canigattiequitalia

AGGIORNAMENTO  30/06/2014: Accetto volentieri le precisazioni di Federico Filippini, data la mia svista nella trattazione dell’art. 455-sexies CC. Sussiste però il problema della “ritorsione sull’affetto”, come riportato da Mondo Informazione. Aggiungo un’ulteriore tesi, sostenuta dall’avvocato Marcello russo su “La legge per tutti”. Qui trovate tutto, buona lettura. – Ninth.

AGGIORNAMENTO-bis 30/06/2014: Qui un’altra ottima sbufalata del buon David “Tyto” Puente, con tanto di link alla puntata di Ballarò in questone. Sempre detto che c’è qualcuno meglio di me: tanto di cappello, carissimo! – Ninth

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No, Equitalia non pignorerà i vostri animali! Questo è solo un altro caso di bieca disinformazione anti-Equitalia asservito alla causa animalara.

Ci hanno segnalato numerosi articoli dal titolo gridato. Di seguito una breve lista:

  • “EQUITALIA PIGNORERA’ ANCHE I CANI E I GATTI” (Fanpage.it)
  • “ALLUCINANTE: Equitalia può mandare all’asta cani e gatti!” (nocensura.com)
  • “Follia Equitalia, “si possono pignorare anche cani e gatti”: ci porteranno via anche i figli?” (Infiltrato.it)

E poteva mancare il classico fenomeno pseudoindignato che tanto piace ai gGgiovani?

E poi se un cittadino afferma che “viviamo in un paese di m**da” hanno il coraggio di condannarlo per “vilipendio alla nazione” ?!? Il vero VILIPENDIO a questa nazione è questa classe politica che pensa solo agli interessi propri e delle lobby amiche; che non si fa scrupoli a considerare i cittadini come limoni da spremere, calpestando persino i diritti più elementari… (nocensura.com)

Tutti noi ricordiamo le classiche raccomandazioni della mamma: “chi urla passa sempre dalla parte del torto”, “chi alza la voce è perché vuole sembrare intelligente”.

E infatti l’articolo esordisce con una vaccata galattica.

A confermarlo un ufficiale giudiziario intervistato nella trasmissione Ballarò del 16 aprile: “Si possono pignorare anche i cani” aveva detto.

16 Aprile di quale anno, scusate? Ballarò va in onda il martedì su Raitre, ma quest’anno il 16 aprile è caduto di mercoledì. L’unica puntata di Ballarò di un 16 aprile, e martedì, risale al 2013. L’anno scorso! Si sente già puzza proprio di bufala scaduta… soltanto adesso ha senso parlarne? Come mai non l’hanno fatto prima?

La risposta, cari lettori, è presto detta – mi si perdoni se non ho il link a portata di mano. In quella puntata, un ufficiale giudiziario di Roma affermò che fosse teoricamente possibile pignorare anche cani e gatti – fin qui il virgolettato non fa una grinza. Alla prova dei fatti, però, questa cosa non è fattibile per due motivi.

Il Codice di Procedura Civile dichiara  pignorabili tutte le cose del debitore, quindi i beni suscettibili di valutazione economica; bisognerebbe quindi attribuire innanzitutto un valore economico agli animali. Per ovviare a questo problema, tempo fa è stata proposta una modifica all’art. 455 del Codice Civile. Se dovesse passare, il 455-sexies regolamenterà il pignoramento di animali familiari e dichiara fin dal primo comma che

Gli animali familiari non possono essere messi all’asta giudiziaria.

Tenete a mente quest’idea dell’asta giudiziaria, ci torneremo sopra fra poco. Gli animali da stalla o da pascolo sarebbero invece pignorabili qualora sussista uno scopo patrimoniale o lucrativo.

Lo scopo patrimoniale o lucrativo del pignoramento di un animale familiare deve risultare esclusivamente da idonea e attendibile documentazione fornita dal creditore istante all’ufficiale giudiziario all’atto della richiesta del pignoramento o da univoca documentazione altrimenti reperita dall’ufficiale giudiziario nei luoghi di pertinenza del debitore esecutato in sede di pignoramento.
La documentazione di cui al secondo comma, ove presente, concorre, in originale o in copia, in caso di pignoramento positivo, unitamente al relativo verbale dell’ufficiale giudiziario a formare il fascicolo dell’esecuzione.
In mancanza della documentazione di cui ai commi secondo e terzo, nessun animale può essere assoggettato a pignoramento o a procedura esecutiva di alcun genere, né a sequestro conservativo ai sensi degli articoli 2905 e seguenti del presente codice e degli articoli 671 e seguenti del codice di procedura civile né essere comunque oggetto di vendita o di espropriazione forzate.

È vero, stiamo parlando di un disegno di legge. Resta però un obbligo per l’ufficiale giudiziario: non può in alcun modo pignorare qualunque cosa abbia un valore affettivo per l’insolvente. Questo serve a prevenire la “ritorsione sull’affetto”, una minaccia psicologica indiretta, nei confronti del debitore, atta a forzare il risanamento del debito. Tra i beni non pignorabili che rientrano in questa categoria si includono fedi nuziali e scritti di famiglia, come lettere, testamenti, fotografie. In questa categoria si potrebbe far rientrare anche cani e gatti, proprio in virtù del loro valore affettivo – ovviamente incommensurabile.
Per maggiori informazioni e alcune interessanti teorie a riguardo, ben corroborate, andate qui.

Dunque, la frase dell’ufficiale giudiziario sarebbe plausibile solo in senso astratto, perché un simile pignoramento sarebbe impugnabile di fronte al Giudice, in virtù della configurabile ritorsione sull’affetto.

La cosa divertente è che tutto questo attacco si smonta da solo in un unico trafiletto. Come scritto dallo stesso articolista di Fanpage.it:

Per quanto secondo la nostra legislatura gli animali siano “res” e non detentori di diritti o sentimenti, una cosa per essere pignorata deve essere “valutabile”. Tuttavia non si può dare un valore a un animale domestico (è invece possibile per gli animali da stalla, ad esempio, come le mucche ) perché il suo valore è meramente affettivo. In questo caso si parla di “ritorsione sull’affetto” e vieta a un ufficiale giudiziario di pignorare quelle ‘cose’ che possano avere un valore affettivo (come ad esempio le fedi nuziali o gli oggetti sacri) per evitare che l’azione di pignoramento si trasformi in una sorta di ritorsione psicologica sul debitore.

Un trafiletto che dunque nega qualsiasi illazione nel titolo! Siamo alle solite: titolo roboante, articolo ignorante, lettore gabbato per un like e un click.

Veniamo però al dunque e tenetevi forte: la fonte di questa notizia è nientepopodimeno che Il Giornale! Qui l’articolo in questione, pubblicato una settimana fa.

giornale

Oltre a riferirsi a quella puntata di Ballarò, il giornalista de Il Giornale accenna – con molta superficialità – a un caso in cui la Guardia di Finanza aveva messo alcuni cuccioli all’asta. Dato il contesto dell’articolo, il lettore viene tratto in inganno e ricollega quell’asta a un pignoramento. E qui vi chiedo di riprendere quel concetto memorizzato con la futura modifica dell’art. 455-sexies: la verità è che si trattava di un’asta successiva a un sequestro penale di cani provenienti dall’Est Europa. L’asta serviva allo scopo di trovare nuovi padroni disponibili e amorevoli… ma era frutto di un sequestro, non di un pignoramento!

C’è una bella differenza da spiegare ai lettori. Evidentemente, è più importante bombardare il lettore con slogan acchiappa-animalisti, piuttosto di offrire un’informazione completa e imparziale.

Questione di voti, immagino.

rainews

Tutti gli articoli chiosano con le dichiarazioni dell’onorevole Brambilla, nota per le sue campagne animaliste.

L’onorevole di Forza Italia aveva già presentato all’inizio della legislatura un provvedimento in materia, mediante l’introduzione di un bis all’articolo 2911, quello che elenca oggetti e soggetti animati che non possono essere oggetto di pignoramento. “Ormai – spiega la Brambilla – si è affermata una nuova sensibilità collettiva. Gli animali domestici sono considerati alla stregua di veri e propri componenti della famiglia. Le loro esigenze vanno rispettate. Purtroppo, però, negli ultimi anni, in più di una vertenza giudiziaria, molti animali domestici sono stati pignorati e messi all’asta e sono finiti nelle mani di chiunque, esattamente come succede per auto e mobili o per qualunque altro oggetto superfluo”.

Ricordiamo che la pignorabilità, per quanto possibile nell’astratto, è impraticabile nella realtà. Consideriamo che il 16 aprile di quest’anno non è andata in onda alcuna puntata di Ballarò. Calcoliamo che tutto è stato estrapolato dal suo contesto originale e piegato allo scopo di parlare male di Equitalia. Parlare male, non certo smuovere critiche. La solita politica del nulla coadiuvata da una bieca disinformazione ad aziendam con contorno di animali in panatura di lacrime. Servite freddo con una guarnizione di minchiate, e buon appetito. Ho bisogno di forbici. 61!

Scusate, a volte divago e non me ne rendo conto. Di cosa stavamo parlando?

Di niente, suppongo.

Restate tranquilli. Mi raccomando, date un bacio al vostro Fido.

E ricordatevi di dar da mangiare a Fufi.

Il Ninth