Siamo terribilmente legati alla volontà di piacere a chiunque, pur conoscendo il paradosso di non poter piacere a tutti contemporaneamente. Avete presente quei siti che parlano di diete su misura, o che promuovono cure alternative come l’omeopatia, la naturopatia e chissà quante altre pseudoscienze che hanno lo stesso effetto lenitivo della pallina di zucchero? Ebbene, quasi tutti coloro che se ne occupano ricorrono a questo stratagemma. Chiunque sia andato da un omeopata, un naturopata o qualsiasi altro fuffaro patentato, prima o poi torna a casa con il sorriso sulle labbra e la solita frase uscita da uno slogan pubblicitario:

“Ero davvero scettico di quel dottore, ma i suoi modi di fare e la sua grande umanità mi hanno convinto…”

Come riportò anche Salvo Di Grazia nel suo Salute e bugie, il motivo del successo sta nell’illusione di contatto fra lo pseudomedico e il paziente. L’omeopata, il naturopata o chi per esso stabilisce un legame apparentemente amichevole e fraterno, pretendendo di sapere tutto, dai sintomi alle chiacchiere da bar. Così facendo, lo pseudomedico appare più vicino, umano e caldo, in aperto contrasto con la concezione stereotipata di una medicina distante, fredda e causa di inutili sofferenze.

Gli omeopatici non funzionano, ficcatevelo in testa. Il segreto del successo di questa branca di fuffa sta nell’apparente vicinanza fra turlupinatore e turlupinato, con buona pace dell’effetto placebo. Guai però a fargli notare che la cura non funziona, anzi, accertatevi sempre di sbandierare ai quattro venti che la pallina di zucchero che avete ingoiato fosse davvero efficace: se funziona e piace, è sicuramente merito dello pseudomedico che ha prescritto la pseudocura; se non funziona, è colpa del paziente che non ha “creduto abbastanza” nella bontà del dottore.

Logica dello stupro al suo meglio.

 

Cosa fare in questi casi?

Nutrire simpatia verso qualcosa o qualcuno e basare il proprio ragionamento su di essa non aiuta il procedimento razionale. Quando ci troviamo di fronte a qualcosa che potrebbe toccare le corde più potenti delle nostre emozioni, fermiamoci un attimo e accantoniamo le nostre emozioni. Sembra una cosa brutta da dirsi e certo vi esporrà a un sacco di critiche, prima fra tutte “sei senza cuore”. Bisogna ricordarsi che di fronte alla realtà dei fatti le emozioni contano quanto il siero di Bonifacio per il cancro: zero. Bisogna sviluppare il senso critico, ma per farlo occorre abbandonare ogni emotività superflua.

  • Sospendete il vostro giudizio. Non fatevi trasportare dalle emozioni. Fermatevi un secondo prima di condividere qualunque cosa che provenga dal vostro sito, giornale o personaggio preferiti. Leggete attentamente tutto, anche più di due volte. Se lo ritenete necessario, fate passare un po’ di tempo prima di lanciarvi in una condivisione selvaggia. Chiedetevi se ciò che state per condividere, sia su Facebook che in vita reale, sia davvero ciò che ritenete giusto. Visto che abbiamo anche lettori della Bibbia tra i nostri fan, vorrei suggerire il suggerimento dal Vangelo di Marco, 6,13: “Fate attenzione ai falsi profeti, che vengono da voi come lupi in guisa di pecore”.
  • Attenti a non cadere nell’effetto opposto. Essere scettici non vuol dire essere totalmente negazionisti: bisogna sempre avere una certa apertura mentale verso alcune cose, ma l’apertura dev’essere tale da non farvi bere completamente il cervello. Questo si traduce nell’analisi di ciò che il vostro interlocutore, o chi per esso, sta dicendo. A volte non è semplice capire con chi si sta parlando, il confine tra verità e disinformazione è davvero labile e raccogliere informazioni sta diventando sempre più difficile. Restate scettici e non agite finché non sarete sicuri di ciò che è stato detto. Non conta il tempo di reazione, ma la qualità del vostro giudizio.
  • State sul pezzo. Una persona che parla con voi in maniera sguaiata o vi insulta platealmente non è tanto diversa da chi pretende di spiegare le cose con calma. Non ha importanza il tono, ma il contenuto: se una cosa è giusta, è giusta a prescindere da come è stata espressa; lo stesso dicasi per la bufala o la disinformazione. Il punto resterà sempre la verifica della veridicità di quanto espresso. È vero che per qualcuno sarà più facile ingoiare la pillola amara quando questa è addolcita, ma il gusto dolce o amaro non altera l’efficacia del principio attivo.

Scremate quello che potrebbe confondervi nel giudizio, andate oltre la simpatia o l’antipatia suscitata e, se lo ritenete opportuno, andate contro!

Il Ninth