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Fa un certo effetto tornare a parlare di Schettino, De Falco e tutto ciò che ruota intorno a loro.

Il naufragio della Costa Concordia è stato sicuramente un evento fortemente emotivo, amplificato da un becero giornalismo d’assalto più improntato sul dolore che sul nudo fatto in sé. La grammatica televisiva crea così nuovi miti, arrivando a formulare nella mente dello spettatore due distinte identità, due tropi letterari a metà fra la tragedia aristotelica e un cristianesimo quasi manicheo. Da un lato il “cattivo per eccellenza” Schettino, alla quale il mondo delle tenebre sembra agevolare qualunque favoritismo; dall’altro De Falco, l’eroe sfavorito dagli dèi della giustizia, uomo qualunque costretto a soccombere di fronte alle ingiustizie perpetrate anche da chi dovrebbe difenderlo.

Non illudiamoci: non c’è nulla di alto e letterario in ciò che può scadere nei classici litigi da bar sport. Per farvi capire cosa intendo, ci pensa una nostra assidua lettrice segnalandomi questo post disinformativo che gira da un bel po’ su Internet.

Incredibile, Il capitano De Falco, quello che la notte della Concordia urlò a Schettino “Torni a bordo, c..zzo” è stato rimosso dal settore operativo della Capitaneria. E Schettino insegna all’università. Di fronte a un’ingiustizia così, vien voglia di urlare per la rabbia. Facciamoci sentire, ribelliamoci!

Posto così, chi ha scritto il meme vuol far passare una presunta ingiustizia ai danni di Gregorio De Falco. Nella realtà, la questione è molto più complessa e va spiegata con la maggior chiarezza possibile.

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Gregorio De Falco

La vicenda inizia nel 2014, quando Gregorio De Falco viene trasferito in un ufficio amministrativo. Stando all’opinione del capitano e a quella dei suoi amici, questi sarebbe stato trasferito per una forte “invidia da parte dei suoi superiori”. La sensazione è quella di una “operazione punitiva”, dovuta ai difficili rapporti con i superiori – anche se qui siamo nel pieno delle voci di corridoio.

Nel frattempo, De Falco si è proclamato “vittima di mobbing” e ha deciso di fare ricorso al TAR.

«Eseguirò gli ordini, ma sono convinto – aggiunge – di essere vittima del mobbing. Dunque valuterò azioni legali». De Falco, 49enne, parla di cancellazione di dieci anni di vita e di professione. «Ho lavorato – spiega – in un’area operativa e, nell’ultimo anno, con funzioni di comando. È come se un insegnante innamorato di didattica e pedagogia che ha dimostrato la sua competenza, venisse all’improvviso trasferito in un ufficio amministrativo».

A seguito di questo sfogo ripreso dai giornalisti – perché si sa, l’emozione porta soldi – l’ammiraglio Arturo Faraoni spiega brevemente le ragioni dietro il trasferimento, definendole un normale avvicendamento.

«Non esiste nessuna dietrologia: una punizione non avrebbe alcun senso, De Falco è da sette anni nel settore operativo. Dal 28 settembre invece assumerà l’incarico di capo uffici studi della direzione marittima, sempre qui a Livorno. Si tratta di un incarico di crescita. […] Posso capire che De Falco ami il suo lavoro operativo, ma sono certo che saprà far bene anche in un ruolo diverso che, ripeto, semmai andrà a premiarlo.» (Giornalettismo)

Ammiraglio-Faraone
Arturo Faraone

Comprensibile o meno, condivisibile e non, nelle forze armate è abbastanza normale che un ufficiale in carriera venga assegnato a diversi incarichi di diversa natura. Questo perché si cerca di evitare il cosiddetto “paradosso del competente”, ossia il promuoverlo fino al proprio livello di incompetenza. È un principio apparentemente paradossale, ma che è stato ben spiegato nel principio di Peter.

Dunque, il capitano De Falco non è stato semplicemente “rimosso” dalla Capitaneria. Non è stato neppure punito per ciò che ha compiuto quella notte, come si sostiene implicitamente. Si tratta dunque di un normale avvicendamento.

Questo ovviamente non ha fermato il capitano De Falco dal presentare ricorso al TAR – ha semplicemente esercitato il suo diritto come cittadino italiano. Il ricorso è stato però respinto per un vizio formale, non nel merito. Per lui, non c’è nulla di chiaro. Per noi esterni, si tratta di cose che non ci riguardano, delle quali è inutile riempirsi la bocca di inutili opinioni. Sono cose che riguardano una persona e, come tale, devono rimanere. Non esiste tifo sulle questioni umane: solo il fatto, nudo e crudo.

La questione sembrerebbe ancora aperta (non ci sono stati aggiornamenti sensibili dopo il respingimento del ricorso) e per ora sappiamo poco e niente. Non ha senso, dunque parlare di “rimozione”. Qui si ferma il mio lavoro di corretta informazione…

… tuttavia, dispiace vedere come ci sia ancora qualcuno disposto a mantenere viva la falsa credenza secondo la quale Schettino avrebbe insegnato all’Università. Scrissi qualcosa in merito in questo articolo, di cui riporto giusto un breve riassunto: Schettino non è stato invitato per puro piacere, ma per mera formalità; non ha tenuto alcuna lezione, bensì un breve intervento durante un seminario in cui veniva ricostruita la tragedia della Concordia. Niente lectio magistralis, niente cattedra honoris causa, niente di niente. Vi rimando nuovamente al mio articolo per la storia completa.

Per tutto il resto… facciamo morire questa storia. L’Italia non ha bisogno di queste epopee gentiste. Capisco lo smarrimento: viviamo in un mondo dove il bianco e il nero non esistono da millenni, solo le sfumature sopravvivono. Ma con queste storie fortemente manichee e altamente romantiche, noi soddisfiamo solo un piccolo vezzo nel cruccio della vita: il mito di capire la realtà nella sua interezza.

Restate scettici, restate diffidenti. Soprattutto di chi grida alla ribellione.

Il Ninth
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