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Come diceva Carlo Lucarelli, “è una strana e brutta storia”.

La notizia del giorno, oggi 6/08/2014, è sicuramente fra le più orribili. Schettino tiene una lectio magistralis sulla gestione del panico. L’avrete sicuramente letta tutti; molti – come me – avranno letto con indignazione e commentato con ancora più ira.

Simone Cosimi, di Wired Italia, scrive un articolo dove spiega come le cose siano andate in maniera leggermente diversa. David Puente, dal blog Bufale.net, riporta il tutto in questo articolo.

Entrambi sono accusati di aver toppato – noi con loro, perché abbiamo pubblicato la “sbufalata”. Altri ancora urlano che, minimizzando la faccenda, si voglia eclissare una situazione già di suo paradossale.

Data la confusione in merito, mi sembra necessario specificare una differenza che, da questo momento in poi, sarà fondamentale comprendere. Vi chiedo solo un po’ di pazienza.

Una bufala è una notizia palesemente inventata. Più precisamente è “un’affermazione falsa o inverosimile” atta a “ingannare il pubblico, presentando deliberatamente per reale qualcosa di falso o artefatto” (Wikipedia). I motivi per cui nascono sono infiniti. C’è la voglia di uno scherzo elaborato da buontemponi di turno, una “zingarata” per vedere la faccia dei boccaloni; ci può essere il desiderio di sputare la propria frustrazione e sfogare i propri pregiudizi. Di bufale ne abbiamo pieni i sacchi: dagli allarmismi sull’ebola alla croce antimasturbazione, passando per il pericolo californio e la storia dell’anziano reduce balilla. Non sono notizie, proprio perché è facile individuarne la natura “muggente”.

Di tutt’altro avviso è invece la disinformazione. Una buona definizione sarebbe

“l’attività che mira a fornire e diffondere deliberatamente informazioni false, fuorvianti o non oggettive, distorcendo o alterando la realtà dei fatti allo scopo di ingannare, confondere o modificare le opinioni di qualcuno verso una persona, un argomento, una situazione, traendone spesso vantaggio“. (Wikipedia)

La disinformazione colpisce nel vivo della credulità popolare: si basa, spesso e volentieri, su qualcosa di realmente accaduto o – data la velocità con cui si diffondono le notizie al giorno d’oggi – sta accadendo in tempo reale. Al contrario di una bufala e pur sollevando il beneficio del dubbio, la disinformazione parte da un proposito non oggettivo. La realtà dei fatti viene distorta per ottenere un preciso effetto emotivo in chi usufruisce della notizia. Rabbia, pietà, vergogna, indignazione… qualsiasi emozione, nessuna esclusa. “Sbufalare” la disinformazione è molto più difficile perché porta con sé quel carico emotivo che non permette una corretta valutazione del fatto in sé.

Ciò detto, torniamo alla DISINFORMAZIONE sul caso Schettino.

Perché disinformazione? Perché i contenuti della notizia (basato su un fatto VERO) erano fuorvianti, fortemente emotivi e fuori dall’idea di informazione. Non vuol dire che “non è accaduto” – lungi da noi debunkers affermare il contrario della verità! Non vuol dire neppure che non bisogna indignarsi per una notizia del genere. Semplicemente, i mass media hanno esagerato (di proposito? senza rendersene conto?) una notizia alterandone la realtà dei fatti.

Analizziamo punto per punto la storia. Vediamo come l’ANSA lancia la notizia in questa forma – come molti altri quotidiani di oggi:

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A parte farvi notare come l’articolista porti ROMA (capitale d’Italia e capoluogo del Lazio) in TOSCANA, da quando in qua Schettino è professore alla Sapienza? Da quel che mi risulta, non è titolare di una cattedra né ricercatore nella Città degli Studi. La foto è autentica e lo mostra nell’atto di discutere qualcosa, questo è indubbio… ma non è certo una lectio magistralis.

Rinfreschiamoci la memoria: una lectio magistralis è

la lezione tenuta da un esperto (un Maestro, appunto) della materia. Le Lectiones Magistrales [si riferiscono] alle lezioni tenute da scrittori, alti dirigenti, personalità istituzionali e religiose , per sottolinearne l’importanza e l’autorevolezza. (Cosasignifica.it)

Funziona così: l’Università, spesso nella figura del Rettore, convoca una personalità considerata “esperta” di un determinato argomento e la lascia parlare. Un esempio di lectio magistralis recente è quella tenuta da Papa Benedetto XVI, tenutasi il 12 settembre 2006 all’Università di Regensburg. Col passare del tempo, la formula latina è diventata una specie di “luogo comune” per indicare anche un semplice intervento, a lato di un evento importante, offerto da un esponente di rilievo in qualunque campo della cultura umana. In campo accademico, il significato non è mai mutato.

E nel caso specifico di Schettino, non si è trattato di nulla di tutto questo! Nell’ordine:

  • la lezione si è tenuta il 5 luglio. Un po’ tardino per parlarne adesso, non trovate?
  • non è stata una “lezione da maestro”, ma un commento. Per completezza, era un seminario organizzato dal criminologo Vincenzo Mastronardi. Il professore in questione era Mastronardi, non Schettino.
  • Schettino non è stato convocato in veste di esperto.
  • né Schettino, né la lezione hanno parlato di “gestione del panico”. Anche perché Schettino, di suo, non ha tenuto alcuna lezione in merito. Ripetiamo: il seminario è stato organizzato da Mastronardi e riguardava, come riporta Wired Italia, “una ricostruzione in 3D dell’incidente” (qui la spiegazione). Lo conferma anche l’abstract del seminario: Ricostruzione dell’evento critico della Costa Concordia con l’aiuto della grafica in 3D. Insomma, l’ex capitano della Concordia non è diventato professore per un giorno – si è vestito bene, ma ha solo “detto la sua” su un argomento che, ovviamente, lo riguarda da vicino. Con tutto quel che ne consegue.
  • il commento non è durato due ore, ma pochi minuti. E ancora, non c’entra NIENTE con la “gestione del panico”, [update 8/08/2014 11:56] che invece era tenuto da un’altra professoressa.
  • il seminario non si è tenuto alla Sapienza. Il seminario di Mastronardi, denominato “Dalla scena del crimine al profiling“, non si è tenuto nella Città degli Studi, ma in un edificio che formalmente non appartiene all’Università, ma che nutre rapporti di collaborazione con essa. L’edificio è ubicato a Roma in via dell’Università, al numero 20; è il Circolo Aeronautico “Casa dell’Aviatore”. Il Magnifico Rettore, Frati, ha ribadito in un comunicato stampa che si è trattata di un’iniziativa personale.

In merito alla notizia comparsa oggi [6 agosto NdNinth] sulla stampa che il sig. Francesco Schettino – attualmente a giudizio presso il Tribunale di Grosseto per il grave disastro della Costa Concordia nel quale sono decedute 32 persone – è intervenuto in un seminario all’interno del Master in Scienze criminologico-forensi “Dalla scena del crimine al profiling”, la Sapienza indignata per il fatto prende le distanze dall’iniziativa del Direttore del Master prof. Mastronardi. Tutti ricordano il dialogo da Livorno tra il Comandante dell’area-Tirreno e lo Schettino, con l’ordine perentorio di ritornare sulla nave, che nel mezzo del disastro era stata abbandonata dallo Schettino con i passeggeri in grave pericolo. Basterebbe questo per bollare l’iniziativa del direttore del Master prof. Mastronardi come deviante rispetto alle finalità di un qualsiasi evento accademico. Alle patetiche scuse del Prof. Mastronardi, immediatamente chiamato telefonicamente dal rettore,  fa riscontro il programma, ora acquisito, di “Sabato 5 luglio 2014, Circolo Aeronautica, Casa dell’Aviatore, … ore 11.00-12.30 – Ricostruzione dell’evento critico della Costa Concordia con l’aiuto della grafica in 3D… commenterà il COMANDANTE FRANCESCO SCHETTINO”. Proprio il programma accentua la gravità dell’episodio per le sedi (Università e Aeronautica militare), per l’assenza di contradditorio (sarebbe stato interessante la presenza di qualcuno dei passeggeri o di chi ha avuto un parente deceduto), per non esservi stata una doverosa astensione essendovi un procedimento giudiziario penale in corso (con l’aggravante di dare strumentalmente allo Schettino una platea universitaria).

La libertà accademica di cui godono i docenti universitari per dettato costituzionale impone anche di essere responsabili, proprio perché si è in una comunità educante. La Sapienza prende le distanze dal così grave episodio, lo condanna fermamente, e deferisce immediatamente il prof. Mastronardi al Comitato Etico, perché ne valuti i profili, anche ai fini disciplinari. 

  • Schettino non era voluto. Interpellato a riguardo, Mastronardi conferma che non è stato lui a convocare Schettino.

In realtà non l’ho chiamato io […] ma sono stato convinto da altri suoi colleghi partecipanti al seminario, quel giorno dedicato al giornalismo investigativo, a chiamarlo per par condicio. Per permettergli insomma di dire la sua. A dire il vero, però, ho sperato fino alla fine che non si presentasse“.

  • il seminario non era a numero chiuso, non era riservato ai soli studenti. In tutto si annovera l’ottantina di partecipanti. Non certo una folla oceanica per un’aula universitaria, che ne può ospitare molti di più – molti, ahimé, in piedi.

Nel frattempo il professore è stato deferito, ma prima di tutto questo qualcuno ha voluto cavalcare l’onda dell’indignazione. Reggetevi forte

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Capisco perfettamente l’indignazione creata da una notizia del genere. Anche io sono indignato: la tragedia della Costa Concordia non si può dimenticare. Tanti sono i familiari che aspettano il verdetto sul capitano, che faccia luce su quella notte all’Isola del Giglio. Io, come loro, mi auguro che la Giustizia faccia il suo corso.

Già di suo la notizia faceva indignare.

C’era bisogno di peggiorare il tutto?!

Non bastava la notizia nuda e cruda?!

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Il problema è anche un altro. Non abbiamo mai detto che si trattasse di una bufala.

Capisco che il nostro blog si chiama Bufale un tanto al chilo. Il blog di Michelizza, dove scrive anche David Puente, si trova all’indirizzo Bufale.net. I lettori avranno pensato, in virtù dei nostri nomi, che si trattasse di una bufala, cioè una notizia inventata. La “sbufalata” riportava IN MAIUSCOLO la dicitura DISINFORMAZIONE, non BUFALA. Ora che la differenza la conoscete, rispondete al mio quesito: da quando in qua i debunkers hanno l’arroganza di negare la realtà dei fatti?

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Qui si parla di disinformazione di un evento accaduto, ma manipolato per rastrellare visualizzazioni. Cosimi e Puente hanno forse detto che la notizia è inventata? ASSOLUTAMENTE NO. Hanno scritto tutt’altro: il fatto è accaduto, ma la notizia – il modo in cui è stato riportato – è stata condita con toni esagerati, sensazionalistici. Tutto per garantirsi un bel po’ di click facendo leva sulla situazione universitaria in Italia. Condivido infatti l’opinione di Simone Cosimi, autore della debunkata sul caso Schettino:

Non è un caso che si sia scatenato il panico – quello vero, dell’indignazione in buona fede – sui social network. Segno che in una fetta d’opinione pubblica non sorge neanche il dubbio che possa essere una patacca, un’esagerazione o meno: si salta immediatamente oltre perché il contesto ha insegnato nel corso degli anni che tutto è possibile nello sgangherato network delle università italiane, sempre alla ricerca di visibilità e trovate per far parlare di sé e attrarre iscritti.

C’è una buona ragione per cui l’analfabetismo funzionale sia una piaga da combattere – in Italia è al 47% nel periodo compreso dal 1994 al 2003. È per questo che esistono i debunkers. Quella che molti chiamano “minimizzazione dei fatti” è un semplice resoconto della situazione – il fatto nudo e crudo, scevro da qualsiasi influenza. C’è la necessità di sviluppare un pensiero critico per comprendere al meglio la realtà che ci circonda. Qui si poteva fare dell’ottimo giornalismo, ma ancora una volta si parla di occasione sprecata. Anche questa, cari lettori, è disinformazione. E va combattuta.

Voi vi chiederete, “Cosa cambia? Tanto è accaduto, il granchio l’avete preso voi!”. Non abbiamo preso alcun granchio. Non è bufala, è disinformazione. Il nostro blog si occupa anche di disinformazione. Cambia parecchio, forse tutto: la disinformazione è tutto, fuorché corretta informazione! Un sentimento come l’indignazione è potente solo quando è ben indirizzato, ben motivato e dotato di solidi argomenti. La disinformazione, come le bufale, delegittima qualsiasi buona occasione per indignarsi. Trasforma un nobile risentimento in un mero strumento di marketing virale.

Io non so voi, ma io ci tengo alla mia indignazione. Se dovessi indignarmi per qualcosa, preferirei sapere tutto, dall’inizio alla fine, nel migliore dei modi possibili. Bisogna centellinare bene la nostra indignazione, altrimenti sarebbe solo fiato sprecato, roba pronta per essere gettata alle ortiche. Oppure, non sarà altro che un anonimo click per qualche giornale con un disperato bisogno di restare a galla durante l’estate.

Per la duecentesima volta:

SCHETTINO È STATO INVITATO,
MA NON HA FATTO IL PROFESSORE
E NON HA TENUTO ALCUNA LECTIO MAGISTRALIS!
NON È UNA BUFALA,
MA DISINFORMAZIONE GALATTICA
CON L’INTENTO DI INDIGNARE
PIÙ DEL DOVUTO!

La situazione è paradossale, è da condannare, ma nessuno si è bevuto il cervello nel modo in cui è stata raccontata! Non fermatevi solo al titolo o al sentito dire – lo stesso dicasi anche per le “sbufalate”! Si è parlato di disinformazione, e le prove della disinformazione sono qui evidenti.

Resto aperto a qualsiasi modifica e/o aggiunta del caso. Se avessi compiuto uno scivolone – ogni tanto può capitare – la smentita arriverebbe in un lampo.

Per il resto, aspetto il corso della Giustizia. Possibilmente lontana dai media.

Il Ninth