Il caso Seralini, parte 2

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Bentornati e perdonate il ritardo. Oltre a non essere riuscito a completare per tempo il pezzo per venerdì, ho deciso di osservare il silenzio assieme a BUTAC.

Nella parte precedente ci siamo avvicinati alla questione Séralini partendo dallo studio pubblicato nel 2012 e mettendone in luce le (notevoli) criticità. Prima di proseguire, se non lo avete ancora fatto, fiondatevi a leggerla: qui parlerò dettagliatamente della reazione del ricercatore francese e della sua inaffidabilità come studioso.

Come prima, buona lettura.

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L’offensiva di Séralini…

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Séralini e il suo team

Di fronte alle evidenti fallacie nell’operato, se lo studio del 2012 fosse stato redatto da uno scienziato qualunque, questi avrebbe accettato le critiche e ricominciato da quanto rimasto di buono. Séralini, invece, non ha fatto nulla in tal senso e ha dimostrato solo una grande arroganza.

In questa “risposta alle critiche”, il ricercatore francese ha sottolineato la bontà del proprio studio perché “unico nel suo genere”. Poiché la sua ricerca parlava di mais e pesticida prodotti da una singola multinazionale, la Monsanto, per Séralini è naturale che le critiche provengano da “biologi impegnati a sviluppare OGM, e dalla Monsanto stessa”. Per questo, è sottinteso, non si può parlare di vere critiche bensì di conflitto di interesse.

75% of our first criticisms arising within a week, among publishing authors, come from plant biologists, some developing patents on GMOs, even if it was a toxicological paper on mammals, and from Monsanto Company who owns both the NK603 GM maize and Roundup herbicide (R).

Non pago di ciò, all’ennesima richiesta di pubblicare i raw data, Séralini fa appello a una presunta ipocrisia operata dalle multinazionali: secondo lui, non si potrà discutere del suo operato se prima la Monsanto non renderà pubblici, in qualche modo, i risultati di un certo esperimento.

At this level, a full debate is biased if the toxicity tests on mammals of NK603 and R obtained by Monsanto Company remain confidential and thus unavailable in an electronic format for the whole scientific community to conduct independent scrutiny of the raw data.

… e l’effetto boomerang

a) I conflitti di interesse per Séralini e CRIIGEN

La comunicazione moderna, specie quella legata a una certa forma di pseudogiornalismo d’inchiesta, ha incoraggiato la falsa impressione che parlare di “interessi” smascheri l’ipocrisia di un ambiente. Nella realtà dei fatti, commenti del genere tradiscono un’arrogante codardia diffamatoria, atta a screditare l’avversario. Sono un pessimo espediente per gettare fumo negli occhi in chi legge: distraggono dai veri conflitti di interessi e creano così l’illusione dell’autorevolezza.

Di norma non attacco la persona, a meno che non vi siano palesi contrasti con ciò che dice. Eppure, trovo interessante come sia Séralini a parlare di “conflitto di interesse”.

b) Diversivi per evitare la questione

Sulla questione mossa dal ricercatore francese, a una prima lettura potrebbe sembrare una domanda legittima – dopotutto, la Scienza richiede trasparenza. Purtroppo per Séralini, non è puntando il dito contro altre ricerche che si difende l’impossibilità di interpretare i risultati di uno studio – il suo. Non è insinuando che gli sbagli della propria ricerca sia legato a errori compiuti da altre ricerche, che si guadagna stima nel mondo scientifico. Quando si muove un’accusa precisa, bisogna quantomeno comprenderne le sue implicazioni e dimostrare con un esempio concreto la serietà del proprio operato. Cosa che, come vedremo, Séralini non vuole mostrare.

Distrarre, dunque, portare il problema sugli altri e mai su se stessi. Oltre a Séralini e all’equipe di studio, la propaganda anti-OGM marcia spedita. Forte del ritiro (avvenuto un anno dopo), i titoli dei blog pseudoscientifici parlano di “uno studio che sbugiarda le multinazionali” o “la ricerca che nessuno ti farà leggere”. Attaccano chi critica, urlano insulti come “schiavi”, “disinformatori”, “pagati”, “diffamatori”. Cosa vedrebbero gli altri, se abbassassero la voceUno studio volutamente in malafede, colmo di bias; che soffre di un campione troppo piccolo, manca di analisi statistica, pone al lettore risultati ambigui.

Tattiche di mera propaganda, atte a screditare la Scienza. Un atteggiamento, questo, tipico delle pseudoscienze e di chi le segue.

Where’s All Data?

Dopo diverse vicissitudini, Séralini finalmente “cede” alle critiche e ripubblica lo studio apparentemente seguendo le critiche finora ricevute. Il paper viene ospitato su una delle piattaforme di SpringerOpen, l’Environmental Sciences Europe; parola di Séralini, si tratterebbe della versione definitiva e sarebbe stato sottoposto alla revisione tra pari (peer review).

Gilles-Eric-Seralinia) Dati ancora incompleti

Purtroppo, Séralini non ha per niente pubblicato una versione definitiva. Mancano ancora moltissimi dati, fra cui i dati di tutti i campioni di sangue prelevati e l’incidenza tumorale per i singoli ratti. Addirittura qualcuno, ironizzando sui dati parziali, ha tratto la conclusione che il glifosato abbia fatto vivere i ratti maschi più a lungo delle femmine. Questo perché, ancora una volta, i dati rilasciati non sono sufficienti e non aiutato a trarre una conclusione univoca.

The data Seralini provided simply doesn’t support a link between GMOs or Roundup laced diet and premature death. This doesn’t mean that the diets had no effect; it is certainly possible that the GMO or Roundup diets caused females to die earlier (or even that the GMO diets caused males to live longer). What it means is that the mortality data provided by Seralini are simply not powerful enough to draw any conclusions one way or the other. […] Based on the released data I’ve looked through, I can see no reasonable, consistent relationship between the experimental treatments and the response variables in the newly released data. I think it is also important to note that Seralini et al. state that the data presented in their article (and therefore the data they released) represents “the most important findings.” So if we can’t make any sense of the most important findings using a reasonable statistical analysis, I really don’t see how there is any real reason why this study, as presented, “deserves to be taken seriously.” (Genetic Literacy Project)

b) Nessuna revisione, giornale “troppo giovane”

La ricerca è pressoché identica allo studio originale, non è stato operato alcun peer review. L’Environmental Sciences Europe è ancora troppo giovane per godere di un posto di rilievo nella letteratura scientifica. Al momento non ne possiede uno, ma se per assurdo dovessimo calcolarlo, sarebbe comunque piccolo, insignificante. Così spiega RetractionWatch:

The journal, part of SpringerOpen, is too young to have an official Impact Factor (IF). Using the same calculation, however, the journal would have an IF of .55. That would place it about 190th out of the 210 journals in the “environmental sciences” category at Thomson Scientific. (For comparison, Food and Chemical Toxicology has an IF of just above 3, and a ranking of 27th.)

Una scelta, quella di Séralini, per nulla stupida: un giornale giovane ha bisogno di materiale citabile per scalare la classifica dell‘impact factor (e un ego da mantenere) Il costo della pubblicazione “aperta a tutti” e con una piccola parvenza di “revisione”, poi, sembra ragionevole… “ricordiamo per voi, a modico prezzo“.

Open access publishing is not without costs. Environmental Sciences Europe therefore levies an article-processing charge of £730/$1220/€880 for each article accepted for publication.

Non ci sono prove di trasparenza a carico del giornale in questione. Inoltre, il giornale mostra un evidente bias nei confronti degli OGM. Un bias che strizza l’occhio a chi è contro di essi e pretende di dimostrarlo con la “loro” Scienza. Qui una spiegazione (in inglese, ahimé).

Conclusioni

Possiamo dirlo: Séralini è uno studioso in malafede, un pessimo esempio di metodo scientifico male applicato. Fortemente ideologizzato, arrogante, senza scrupoli; talvolta molto opaco nelle sue dichiarazioni; sempre pronto a puntare il dito verso chi lo critica, cieco alle altre dita che puntano verso di sé.

Siate scettici, siate diffidenti. Uno dei crismi della ricerca scientifica sta soprattutto in un aspetto umano, spesso sfuggente nella sua ovvietà: l’errore. Quello empirico è un approccio per tentativi; per ogni singolo, solitario esperimento riuscito abbiamo lunghe schiere ordinate di errori nel cimitero delle buone intenzioni. Ciascun fallimento, come i successi, portano nomi e cognomi visibili a tutti.

La Scienza cammina a passo lento, all’ombra dei fallimenti. Lo spettro del fallimento porta lo scienziato sui propri passi, ma lo invoglia a trovare riscatto. La bontà di uno studio si valuta dal grado di trasparenza: gli errori compiuti sono e restano pubblici a futuro monito per gli studiosi.

La pubblica ammenda, dunque, cammina nelle umili suole della rielaborazione dell’errore. Chi lo dimentica affronta i carboni ardenti con un sottile strato di fango. Ed è complice della propria sofferenza.

Il Ninth
(theninth@butac.it)

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