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Chi legge BUTAC con una certa frequenza capisce che non basta strizzare l’occhio al lettore per rendere veritiera una notizia inventata o manipolata. Poiché non sussiste simpatia senza il suo diretto contrastivo, questi bambini che giocano a indiani e cowboy hanno escogitato uno stravagante stratagemma ludico e mediatico: *l’invenzione del nemico*. Il giochino funziona in maniera piuttosto semplice: chiunque legge e accetta ciò che scrivo, è mio amico e fa parte del “gioco”; chiunque neghi o smonti le regole del gioco, è un guastafeste e dev’essere eliminato. Chiedere scusa perché ho pubblicato qualcosa di falso? Cos’è, la nuova posizione del kamasutra?

Sarebbe tutto più semplice se tutti ci impegnassimo ad aggiornare o, perché no, rettificare. Siamo esseri umani, tutti commettiamo errori – anche noi di BUTAC, per la cronaca. Eppure, “l’informazione alternativa” è diventata la scusa ufficiale per pubblicare tutto senza un minimo di controllo né responsabilità. Così, le cose che nessuno ti dirà diventano la quotidianità che deve sparire dalla cosiddetta “stampa di regime”, magari allegando la foto di Silvio Berlusconi o del politico di turno per rafforzare l’odio sociale (tanto lo hanno già accusato di tutto, che male vuoi che faccia una bugia in mezzo a tanti dubbi, no?). Ci sono scoperte sensazionali che tu non conosci, perché “nessuno te lo dice” e “le industrie farmaceutiche ti vogliono malato”; in gran silenzio, il Governo brutto-sporco-e-cattivo ha optato per una manovra anti-italiana che ci ucciderà tutti, con la compiacenza delle banche o chi per esse.

Sei d’accordo con noi? Sei un salvatore della patria, un vero italiano, uno con la cuscinza sviglia (cit. e sic!).

E chi non è d’accordo con loro, chi sostiene il contrario corroborandolo con i veri fatti? Quello è un nemico: cicappino, disinformatore, lobotomizzato, pecorone; comunista, zecca piddina, colluso coi poteri forti; insensibile ai veri problemi della gente; colluso, succursale del [partito a scelta], pagato per mentire; anti-italiano, razzista verso gli italiani; boldrino, massone, piduista, sionista, terrorista… insomma, ce n’è per tutti i gusti.

Basta avere in odio chi non scrive ciò che crediamo di voler sapere.

Questo stratagemma si è dimostrato così demagogicamente convincente che perfino i politici ricorrono a esso per raccattare voti. L’empatia è una delle più grandi doti dell’essere umano, ma è anche il suo tallone d’Achille: basta premere l’acceleratore sui sentimenti et voilà, la persona non ragiona più. C’è un gusto quasi perverso nel rischio calcolato di giocare la parte dell’oppresso. Per non parlare di chi tira in ballo i bambini, evocando la “sacralità dell’infanzia”. Sul serio, è come una parola magica. Pronunciatela: la folla andrà subito in delirio, e vi darà sempre retta. Almeno, così dovrebbe essere. E l’etica? Cos’è, si mangia?

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I politici sfruttano a proprio vantaggio questa bias. Fatevi un giro sulla bacheca di qualunque politico, di qualsiasi fazione politica. Leggete i suoi post e prestate attenzione non solo a ciò che scrivono, ma anche a come veicolano l’informazione. Tutti gli utenti sono considerati “cari amici”, le dichiarazioni su Facebook vengono misurate in modo da rispecchiare chi ne usufruisce; in caso contrario, ci si butta in intimità con i fan o i seguaci. L’atmosfera che si respira è ben misurata, al punto da veicolare una condizione di serenità. Tutto è costruito sull’apparenza, sul fatto che sia “giusto così”. Perfino le foto sono scelte seguendo un criterio semplice: un viso arrabbiato o serio serve a mostrare le “magagne” del sistema o rinforzare l’aura di autorità intorno al politico; un volto allegro, sorridente o comunque “simpatico” funge da rinforzo positivo, dando quell’idea di umanità e prossimità al pubblico che mancherebbe nello stereotipo dell’autorità stessa.

Ecco perché quando il politico si “indigna” per qualcosa, siamo automaticamente indignati anche noi: la simpatia suscitata finora dal personaggio di riferimento scatena in noi l’esatta reazione. Amplificate questa sensazione per il numero di fan della pagina e la vergogna è servita. Così facendo, ci si dimentica di controllare la veridicità delle sue affermazioni. È un bel trucchetto, per quando si vuole sviare l’attenzione in grande stile.