DOUBLETROUBLE

Questa ce l’avete segnalata in molti! Vi avviso subito: state per leggere un post lunghetto, perciò vi chiedo di arrivare fino in fondo prima di commentare.

bufalaaaaaa

Da qualche giorno, un blog sta facendo girare una lettera scritta da un animale sottoposto a sperimentazione. L’autore è già noto a noi di BUTAC, perciò non mi dilungherò troppo a parlare di lui, né a regalargli troppa visibilità.

La lettera – che potrete leggere qui in fuffa integrale – recita così.

Ciao essere umano,
mi chiamo 10291030/c – animale da laboratorio – anche se in verità dovrei essere un animale di compagnia.

Degli “esseri umani” – così da voi definiti – mi hanno separato dalla mia madre naturale […] per poi rinchiudermi all’interno di un tunnel. […] Sono stata lasciata sola per circa “45 giorni”, sono stata tirata fuori quando ormai le mie giovani zampe erano letteralmente atrofizzate. Questo esperimento serviva a testare l’impotenza e la disperazione che caratterizzano la depressione umana. […]

Subito dopo[,] i tuoi simili mi hanno rinchiusa all’interno di una grande gabbia[.A]l suo interno c’era una finta mamma, chiamata anche – madre sostitutiva [che] di tanto in tanto e senza alcun preavviso [scaricava] sul mio corpo delle fortissime scariche elettriche. [Q]uesto esperimento serviva a testare lil comportamento di un bambino in situazione di rigetto materno. [D]opo questo esperimento sono stata nuovamente rinchiusa all’interno di una grande macchina rotonda [e] sono stata obbligata a correre [a] una certa velocità, [altrimenti] scaricavano sul mio corpo delle fortissime scosse elettriche. 

Qualche giorno dopo – pensando che ormai queste sofferenze fossero terminate – sono stata legata ad un lettino… un essere umano ha afferrato una specie di martello e con tutta la sua forza ha colpito la mia fragile testa, causandomi così un forte trauma cranico, seguito naturalmente da un coma profondo.

Questo esperimento serviva a capire lo stato dei riflessi durante un coma profondo.

Essere umano, oggi ti scrivo…

cool-story-bro-500x499Bella storia! Roba da esperimento russo sul sonno! Sono davvero spaventato, tremo tutto. Dovrebbero dargli il premio NobBbile!

Il post emotivo si apre con la foto decontestualizzata di un gatto con un apparente macchinario ingombrante montato sulla testa. La scelta non è per nulla casuale: le smorfie del felino inculcano di primo acchito sentimenti di orrore e ribrezzo. Questo perché il cervello di una persona qualunque, che non è mai stata in un laboratorio, crea una falsa immagine del pesante casco sulla testa come “strumento di tortura”. Dalla presunta “ultima lettera” si presume che il gatto non abbia alcun nome, solo un numero identificativo: un classico della “letteratura animalista”, in cui si spacciano sentimenti antisociali come prove di un generale nichilismo egoista umano verso la sorte degli animali. In realtà non c’è nulla di solido nella storiella del gatto.

Come per molte altre forme di propaganda animalista, anche questa lettera è una sequenza di menzogne spacciata per realtà. Chi la condivide, lo fa per l’emozione che scaturisce dal ruolo patetico svolto dall’animale, un bieco espediente per alimentare il senso di indignazione nel lettore. Abbiamo un uso improprio della personificazione, così operato: chi scrive attribuisce “modi, forme, fattezze umane a esseri animati e inanimati della natura” (Sabatini-Coletti) e trasferisce se stesso o una parte del suo modo di vedere il mondo nell’essere personificato, adoperandolo come mediatore per il lettore. Con questo espediente, nel lettore si crea la falsa convinzione di condividere informazioni, ma nella realtà sta solo leggendo le opinioni e le vuote conoscenze dell’autore stesso.

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Tom Yin, il ricercatore vittima degli animalisti

La disonestà intellettuale salta fuori con un giro di ricerca inversa. Il gatto nella foto è la celebre Double Trouble, dell’Università di Wisconsin, salito alla ribalta fra il 2013 e il 2014. Come racconta il Foundation for Biomedical Research, quello che vedete sulla testa è un impianto studiato dal ricercatore Tom Yin, serve a determinare in che modo il cervello rileva i suoni. Double Trouble e altri 17 gatti erano stati impiegati per approfondire questi studi. Ho usato il verbo all’imperfetto per una mera questione di narrazione: in realtà i gatti non sono affatto morti e non sono stati sottoposti a inutili sofferenze.

[ADDENDUM 6/11/2015] A quanto sembra, Double Trouble è morta a causa di una infezione. Molti siti animalari riportano la notizia come post hoc, ergo propter hoc: la morte sarebbe “il risultato degli esperimenti condotti su di lei”. Come leggerete qui sotto, niente nell’esperimento avrebbe portato a un’infezione. Citando Silvio Capobianco fra i commenti su Facebook, per i gatti si tratta di “un’eventualità tristemente comune“.

L’impianto in metallo che vedete sulla testolina del gatto difficilmente produrrebbe dolore, perché il cervello non ha nocicettori.

Il cervello è cosciente? Sì. Il cervello può generare emozioni? Sì. Il cervello dispone di nocicettori? No. Dunque, il cervello non può avere un’esperienza dolorifica: “lui” integra il dolore che viene dalla periferia, ma non sente il dolore che lo attraversa. (fonte)

Perché questi esperimenti sono importanti? Perché più comprendiamo come funziona il senso dell’udito, più gli impianti cocleari di prossima generazione saranno efficienti per i non-udenti.

Double Trouble has a head cap that is necessary for the study that researcher Tom [Y]in is working on. They’re trying to determine how the brain detects sound, and Double Trouble and 17 other cats are giving researchers insight into what makes us able to detect differences in the frequency and volume of sounds. Research like this is important in the understanding and development of devices and procedures that can improve or restore hearing- including cochlear implants. (fonte)

Qui invece avete un paio di bei video che spiegano in cosa consiste la ricerca (in inglese, ma abbastanza comprensibile).

Quando un autore gioca sui sentimenti e sulle emozioni altrui senza rimandare a solidi fatti, come in questo caso ecco dimostrata piena ignoranza per suscitare pura indignazione.

In altre parole, con questa personificazione “pateticizzata” abbiamo un modo per trasferire la sua ignoranza su voi lettori, per poi darvi la colpa di “non sapere”. Tipico atteggiamento animalaro, aggiungerei.

Vi starete chiedendo perché mai sappiamo così tanto di questo gatto, dal suo nome al suo ruolo nella ricerca. Un bel giorno la PeTA, nota organizzazione di animalisti violenti, ha condotto una campagna diffamatoria nei confronti dell’Università in questione: con la scusa della denuncia di presunte irregolarità avvenute all’interno dell’istituto di ricerca, la PeTA ha lanciato una raccolta firme adoperando alcune foto rubate dall’istituto – dunque decontestualizzate dall’ambiente originale – e raccontandoci sopra una storia orribile di soprusi ineguagliabili. Tra le foto scattate c’era la nostra stella, Double Trouble (l’equivalente di Birba, in italiano, un bel nome per un gatto!), la quale finì involontariamente su molti cartelloni pubblicitari. Qui e qui due cronache in inglese.

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“Non sono materiale da laboratorio!” Infatti non lo sei! In Italia non si fa, pezzenti!

Avete capito bene: un gruppo di “animalisti” ha sfruttato un illustre gatto sconosciuto per scatenarsi contro altri esseri umani, tutto sommato inermi, colpevoli di sfruttare la ricerca.

Per fortuna il loro odio si limita solo agli animali. Pensate se questi animalisti facessero la stessa cosa con gli esseri umani. Avete idea del polverone che si alzerebbe, se quel qualcuno decidesse di farsi avanti e denunciare la cosa? E se tante associazioni si ritrovassero a dissociarsi da quelle azioni? Viviamo davvero nel migliore dei mondi possibili.

Ma torniamo alla lettera. Il succo del testo suggerisce che la presunta cavia sia stata sottoposta a numerosi esperimenti, ma così raccontata, restiamo nel mondo della bufalaSe non ricordo male, la legge vieta espressamente che un animale da laboratorio venga sottoposto a più di un tipo di esperimento, a meno che non si parli di semplici esperimenti comportamentali. Questi ultimi non devono indurre ansia, panico, stress o angoscia nell’animale. La legge completa – neanche a farlo apposta – è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale. Una legge, fra l’altro, molto più restrittiva della direttiva UE.

Se per assurdo l’esperimento raccontato fosse verola gatta avrebbe dovuto essere soppressa già dopo il primo esperimento a cui è stata sottoposta. Inoltre, se uno di questi esperimenti fosse nato con lo scopo di studiare in che modo si entra in coma, non avrebbe più senso indurre l’animale in un coma farmacologico?

Insomma, l’animale non ha subito crudeli esperimenti, non ha patito sofferenze e la causa di morte non è riconducibile a ciò a cui è stato sottoposto. Inoltre, di sicuro non è stato sottoposto a esperimenti in Italia. Mi scusi, signor blogger bufalaro, dove sono queste indicibili sofferenze da lei narrate? A quale animale ci stiamo riferendo? Se ha visto delle irregolarità, ha le prove per dirlo? Finora, qui vedo chiacchiere. Finora, qui vedo l’arroganza di non sapere da parte di un giustizialista fai-da-te.

In sintesi, questa lettera è l’ennesima dimostrazione della vacuità di una certa frangia di animalisti – quella becera, ignorante e distante dalla realtà – che non fanno altro che ricorrere alla menzogna e alla manipolazione emotiva. Una frangia che vi vuole perennemente indignati a scopo di lucro (guadagnare coi vostri click).

Siate scettici, siate diffidenti. Difendere gli animali è un nobile intento; difenderli con la menzogna e la violenza, anche psicologica, no. Diffidate da chi contrasta la violenza con altra violenza!

Il Ninth
([email protected])

P.S.: Molti nostri lettori, in particolare chi è contrario alla sperimentazione animale, sperano nella sostituzione della sperimentazione animale. Contrariamente a quanto si possa pensare, anche gli scienziati hanno lo stesso desiderio. Dopotutto, oltre al costo di una cavia da laboratorio, la quale segue un criterio genetico ben preciso, bisogna tener da conto altre spese, fra le quali abbiamo il nutrimento e l’igiene. Parafrasando “Peace Sells” dei Megadeth, se mai dovesse esserci un’alternativa, gli scienziati sarebbero fra i primi della fila per accettarla… a patto che funzioni. Al momento, tali alternative non esistono.

Quanto a una sperimentazione sull’uomo, vi rimando a un vecchio post  del mio blog personale, che spiega in maniera dettagliata come questo sia un argomento fuori discussione.