Aaah, il cioccolato: bianco, nero, fondente, al latte, al pistacchio, al peperoncino, al gianduja, alla banana, alla fragola, alla zuppa…  se vedessi anche solo un barattolone di Nutella, mi ci fionderei seduta stante. Non so resistere.

Ma a quanto pare, per qualcuno è destinato a scomparire “dalla faccia della Terra”. Sarà vero?

Quando me l’hanno segnalato, ho ringraziato subito il nostro database: Neil ne aveva già parlato in un breve articolo datato datato Aprile del 2014. Proprio così: già a Pasqua un’altra “fonte ben informata” (Yahoo) aveva gridato all’imminente futuro distopico di un mondo senza cioccolato.

Ebbene, andate a leggervi l’articolo. Su, su, andate.

Anche oggi la pagnotta da disinformatore è stata guadagnata. Sono più che sicuro che il duro sforzo del nostro prode Neil sia stato ben ripagato da Aprile a oggi, e che il giornalismo italiano non si sia lasciato trascinare dalla voglia di mandare tutto in vac-

 

 

 

Okay, è tempo di dare una nuova spiegazione ai fatti.

Si parla ancora una volta di un futuro senza più cioccolato, ma ci si sbaglia se si parla così. Secondo l’opinione di due “grandi” del cioccolato – il Barry Callebaut Group e la Mars. – il cioccolato come noi lo conosciamo sarebbe “sull’orlo dell’estinzione”. La notizia è stata battuta all’origine dal Washington Post, che spiega così il “disastro incombente”.

Chocolate deficits, whereby farmers produce less cocoa than the world eats, are becoming the norm. Already, we are in the midst of what could be the longest streak of consecutive chocolate deficits in more than 50 years. It also looks like deficits aren’t just carrying over from year-to-year—the industry expects them to grow. Last year, the world ate roughly 70,000 metric tons more cocoa than it produced. By 2020, the two chocolate-makers warn that that number could swell to 1 million metric tons, a more than 14-fold increase; by 2030, they think the deficit could reach 2 million metric tons.

A quanto sembra, è il cacao a scarseggiare: si parla di “una catena di disavanzi consecutivi in più di 50 anni”; il mondo ha consumato più cacao di quanto prodotto. Come per quasi tutti i giornali che hanno trattato l’argomento, si snocciolano date dal sapor distopico: nel 2020 la domanda potrebbe aumentare al contrario della disponibilità di cacao, e nel 2030 il disavanzo arriverebbe a toccare i 2 milioni di tonnellate. A questo si aggiungono altri fattori: gli articoli riportano della Cina che, per esempio, ha avuto un incremento nelle richieste di cacao.

Then there’s the world’s insatiable appetite for chocolate. China’s growing love for the stuff is of particular concern. The Chinese are buying more and more chocolate each year. Still, they only consume per capita about 5 percent of what the average Western European eats. There’s also the rising popularity of dark chocolate, which contains a good deal more cocoa by volume than traditional chocolate bars (the average chocolate bar contains about 10 percent, while dark chocolate often contains upwards of 70 percent).

Nel frattempo abbiamo avuto anche un aumento del prezzo del cacao nel 2012:

[C]ocoa prices have climbed by more than 60 percent since 2012, when people started eating more chocolate than the world could produce. And chocolate makers have, in turn, been forced to adjust by raising the price of their bars. Hershey’s was the first, but others have followed suit. (Washington Post)

Notate qualcosa di strano? Se non lo trovate, ve lo dico io:

NON È LA FINE DEL CIOCCOLATO, MA SI PARLA DI

POSSIBILI (FORSE) INSUFFICIENZE DI CACAO.

 

Ancora una volta i titoli distraggono dal vero punto della situazione, e c’è una bella differenza. È vero che nel cioccolato è presente il cacao, ma come scrisse il nostro Neil,

il cioccolato si può produrre anche senza. Non l’ho mai assaggiato, ovvio che non sarà la stessa cosa, ma se in un futuro dovesse davvero diventare così raro il cacao non penso che morirà nessuno. Perché usare lo spauracchio dell’estinzione del cioccolato?

Secondo me, l’argomento che fa gola, perciò chiunque vi presterebbe subito attenzione senza capire niente; con una notizia del genere, chiunque farebbe scattare il panico… avendo l’accortezza di far girare una notizia ingigantita. Furbi, i giornalisti de noantri. Cosa non si fa per raccattare click.

Mettetevelo in testa: il cioccolato non finirà di esistere, non si estinguerà. Volevate risposte? Volevate la verità? Bene, non potete reggere la verità!

Vi invito a leggere l’analisi di Snopes.com. È vero, al momento sussistono le condizioni perché si possano presentare nuovi disavanzi nel corso degli anni. Non si possono escludere questi segni, sarebbe da sciocchi; bisogna però tenere in mente che la data del 2020 non ha alcuna base fondata. Inoltre, questo stesso timore si era già presentato più volte negli anni precedenti, senza però verificarsi.

[t]he “chocolate shortage” predicted by 2020 seems to be a bit overhyped, as it’s quite likely chocolate will still be widely available for purchase even if current market conditions continue or intensify. Furthermore, many of the chocolate industry executives who have commented on the potential for chocolate shortages did so years ago, and spoke more to increased costs and demand than an actual extinction of cocoa.

Morale della favola: non si parla di estinzione del cioccolato come lo conosciamo, ma di semplici previsioni, “voci di corridoio” sugli effetti che una “eventuale” scarsità di cacao “provocherebbe” sul mercato. (Notate i condizionali). Questa scarsità “potrebbe” portare a un aumento del prezzo del cacao, ma stando alle dichiarazioni del torinese Guido Gobino, occorre distinguere caso per caso.

Cosa la fa sperare nella salvezza del cioccolato?
“In alcune zone del mondo, penso all’Africa, all’Indonesia anche al Brasile la produzione di cacao può ancora essere incrementata. Perciò non credo che il cioccolato possa diventare un prodotto di lusso, anche perché il cacao è la seconda commodity nel mondo dopo il caffè e prima delle zucchero”.
Ci sono stati aumenti del prezzo della materia prima in questi ultimi anni?
“Continuano ad esserci forti squilibri di mercato. Mercati grandi come la  Cina e la Russia consumano sempre più cioccolato e l’aumento di richiesta provoca aumento dei prezzi. Aggiungiamo una forte componente speculativa perché i grandi finanzieri oltre che sul mercato azionario oggi giocano anche sulle commodities. Ma bisogna fare delle differenze”
Quali?
“Come nel vino ci sono zone particolarmente vocate che danno cacao di grande qualità e queste zone, per lo più in CentroAmerica, dal Messico al Guatemala al Venezuela, non sono espandibili, le produzioni sono limitate. Come ho già detto l’Africa invece, e altre possono ancora aumentare la produzione”.
Avete dovuto aumentare i prezzi?
“Per ora no, abbiamo assorbito noi l’incremento dei costi, perché il mercato in questo momento non lo accetterebbe. E per garantirci materia prima di qualità abbiamo stretto accordi diretti con i produttori: con un presidio Slow Food in Messico nella regione di Chontalpa che produce un cacao criollo di grande livello. Aziende piccole come le nostre devono fare così, pagando ovviamente prezzi maggiori. Ma è un discorso lungimirante perché pagare bene i contadini garantisce la qualità nel tempo”.

Il fatto che si tratti di un allarme non significa che debba essere preso sottogamba: sicuramente i produttori di cioccolato hanno voglia di correre ai ripari. Si sta già pensando a diverse alternative, come quelle descritte da Guido Gobino. Secondo Bloomberg, sembra che alcuni scienziati stiano addirittura lavorando a un nuovo tipo di cacao non solo resistente alle malattie o alle condizioni meteo, ma soprattutto più gustoso.

C’è da sperare bene e da riempirsi lo stomaco.

E ora scusate, ma sono stato invitato a una degustazione del nuovo cioccolato al Gotto Esplosivo Pangalattico…

Il Ninth