Il rarissimo gufo rosso

GUROROSSO

… NON ESISTE!

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(Mi dispiace. Perdonami, sono stato un po’ brutale, fa male, lo so. Ma tu lo hai sempre saputo. Adesso sei grande e grosso, i colpi della vita li sai incassare meglio… forse ci eri anche arrivato da solo. Capisco che la vivrai male per un po’, però davvero, a momenti hai cinquant’anni e non è che puoi continuare a credere alla favoletta dei regali portati da Babbo Natale. Lo abbiamo sempre fatto noi. A spese nostre. Devi anche pensare che ci sono persone che ti vogliono bene. Abbiamo sempre pensato a te fin dal primo momento. La casa in cui vivi, il cibo che ti abbiamo sempre servito, il letto che ospita le tue MALEDETTISSIME CHIAPPE DA LAZZARONE TROVATI UN LAVORO METTI SU FAMIGLIA PORCA PUT-

Ah, non è quel tipo di articolo… okay. Come non detto.)

… okay, il gufo rosso. Il simpatico rapace dalle piume rosse e dagli occhi azzurri, che vedete in foto, è frutto di una blanda manipolazione digitale, a sua volta spacciata come foto di una rarità da una pagina in cerca di click. Come specifica correttamente Snopes, la foto originale ritrae…

… no, scusate, ci vuole la musica giusta.

… la foto ritrae uno splendido esemplare di Otus megalotis, del genere degli Otini, una delle tre tribù degli Striginae. È parente dell’assiolo rossiccio asiatico (O. rufescens), dell’assiolo frontebianca (O. sagittatus) e dell’assiolo gigante di Gurney (O. gurneyi). Il termine “strigide” deriva dal nome scientifico dell’allocco (Strix); a sua volta, il nome rimanda alla strige, un leggendario rapace notturno, segno di malaugurio, pronto a pasteggiare col sangue dei bambini. Da questa credenza si sviluppò una delle ben note figure folkloristiche presente anche nell’immaginario italiano: la strega.

(Oppure uno dei peggiori albi di Dylan Dog. A voi la scelta.)

La foto originale è stata scattata da Brian Santos ed è disponibile qui.

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In origine, la foto ritoccata non aveva alcuna valenza disinformativa. Si è trattato di un semplice “esercizio di grafica” da parte di una ragazza qualunque. Eccola qui in un post datato maggio 2015.

Questa immagine non godette di grande fama, finché una pagina Facebook altrettanto qualunque non ha “preso in prestito” la foto associandoci il mito del gufo raro. Così, tanto per.

Per quale motivo? Con ogni probabilità, l’amministratore della pagina Facebook che ha “fatto girare” il fake si è trovato fra le mani la foto in questione… non so, magari cercando su Google. Poteva semplicemente dire che si trattava di un fotomontaggio – se è così bravo coi motori di ricerca, sarà anche bravo a pigiare due tasti in più, no? E invece no: immagino che l’amministratore avrà capito che senza il “mito”, quella foto altro non sarebbe stata che una sterile e tediosa riproposizione di qualcosa di già noto.

(Lo ammetto: un po’ come questa sbufalata senza le battutine.)

Anche perché come spiegare altrimenti i quasi settantamila likes?! Capisco la voglia di intrattenere un pubblico in crescita con qualcosa di leggero, per strappare un sorriso… ma perché mentire?

Il Ninth
(theninth@butac.it)