Fake news, cretinocrazia e Dagospia

L’anno lo cominciamo con un piccolo editoriale, che parte da una segnalazione ricevuta via mail:

Mio padre stava guardando LA7, entro in stanza 5 min fa, e noto che c’è una trasmissione sulle fake news, e tra gli invitati c’è il direttore di Dagospia che dice che le fake news durano poco, si mostrano per quel che sono in breve tempo, e non sono un problema, il problema è la mancanza di lavoro.

Il direttore di Dagospia è Roberto D’Agostino, che come riporta Il Fatto Quotidiano ha detto alla Gruber:

L’inventore e titolare di Dagospia spiega: “Chiunque può finire vittima di qualche fake news o balla, però quanto dura tutto questo? Quanto può durare la balla spaziale, come il famoso meme del funerale di Riina? Sono balle, foto giocose e scherzose. Ma alla lunga la presa in giro, la fandonia, la balla mostrano quello che sono, non possono durare.

GENTILONI BOSCHI RENZI

Quanto può durare quello che hanno raccontato sulle banche italiane? I 5 Stelle avevano detto che avrebbero fatto di Roma un albergo a 5 Stelle. E poi ci siamo ritrovati Spelacchio. I nodi vengono sempre al pettine e alla fine è anche inutile arrivare al pettine, come diceva il Poeta. Il problema vero di questo Paese non è dato dalle fake news, ma dalla mancanza di lavoro”.

Come sempre sarebbe bello vedere resoconti e non estrapolazioni, ma purtroppo non tutti i canali concedono streaming completi della loro programmazione passata, il video di La7 relativo alle dichiarazioni di D’Agostino però è possibile vederlo per intero.

Il direttore di Dagospia, a mio avviso, sminuisce le fake news, rispondendo a quanto invece sosteneva Francesco Merlo, che aveva appena parlato di cretinocrazia:

Un cretino funziona quando è intelligente
…un po’ di cultura un cretino la deve avere.
…è ciò che lo rende pericoloso.

Questo aveva detto Merlo, e mi trova concorde: quell’annusare i libri (senza però approfondire sugli stessi) quel dare l’aria di intendersene sono una delle ragioni che rendono i cretini pericolosi. D’Agostino la prima cosa che spiega (e che mi trova assolutamente d’accordo) è che nel nostro paese manca assolutamente il senso per lo Stato, manca l’orgoglio per il nostro Paese, manca il sentirsene parte, siamo in una costante battaglia tra Montecchi e Capuleti come dice appunto D’Agostino. Non si può non concordare con queste due affermazioni, ed è per questo che l’estrapolazione della citazione sulle fake news del Fatto Quotidiano mi lascia un filo interdetto. Come mai di una mezzora di “show” si è deciso di dare risalto a quell’unica argomentazione? Forse fa comodo avere qualcun’altro che sostiene che le fake news non siano pericolose? Forse perché è comodo far dire a D’Agostino quello che avrebbero voluto dire loro? Difendendosi dalle accuse di fare parte del (numeroso) gruppo di testate che sulle fake news campa da tempo (che siano gravi o sciocche a mio avviso cambia poco, si tratta di onestà nei confronti del lettore).

Sia Dagospia che Il Fatto pubblicano una discreta dose di articoli che hanno fonti dubbie o non verificate. Dagospia in particolare modo fa ricorso al puro clickbaiting da tempo. Ritengo D’Agostino una persona particolarmente scaltra, sa perfettamente quali sono i problemi del nostro Paese, è conscio che le fake news e l’uso indiscriminato della rete sono un sistema per guadagnare bene, cavalca perfettamente ogni debolezza dell’italiano medio. Un sito che non racconta la verità, ma solo quello che i suoi lettori vogliono sentirsi raccontare. Poco importa di quale sia la percentuale di verità e quale di disinformazione negli articoli che pubblica. Definire lettori gli utenti di Dago è fin esagerato, nell’ottica di sfruttare al meglio ogni possibile trucco del mestiere i testi degli articoli sono in media decisamente di poche righe, prediligendo le molte immagini, Daily Mail docet, tante immagini, tanti tag, tante possibilità di saltare fuori tra le news indicizzate online.

Le bufale che racconta però D’Agostino a Otto e mezzo sono il contrario di quanto gli si chiedeva. Per capirci, lui fa l’esempio dei grillini: “I 5 Stelle avevano detto che avrebbero fatto di Roma un albergo a 5 stelle. E poi ci siamo ritrovati Spelacchio.” Ma questa non è una bufala, bensì una promessa non mantenuta. Normale prassi politica, ed è purtroppo abbastanza normale che l’elettorato fedele (in un Paese come il nostro più paragonabile a ultras di calcio) si dimentichi le promesse non mantenute in favore dei punti positivi (che ci siano o meno poco importa, basta crederci). D’Agostino sapeva perfettamente che non era quel genere di bufala quello a cui si riferiva la Gruber. Ma siccome la politica e il gossip vivono di bufale cosa poteva fare? Dagospia (come tante altre testate italiane) senza quel pizzico di fake news ridurrebbe le entrate drasticamente.

Le bufale possono essere pericolose, come possono essere divertenti e innocue. Ma chi cerca di sminuirne la gravità riducendo il problema solo a quelle innocue o divertenti è parte stessa del problema. Esattamente come i tanti medici che ritenevano l’antivaccinismo una moda passeggera. O i giornalisti che scelsero di cavalcare l’emozione con Stamina e Vannoni, o il Blue Whale. Le fake news sono pericolose, e l’impegno di BUTAC anche per il nuovo anno è di combatterle. Viviamo ormai da anni in un clima di campagna elettorale perenne, con le imminenti elezioni italiane e le prossime elezioni europee bisogna restare in prima linea, verificare, controllare, diffondere il più possibile corretta informazione.

maicolengel at butac punto it

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