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E io non solo torno, ma faccio anche più del solito.

CONTENTI?!

EPISODIO IX
“Il cecchino texano”

«Il nostro detergente intimo è sicuro! Otto donne su dieci lo hanno provato e lo consiglierebbero a tutti. Studi clinici hanno dimostrato che…»

«La sperimentazione animale è inutile. L’illustre dottor Pistolazzi ha detto che i test sugli animali non funzionano, o che comunque non funzionano fino a un certo punto, dunque provando l’inutilità della sperimentazione animale…»

«Come fai a dire che le bibite gassate facciano male? Siamo un paese del Primo Mondo, abbiamo una copertura sanitaria ottimale e di sicuro non abbiamo problemi di obesità come in America. Chiaramente non è una bibita gassata a farti ingrassare!»

Un uomo del Texas sostiene di essere il miglior cecchino del suo campo. Un incredulo gli chiede di dimostrarlo e il presunto cecchino spara diversi colpi alla cieca contro un muro. Finita l’esibizione, si avvicina ai buchi delle pallottole e disegna intorno a esse un bersaglio, esclamando “Centri perfetti, sono il migliore!”.
Quella del “cecchino texano” (o texas sharpshooter) è una fallacia che prevede l’esposizione di molti elementi apparentemente a favore della propria argomentazione, presi ciascuno da un gruppo di informazioni più ampio e talvolta non trasparente. A prima vista potrebbe sembrare niente più di un semplice cherry picking, ma c’è una differenza abissale.

Gran parte del cherry picking si esplica nell’esposizione di uno più elementi favorevoli al proprio discorso a discapito di tutto ciò che andrebbe contro di esso. Questo stratagemma fallace torna comodo nelle discussioni brevi e concise, dove è necessario accattivarsi l’attenzione dell’interlocutore avversario o degli spettatori – volontari o meno che siano.
Il cecchino texano non ha bisogno di convincere qualcuno, perché paradossalmente inizia qualunque discorso con la presunzione aprioristica secondo la quale tutti siano convinti di ciò che sta per argomentare. Egli costruisce un’intera ipotesi partendo dal presupposto che sia già una tesi valida, contro la quale non esiste alcuna obiezione. Inserire informazioni ambigue o riportarle in modo fuorviante rende gli elementi fallaci indistinguibili, alimentando il “carisma” e la qualità vantata dall’interlocutore che ne fa uso.

“Il nostro prodotto è stato scelto da…”

I cecchini texani sono intorno a noi, in mezzo a noi, in molti casi anche in situazioni che diamo per scontato. Nella sua forma lieve, questa fallacia logica ha il suo habitato preferito nel consiglio a rapido uso e consumo: la pubblicità.
Una volta bisognava convincere il telespettatore della bontà del prodotto offerto in trenta secondi o giù di lì; adesso, mantenere l’attenzione del possibile consumatore nell’incubo miasmico del marketing si riduce tutto a una manciata di secondi, spesso non più di più quindici. Tutti vogliono convincere tutti, tutti vogliono una fetta dela vostra attenzione; ognuno ha sempre qualcosa da far valere senza dimostrare pienamente.
Un sacco di prodotti sono eletti “prodotti dell’anno” da chissà quale oscura commissione di esperti – oscura per noi potenziali consumatori, s’intende, ma autorevole quanto basta per essere piazzata in qualunque frase. Altri vantano di essere stati consigliati da una maggioranza schiacciante di persone interpellate in un sondaggio “dinsiteressato” – otto su dieci, nove su dieci – e di non aver riscontrato quel tipo di effetto collaterale considerato tipico per quel tipo di prodotti.

Nessuna di queste pubblicità svela esattamente come funzionano i loro ferri del mestiere. Nessuna spiega in modo esplicito in che modo sono stati eseguiti i sondaggi, il tipo di campione utilizzato o le domande rivolte; nessuna ha intenzione di rendere il più rappresentativo possibile il campione d’indagine e si limita a un conteggio anonimo e amorfo quanto la massa alla quale vuole vendere il prodotto. E chi ce lo spiega che magari la targhetta di “Prodotto dell’Anno” è stata consegnata solo in via cautelativa, o che si tratta di un riconoscimento assegnato da una rivista dallo scarso impatto pubblicitario.
Certo, c’è l’asterischetto e quelladiavolodiparlatavelocevelocechesembravolerbattereyousufferdeinapalmdeath, ma chi vuoi che vada a controllare…

Prima che si scoprissero i suoi danni reali e i rischi correlati alla formazione di neoplasie, il fumo era considerato qualcosa di figo, sexy e ottimo per la salute. Soprattutto in America, le pubblicità che figuravano gli sportivi come protagonisti fioccavano quasi ogni giorno. Qualunque scusa era buona per infilarci in mezzo una bella bionda da fumare. Giusto per darvi un’idea, al termine di ciascun episodio della prima serie degli Antenati (The Flintstones), quella considerata più «matura» e adulta nonché antesignana delle sit-com animate come I Simpson e I Griffin, un allegro Fred Flinstone rassicurava i videodipendenti che Winstons taste good, like a cigarette should – con tanto di jingle ficcante.
A guardarle adesso fanno sorridere per l’ingenuità con cui sono state scritte, ma non era difficile incappare in una pubblicità come questa qui sotto per convincere un non-fumatore a entrare nel club.

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Sempre più dottori fumano Camel invece di altre marche! Abbiamo svolto un sondaggio nazionale che ha coinvolto quasi centoventimila dottori, abbiamo rivolto una semplice domanda: “Quale sigarette fuma?”. La risposta è stata stupefacente: “Io fumo le Camel!” Il dottore è uno scienziato e anche un amichevole essere umano pieno di compassione, che ha tempo per tutti nonostante lavori 24 ore su 24. Le Camel sono davvero buone, perché non dà fastidio ai denti né alla gola e lasciano un ottimo sapore in bocca. Fumare Camel è davvero salutare.

A parte l’evidente appello all’autorità sfruttando la figura del dottore, da sempre simbolo della salute, si sbandiera un presunto “sondaggio” condotto su scala nazionale che raccoglie l’opinione di alcuni dottori, senza specificare bene in cosa siano specializzati. Questo gran numero di persone – ammesso che sia davvero così ampio! – avrebbe risposto a un’unica domanda e avrebbe risposto seccamente proponendo la marca che si cerca di pubblicizzare. In mezzo a questo guazzabuglio informativo si getta la nozione per la quale il prodotto è salutare perché “non macchia i denti” e “non irrita la gola”, ovvero i fastidi più comuni derivati dal fumo della sigaretta.
I dottori fumano quella marca di sigarette. Se quella marca non provoca gli effetti collaterali più comuni, allora non provoca neanche gli altri. Ne consegue che fumare sigarette è salutare, in particolare le Camel, e tutti dovrebbero farlo. Se avete pensato questo, congratulazioni: il cecchino vi ha appena colpito in fronte. BOOM, HEADSHOT!

“Votami e vedrai…”

Quella pubblicitaria è una forma lieve di cecchino texano facilmente smontabile anche col solo rigore della logica. È per questo che ne restiamo presto disincantati ed essa smette di avere una certa presa su di noi. Eppure ci sono personaggi ai quali non riusciamo a disaffezionarci e, comunque vada, vi ritorniamo sempre: i politici.

La fallacia del cecchino si presta benissimo come ‘ottimo’ strumento utilizzabile da un estraneo per cementare alcune vostre convinzioni e godere della fiducia di molti. Se questa frase non vi scatena più di una domanda, congratulazioni: i politici hanno fatto un ottimo lavoro nel corso degli anni.
I comunicati stampa dei politici suonano sempre efficaci, giusti e dritti al punto, perché seguono esattamente ciò che vogliono le due forme temporali dell’elettore medio: quello presente che lo ha votato, perché deve sapere che il suo voto non è stato vano; quello futuro che lo voterà, perché sappia che il suo voto andrà a una persona che segue il suo modo di pensare.
Una buona fetta degli italiani si interessa poco di politica e quando lo fa, al massimo se ne appassiona come farebbe un tifoso con la sua squadra del cuore.

Ogni volta che leggete un post di qualunque esponente politico, fate caso al tipo di informazioni che veicolano. Partono tutti dal presupposto che voi siate già convinti di ciò che stanno per scrivere, in attesa del vostro like. Sono frasi strutturate in modo da cristallizzare le vostre opinioni, da renderle inamovibili. Ogni volta che le leggerete, avrete un carico di informazioni di parte. Ogni volta che un partito è all’opposizione o vuole ritornare al voto, state certi che tirerà fuori il fucile di precisione.

Come in ogni periodo di crisi che si rispetti, l’immigrazione diventa il capro espiatorio numero uno. È sicuramente sbagliata perché concepita come un orrore («Sbarchi a volontà? No grazie!») che porterà solo crimini e malattie infettive («Con gli immigrati in arrivo scabbia, meningite, tubercolosi ed Ebola»). A volte questo avverrebbe con la compiacenza di altri partiti politici, sul quale scaricare tutte le colpe passate e presenti («20.000 immigrati a piede libero. Grazie Lega!»). Il tutto corroborato da presunti dati statistici che confermerebbero quanto da loro riportato, o da vergognosi giri di parole dove presunte informazioni comprensibili solo dagli esperti vengono disposte per l’indignazione pubblica. E guai a chiunque abbia un’opinione diversa dalla sua o provi a smontare quanto da loro detto, compreso un semplice elettore: sarà immediatamente bollato come nemico. Dopotutto, il cecchino adora sparare nel mucchio e colpire un bersaglio preciso… tenendosi a debita distanza.

“Le cure tradizionali sono inutili”

So bene di aver attirato l’ira e la rabbia di chi supporta questo tipo di far politica. La politica sono come i gusti, non sono mai in discussione. Una volta che vi racconterò quale sia l’uso peggiore di questa fallacia logica, sono sicuro che vi renderete conto dei danni che possa fare non solo a voi, ma anche a chi vi sta a cuore.

Per molto tempo si è discusso sull’eventuale funzionamento del metodo Di Bella. Ancora oggi gli stessi sostenitori non fanno altro che rilanciare comunicati nei quali le storie di «prodigiosi miglioramenti» fanno da padrone. Lo schema è di solito questo: il titolo pressapochista chiosa su una presunta riabilitazione del metodo Di Bella da parte di chi in passato lo aveva ostacolato,

Veronesi dà ragione a Di Bella

Veronesi riabilita Di Bella

senza specificare subito di cosa si sta parlando. Nel corso del testo si intuisce che si parla di “uno studio” solitario finito in qualche modo tra le mani dell’Istituto Oncologico Europeo, ormai legato al nome dell’oncologo Veronesi.
Sarebbe buona norma pensare che un singolo paper scientifico non metta in subbuglio la Scienza, come neppure uno stormo di essi, se questi non vengono riconosciuti validi dal comitato scientifico. E invece no: ogni volta che si parla del metodo Di Bella, ecco che saltano casi clinici particolari dove la terapia funziona alla grande, i tumori guariscono e la comunità scientifica “deve ricredersi”. Che è un po’ come un credente che trova nell’esperienza personale la ragione morale per cui tutti debbano credere nel suo dio.

Non è un caso se i ciarlatani più pericolosi – quelli che propongono cure alternative più efficaci – evitino clamorosamente il confronto con gli esperti del settore, o sviluppino una sorta di «allergia» alle autorità scientifiche. È di questi giorni il triste epilogo della dottoressa Gabriella Mereu, ma potrei citare la fuffa di Vannoni. Tutte persone che non hanno alcun titolo per parlare di Scienza, ai quali la libertà di parola ha conferito la capacità di far danni.
Non è un caso, inoltre, se questi stessi truffatori si rivolgono principalmente a famiglie o persone che riversano in condizioni nere e siano completamente digiune di qualunque nozione scientifica, anche la più semplice. Per queste ultime diventa così molto facile cadere in errore: “il loro discorso sembrava sensato”, «sembravano davvero convincenti». Di gente così si riempiono presto i cimiteri e i necrologi – la peggior pubblicità, per loro, che ben si guardano dal mostrare in pubblico.

“La sofferenza animale è inutile”

Di recente si è fatto un gran parlare di sperimentazione animale e della presunta volontà di adoperare metodi alternativi a essa. Il comitato scientifico sa bene che non esiste un modello totalmente sostitutivo: al massimo sono stati elaborati strumenti complementari che accelerano la ricerca laddove è possibile prevederne i risultati in anticipo. Esatto, avete capito bene. I cosiddetti modelli alternativi altri non sono che un’estensione del modello animale, se non addirittura suoi derivati.
Eppure questa cosa non sembra essere ben chiara ai cosiddetti “esperti contrari alla sperimentazione animale”.

In questi anni sono comparse sulla scena alcune sinistre associazioni gestite da personaggi inesperti che hanno fatto bieco terrorismo psicologico tramite informazioni manipolate o riportate senza alcuna spiegazione o commento, fonti esclusiviste e immagini decontestualizzate.
Parlano molto – spesso a vanvera – dell’esistenza di presunti modelli sostituitivi di quelli animali “che le case farmaceutiche non vogliono si sappiano in giro”. Viene da chiedersi come mai non partecipino a questo semplice progetto indetto dalle stesse case farmaceutiche che tanto odiano. Potrebbero vincere qualcosa e proverebbero una volta per tutte che siano validi.
Invece no: meglio rivolgersi alla massa ignorante, perché “migliaia di persone contrarie a qualcosa non possono avere torto”; meglio estrapolare informazioni incomprensibili ai più e sfruttare la loro cripticità per portare acqua al proprio mulino. Il tutto accompagnato dalla parola magica “nessuno te lo dice”, “nessuno te li vuole far avere”. Pagali e vedrai, un po’ come Vannoni.
Qui un esempio abbastanza solido di come funzioni un cecchino texano – qui definito meramente cherry picker per una semplice divergenza di visioni.

È facile credere a questi ciarlatani finché non si hanno gli strumenti necessari a smontare le loro tesi, oppure perché si dà loro fiducia grazie all’aura di superiorità che si emettono. Molti di questi sedicenti “esperti” si sono in realtà autoproclamati tali, millantando esperienze e qualifiche inesistenti; pubblicano a volte paper senza arte né parte approfittando di oscure riviste scientifiche dallo scarso impatto, tanto per avere un nome altisonante. Quando questi si trovano con le spalle al muro, tirano fuori la classica scusa del “chiunque può dire la propria opinione, anche il non esperto”.

Di fronte a questi bugiardi seriali mi sento solo di consigliare le parole del filosofo Bertrand Russell.

Lo scetticismo che io auspico si riduce soltanto a questo:

  1. che quando gli esperti concordano nell’affermare una cosa, l’opinione opposta non può più essere ritenuta certa;
  2. che quando essi non sono d’accordo, nessuna opinione può essere considerata certa dai non esperti;
  3. che quando concordemente gli esperti affermano che non esiste alcun motivo sufficiente per un’opinione positiva, l’uomo comune farebbe bene a sospendere il giudizio.

Qualunque cosa accada, restate scettici e non date loro troppa ragione, fino a quando non verrà fuori qualcosa di veramente concreto dalle loro mani.

Dopotutto, i cecchini hanno bisogno di bersagli fissi per mirare bene alla testa… restate in movimento, restate scettici!

Il Ninth

(continuo eh, lo giuro…)