Il canone Rai? in bolletta! (ma anche no)

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AGGIORNAMENTO DEL 15/05/2014:
Mi è stato fatto notare, dal buon Mauro Toffanin,  l’uso improprio del termine “canone RAI”. Riporto fedelmente per chiarezza, lo devo a tutti i lettori. E ringrazio calorosamente: mi impegnerò perché questa svista non accada più. – Il Ninth.

1. il Canone RAI non esiste, non è mai esistito e mai esisterà in futuro; esiste invece il Canone Televisivo, che si paga facendo un versamento allo Sportello Abbonamenti TV. Il fatto che la RAI mandi in onda gli spot per ricordare la scadenza del canone non vuol dire che i soldi andranno alla RAI (solo una frazione viene data alla RAI, il resto se lo tiene lo Stato, perché è lo Stato che eroga le concessioni).

2. il Canone Televisivo NON è una tassa, altrimenti si chiamerebbe “tassa televisiva”, e quindi non ha l’obbligatorietà diretta delle tasse (cioè si pagherebbe in base al proprio reddito); in realtà il Canone Televisivo è un’ imposta indiretta, cioè un’imposta che si paga solo se si usufruisce di uno specifico servizio pubblico. Se non usufruisci di tale servizio, non sei obbligato a pagare l’imposta. Per farla breve, il canone televisivo è un’imposta, non una tassa.

Il pagamento del canone televisivo è uno fra gli argomenti più discussi in Italia, nonché uno dei più rognosi ed evasi. Non esiste settimana senza la menzione di quest’obolo e, assieme a questo, di presunte strategie per non pagare neppure un ghello.

Se a questo aggiungiamo la disinformazione riguardo il pagamento effettivo o sulla legislazione a riguardo, siamo freschi.

Su un sito di “informazione alternativa” salta fuori la notizia “ufficiale”: “il Canone RAI (si veda cappello introduttivo NdNinth) si pagherà nelle bollette di luce e gas”. E si conclude con un’eco che paragonare ai Borg è un insulto ai trekkiani: “opporsi è impossibile”.

Facciamo chiarezza: la storia che vorrebbe questa imposta diretta finalmente incorporata nell’erogazione di luce e gas (perché, diamo fuoco alla TV?) è così vecchia da perdersi nella notte dei tempi televisivi. Ritorna ciclicamente ogni anno, ma questa volta qualcuno ha pensato che si potesse mettere in pratica.

Il Governo Renzi ha infatti proposto (badate bene, proposto) un inasprimento del recupero del canone televisivo. L’intento è quello di porre fine alla sua evasione: la visione ottimistica prevede un recupero di 600 milioni, ma una stima più realista riporta la cifra alla sua metà. Da questi si troverebbero i fondi per finanziare i provvedimenti voluti da Matteo Renzi.

Questo procedimento avrebbe dovuto rientrare nel decreto sulle detrazioni IRPEF – il famigerato “decreto degli 80 euro”, per capirsi.

Dico avrebbe, perché è stato smentito dalle fonti di Palazzo Chigi.

Non è detto che una situazione del genere possa tornare in futuro, ma per ora si tratta di sole ipotesi frutto di opinioni personali, come quella avanzata da Graziano Delrio in merito.

Ricapitolando, NON C’È ALCUN PROVVEDIMENTO IN MERITO nel decreto sugli 80 euro. Diffidate da chiunque vi dica il contrario. A tutt’oggi, e sarà valido finché non interverrà qualcuno in merito, l’imposta va pagata seguendo le modalità già note.

Tutto il resto è tapioca da copincolla. Specialmente in questo caso, visto che l’articolo è riciclato e non hanno neppure tentato di fare un sano fact checking. Sono queste le persone che rendono l’informazione alternativa un circo di pagliacci. Sono quelli che pubblicano tutto per l’impulso di condividere, che riciclano notizie fasulle mai rettificate scambiandole per verità assolute. L’ignoranza va contrastata, non alimentata.

Il Ninth