Cose che non cosano

Il CEO di Pfizer a Davos

ARTICOLO AGGIORNATO

Ci avete segnalato in più lettori una notizia apparsa su un sito nostra vecchia conoscenza, Scenari Economici, sito che sono anni che disinforma i propri lettori, a volte in maniera subdola, a volte in maniera così palese che risulta difficile capire come la gente possa cascarci.

Ecco, stavolta rientriamo nel secondo caso. Guido da Landriano pubblica il 21 maggio un “articolo” dal titolo:

Il CEO di Pfizer a Davos: “Se potessimo far ingerire un chip, immaginate il grado di obbedienza che otterremmo”

SI tratta di un pezzo di poche righe dove riportano in forma testuale quello che sostengono abbia detto Albert Bourla al World Economic Forum di Davos, questo il testo che riportano come virgolettato di Bourla:

Immaginate un chip biologico che è incluso in una pillola che è nel  che quando viene inghiottito e va nello stomaco e invia un segnale che lo ha preso. Immaginate le applicazione , la possibilità di far obbedire le persone, si potrebbe sapere che se devi prenderla (la pillola) l’hai presa. Quello che succede in questo campo è affascinante

Perché ho detto che rientriamo nel secondo caso, ovvero la bufala palese? Perché subito dopo quelle quattro righe di testa pubblicano anche il video dove quel virgolettato sarebbe stato pronunciato. Vedete perché vi dico che imparare l’inglese dovrebbe essere una priorità prima di pretendere di informarsi online? Bourla non dice quanto riportato nel virgolettato, bensì:

It is basically biological chip that it is in the tablet and once you take the tablet and dissolve into your stomach send a signal that you took the tablet. So imagine the application of that, compliance, the insurance company to know that the medicine a person should take, they do, they take them. It is fascinating what happens in this field.

Lo so che qualcuno dei soliti lettori di quel blog arriverà sostenendo che la differenza è minima, ma è basilare. Sostenere che grazie a un chip saremo obbedienti è una balla, quello che spiega Bourla è che la compagnia d’assicurazione con la quale magari abbiamo stipulato una polizza vita potrebbe monitorare il nostro stato di salute e verificare che seguiamo quanto ha detto il medico. È questa l’obbedienza a cui Scenari Economici voleva fare riferimento? Perché così fosse non ci sarebbe nulla per cui scandalizzarsi, e non si tratta di “obbedienza” ma di onestà (e di tenerci alla propria salute). Se stipulo una polizza che prevede che io segua i dettami del medico, poi devo farlo, altrimenti sto tentando una frode all’assicurazione.


Come riportato dal sempre puntuale Ander Elessedil ci sono cose da aggiungere all’articolo, riprendo pari pari dal suo commento:

– (Quelli di Scenari Economici) hanno pubblicato l’articolo 3 giorni fa, ma o è un re-post nascosto oppure hanno, in malafede, preso un video del 2018 (esatto, 2018) pubblicandolo ora che è in corso il WEF, fingendo che sia recente e che sia correlato alla pandemia;
– la tecnologia di cui parla Bourla non è di Pfizer, stavano discutendo di un prodotto appena autorizzato prodotto da un’altra casa farmaceutica;
– il medicinale in questione è quello che serve per tenere sotto controllo schizofrenia, disturbo bipolare e depressione. Il “la compagnia assicurativa viene a sapere” è relativo quasi certamente non a intenti risarcitori, in caso di danno, ma indennitari, come rimborso spese per il costo delle medicine.

Ammetto che non è che io stesso trovi sia bellissimo che persone fragili mentalmente si trovino a dover avere questo livello di controllo, ma non mi occupo della gestione di queste patologie e mi rendo contro di quanto siano ardue.

EDIT: Tra l’altro, cercando online, la tecnologia esiste dal 2012 (sì, 2012), la terapia è giapponese del 2017. Considerando che non è che se ne parli molto, secondo me è rimasta molto di nicchia.

Come riportava Ander Associated Press ha fatto un ottimo fact check di questo video, il loro fact check è successivo a quando io ho scritto l’articolo quindi non era stato linkato, ma lo trovate qui. 

Purtroppo scrivendo il 90% degli articoli di BUTAC senza particolari aiuti capita che ultimamente scelga spesso la strada più breve senza approfondire come facevamo quando si lavorava in un gruppo di 5 persone. Oggi i due nuovi autori che abbiamo si dedicano ad articoli più lunghi e approfonditi in materie più complesse mentre io mi trovo a gestire un centinaio di segnalazioni al giorno tentando di rispondere a tutte quelle che lo meritano, meno tempo significa meno approfondimento, e me ne dispiace, quello che però mi spiace di più sono certi toni nei commenti, spero saprete limitarvi in futuro.


Non credo di poter aggiungere altro.

maicolengel at butac punto it

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