevi dunque dal tirare fuori argomenti le cui “prove” siano radicate nella presunta bontà, crudeltà o “idealizzazione” della “natura” di qualcosa, o qualcuno. Chiedete fatti, domandate fonti, ragionate solo su quelle. Quando qualcuno vi grida “gli extracomunitari sono più propensi al furto”, chiedetegli perché, domandate percentuali e fonti delle sue affermazioni. Se vi viene detto che gli omosessuali non fanno parte della natura, è più che probabile che lui (o lei) voglia solo affermare la superiorità del proprio modello di vita. Chi vuole dimostrare la veridicità dei luoghi comuni su qualsiasi popolo, etnia o cultura, spesso non vuole fare altro che definirsi superiore.
Non vi riconoscete in queste parole? Non volete riconoscervi ulteriormente? Cambiate argomento — potrebbe esservi d’aiuto nel risparmiarvi da una brutta figura e dall’etichetta di “razzista”/”xenofobo”.
Detto questo, GRAZIE a chiunque abbia seguito e letto con piacere questo umile tentativo di spiegare la logica fallace. So di essere stato pesante e di avervi detto cose che, a ben guardare, sapevate già. Però ve l’ho detto: amo parlare, anche se non discuto sempre e non sia il migliore fra i commentatori. Sono affascinato dal buon ragionamento, dalla volontà di arrivare alla verità – quella che non si contraddice, né sarà mai contraddetta. Ho scritto tutto questo, e continuerò a scriverlo, nel vostro interesse. Siete esseri ragionevoli, nonostante i vostri difetti. Nessuno di noi ha la verità in tasca. E per fortuna, oserei dire. Sai che noia, se non avessimo più di cosa parlare?
Vi chiedo giusto una cosa: insultare non vi rende più corretti o più “sensati” di altri. Quello che avete davanti non è un avversario da distruggere a tutti i costi. Come voi, è alla ricerca della verità – quella che non presenta contraddizioni, quella scevra da qualsiasi faziosità e apriorismo. Quella che rende il fatto un fatto, senza discussioni.
Voi non ci crederete… ma ne siete pienamente capaci. Ve l’ho detto, siete persone fantastiche. Assolutamente fantastiche. E sapete una cosa? Lo sono anch’io. Perché sono fortunato ad avere chi commenta — anche chi è contrario alle mie idee. Anche chi appare irrazionale. Perché ha sempre qualcosa da dire – eccetto quando insulta e accusa.
Buon discorso a tutti! Ci rivediamo presto!
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… rigenerazione permettendo.
Speriamo che almeno la prossima mi renda meno logorroico!
Il Ninth