Come ragionare meglio (CRB e2m1): “Il maggiordomo”

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Nella puntata precedente di “Come ragionare bene”…

 

… speriamo che la prossima rigenerazione mi renda meno loquace!
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UNA RIGENERAZIONE DOPO…

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COME RAGIONARE MEGLIO

(ovvero, un tentativo semiserio di scetticismo 2.0)

Bentornati alla mia modesta guida al buon ragionamento, dove tratterò in modo semiserio le fallacie logiche più comuni. Per chi fosse giunto tardi, questa guida nasce con lo scopo di spiegare certi vizi nel buon ragionare e invitare il lettore a non commetterli, illustrandone le conseguenze.

La prima “stagione” della guida ha coperto i vizi logici più generici, senza entrare troppo nel dettaglio. La seconda vi porterà nel cuore delle stesse fallacie e vi aiuterà a identificarle più facilmente. Dopotutto, l’informazione odierna e la contro-informazione è colma di esempi perfettamente calzanti, perciò non credo che resteremo mai a corto di esempi. Sono più che convinto che al termine di questa seconda tranche di analisi sarete in grado di riconoscere istantaneamente le spie rosse dello scetticismo – quelle che tutti noi dovremmo attivare nel momento in cui ci si palesa qualsiasi notizia.

Ciancio alle bande, mettiamoci all’opera!


EPISODIO VII

“Il maggiordomo”

“Ho passato la serata di ieri a stringere amicizia con la Pozzi-Ginori. Non capisco perché: ho bevuto due birre al pub, faceva freddo ma non era così intenso, la crepes all’albicocca e Cointreau era sopportabile… sarà stato mica il kebab che ho mangiato ieri a mezzogiorno?”

“E ci risiamo! 30 serbi che stuprano una minorenne! Allora è vero che l’immigrazione porta lo stupro!”
“Veramente erano in tre e la ragazza era maggiorenne. Secondo me l’hanno ingigantita.”

E quindi? Sempre immigrati di m*** restano! E se fosse stata tua figlia?! Lo stupro è stupro!!!”

“… in preda alla furia è entrato in classe armato di pistola, e ha aperto il fuoco. Alle nostre telecamere la madre ha confessato che fosse un ragazzo tutto sommato tranquillo, con un solo difetto: giocava molte ore a Gears of War…”

Siamo sommersi dai dettagli.

Dal momento in cui apriamo gli occhi fino all’istante in cui ci addormentiamo, la nostra vita quotidiana è composta da elementi non facilmente collegabili fra di loro: a colazione potremmo parlare del tempo che fa, a mezzogiorno potremmo aver già insultato il nostro capo un centinaio di volte nella nostra testa. Se dovessimo tenere traccia di ciò che facciamo o a cui assistiamo quotidianamente, descrivendo con cura anche il più insignificante degli eventi, con ogni probabilità riempiremmo un taccuino e mezzo al giorno. Ammesso e non concesso che si impazzisca del tutto già dopo le prime due ore.

Alla stregua di ciò che viviamo ogni giorno, lo stesso può essere detto di ciò che accade ogni giorno intorno a noi. Inutile girarci intorno: la realtà è ben più complessa di quanto ci auguriamo di vivere. Tutto cambia, soprattutto in stretto rapporto con le sensazioni e la percezione della realtà; se dovessimo raccogliere tutte le testimonianze di una singola giornata, con ogni probabilità otterremmo soltanto un guazzabuglio informe, uno zibaldone eterogeneo senza capo né coda e con pochi dettagli simili fra loro.

Per sopperire a questa confusione ai limiti del postmoderno, il cervello cerca di trovare una singola causa, la più semplice possibile, che possa effettivamente spiegare un effetto riscontrato nella realtà.

Questa ipersemplificazione, detta anche “fallacia della singola causa”, è uno dei modi più concreti con il quale la mente può illudersi di aver trovato una risposta.

Chi fa dell’informazione il suo mestiere conosce bene questa capacità fallace dell’uomo. Addirittura, alcuni giornalisti o presunti tali ci campano. Oltre all’innegabile interesse che un caso di cronaca può scaturire nel lettore medio, la semplificazione delle innumerevoli cause a una sola, singola e scevra di senso si riflette anche in ciò che leggiamo. In poche parole, la totale mancanza di curiosità scettica, di voglia di scoprire, unita all’appiattimento cronico della nostra capacità di approfondire, ha fatto sì che certi giornalisti si siano concentrati di più a dare ciò che la maggior parte dei lettori desiderano sentirsi dire. Ovvero: notizie volutamente semplicistiche, esageratamente vittimistiche.

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Chi è giunto alla trentina d’anni ricorderà sicuramente il massacro della Columbine High School. Per chi non fosse a conoscenza dei fatti, ecco un breve riassunto.
Due ragazzi vittime di bullismo, Eric Harris e Dylan Klebold, organizzano una strage che avrebbe dovuto coinvolgere la loro scuola a Columbine, nel Colorado. I due si organizzano al limite della lucida follia: vogliono far saltare in aria la mensa scolastica con ordigni al propano e uccidere i sopravvissuti con le armi da fuoco. Non ci furono esplosioni – forse per un errore nella fabbricazione delle bombe artigianali – ma Harris e Klebold fecero comunque irruzione ad armi spianate uccidendo 13 persone e ferendone 24. Braccati dalla polizia, i due si suicidarono. Questo accadde il 20 aprile 1999.

Com’è logico aspettarsi, un fatto del genere è ignobile, ma è riuscito a fare breccia nel pubblico dell’epoca, americano e non solo. Purtroppo, come di solito accade, c’è sempre qualcuno che vuole battere il ferro finché è caldo. Così, nel giro di pochi giorni l’informazione pubblica ha letteralmente sommerso i suoi usufruitori con una lunga serie di articoli dal vago tenore inquisitorio.
Fra le vittime di questa caccia alle streghe si ricordano i “videogiochi violenti” come DooM, di cui Harris era appassionato, e la cosiddetta “musica satanica” dei KMFDM, Rammstein e Marilyn Manson. A detta dei giornali dell’epoca, questi due elementi – la musica e i videogiochi – avrebbero “chiaramente plagiato” i due stragisti, ispirandoli nell’impresa. Prove a supporto di questa tesi? Zero spaccato. Solo un sacco di luoghi comuni sulla musica alternativa e sulla cultura nerd.

A proposito di musica alternativa, la musica heavy metal è stata al centro di un altro caso mediatico ugualmente tragico: le Bestie di Satana. Gli assassinii compiuti nella provincia di Varese, di matrice satanica ed efferata, sarebbero stati “ispirati” dalle canzoni contenute nei dischi ascoltati dai membri del gruppo. Tra questi – qui cito testualmente il Corriere della Sera – ci sarebbe anche Hell Awaits, album targato Slayer uscito nel 1985. O il giornalista ci ha creduto pure, raccontando la sua versione dei fatti con toni pietistici ad alto tasso d’indignazione:

Nei bar di Somma se lo ricordano in tanti: «Quel complesso e quel disco, “L’inferno aspetta “, erano l’ossessione di Nicola e degli altri». Lo sentivano per notti intere, al massimo del volume, nell’auto su cui vagavano intorno alla discoteca «Nautilus» di Cardano al Campo e nei boschi della Malpensa. Di più: qualcuno di loro aveva anche tatuata sulla schiena l’immagine della copertina, con i diavoli e il pentacolo, la stella magica. Un tatuaggio doloroso: ma «era come un distintivo».

Perché il giornalista e i tipi del “bar di Somma” c’erano, erano presenti. Tipo Straker. Lui c’era, quando “uccisero” Lady D. (Link a imperitura memoria di questa sublime minchiata!)

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In tempi recenti, gli pseudoscienziati o gli autoproclamati “sostenitori della medicina alternativa” hanno fatto di questo modo antiscientifico e scandalistico un autentico vessillo. Fra questi ricorderete anche Andrew Wakefield, il sedicente “combattente per la verità” che avrebbe trovato un nesso fra autismo e vaccini. Un nesso che NON esiste, supportato da un truffatore a cui hanno revocato la licenza medica; autore di una ricerca sul Lancet che è stata ampiamente smontata e che ancora qualcuno si ostina a far passare per vera, nonostante la verità. Perfino i Tribunali italiani formati da giudici che non sanno niente di scienza, ma che hanno decretato la possibilità di un rimborso.

Tutto questo perché non esiste una vera informazione sull’autismo, o sui vaccini. Conta solo il fatto che voi abbiate un figlio autistico, o affetto da qualche altra malattia; e che siate pronti a sputare la vostra indignazione ai microfoni, o versarla agli sciacalli. Voi non ci guadagnate niente. I giornalisti arrivisti e i truffatori, invece, sì – godono del vostro share, della vostra rabbia pilotata e di voi, che ignorate la complessità del mondo.

COSA FARE IN QUESTI CASI?

Ipersemplificare il tutto a una sola causa è come leggere un romanzo giallo e aspettarsi che l’assassino sia il maggiordomo anche quando non c’è.
Come regola generale, se doveste leggere che un evento X sia SICURAMENTE legato a una causa Y, fermatevi subito. Con ogni probabilità, il giornalista o chi per esso non ha la più pallida idea di quello che sta scrivendo; sta soltanto gettando benzina sul fuoco per mantenere a galla il giornale per cui lavora.
Se vi doveste imbattere in un’affermazione del genere, come

  • L’immigrazione porta stupro
  • L’immigrazione porta malattie
  • I vaccini causano autismo
  • La musica metal causa [elemento a scelta]
  • La violenza nei videogiochi causa [elemento a scelta]

o, più in generale, nella forma “X causa Y”, ragionate considerando le circostanze. È l’argomento del momento, della settimana o del mese? È di sicuro interesse, che coinvolge sesso, soldi o sangue? Sta pescando nella vostra ignoranza, o nel vostro pregiudizio? Allora non abboccate subito. C’è il rischio che vogliano dirvi le cose come stanno secondo loro, o secondo l’opinione di una determinata fazione, politica o meno che sia. In quel momento siete vulnerabili, anche se non lo credete. La rabbia oscura il raziocinio, proprio come tutti gli altri sentimenti.
Ricordate queste parole: la più grande qualità di un uomo è la Verità. L’uomo che mente assassina una parte del mondo. Se volete la verità, dovete cercarla, dovete faticarla per averla. Nessuno ve la darà gratis, nessuno vi darà una bacchetta magica per ottenerla. Contestate, lottate per ottenerla davvero. Chiedete le fonti, leggetele, approfondite. Chiedete statistiche, ricerche scientifiche, controllate che non si contraddicano tra loro o che non dia adito a contraddizioni; studiatevi le leggi, fatele vostre amiche; siate cittadini responsabili gli uni degli altri!
Il dito è la vostra arma più potente, ma è capace di uccidere se non c’è una mente equilibrata a condurlo. Una vostra condivisione viene interpretata, su Facebook come nella vita reale, come la “certezza” dell’accadimento di un fatto. In poche parole: anche se non è vero, è così comunque perché avete elevato a verità una possibile menzogna.
Così facendo, avreste ucciso voi stessi con la vostra qualità più grande. E non avreste nessun altro a cui dare la colpa, a meno che non vi guardaste allo specchio.

https://www.youtube.com/watch?v=2WdYt9VkVek
Il Ninth