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Quando la gente sa di non sapere, mente. Quando la menzogna viene ripetuta migliaia di volte, diventa una “verità”. È così che la bufala viene servita.

Quello sul POS (point of sale) è un argomento caldissimo che sta seriamente infiammando l’opinione pubblica. Complice l’ignoranza in merito e la scarsa diffusione di vere informazioni a riguardo, il web si sta popolando di complottisti di prim’ordine pronti a disinformare e ad aizzare la folla. Roba da deserto dei Tartari.

Prima di procedere con la sbufalata, spieghiamo brevemente in cosa consiste il POS. È detto point of sale il dispositivo elettronico che consente di accettare pagamenti tramite carte di credito, di debito e prepagate. Il POS è, più propriamente,

il servizio bancario che permette ad un esercente commerciale di incassare, direttamente sul proprio conto corrente, i pagamenti mediante moneta elettronica. (Wikipedia)

La normativa che introduce l’obbligo è contenuta nel decreto legge 179/2012, art. 15, comma 4, successivamente convertito nella legge 221/2012. In soldoni, è diventato obbligatorio per commercianti, artigiani, imprese e studi professionali, consentire i pagamenti elettronici per importi superiori a 30 €.

Tenetelo a mente: non diventa obbligatorio pagare col bancomat da parte dei clienti. Al contrario, diventa obbligatorio permettere al cliente di pagare con moneta digitale. (Il PostIl Sole 24 Ore).

Dunque, l’obbligo NON riguarda i clienti, ma i commercianti. Al superamento della soglia dei 30 €, il cliente può richiedere il pagamento con carta di credito et similia. Poiché la soglia è stata superata, il negoziante è obbligato a mostrare il POS – quel tastierino numerico con i pulsanti verdi e rossi, per intenderci. Così è più chiaro?

Bene… avrete sicuramente visto girare questa foto. Inutile dire che si tratta di una TROLLATA GALATTICA.

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Avviso importante DA FAR GIRARE:

Il governo ha introdotto l’obbligo di pagare in tutti i negozi e attività con il POS (=Piano Ordine Segreto).

C’è solo un problema: alcuni POS sono stati manomessi, e se inserite la vostra carta in uno di questi POS, tutti i vostri dati e i dati della vostra famiglia (compresi dati sensibili, come le foto dei bambini) vengono inviati a dei malintenzionati che potrebbero usarli per compiere furti, rapine e sequestri di persona.

Quindi è IMPORTANTISSIMO che prima di pagare controlliate il codice a barre sul retro del POS. Se contiene questo codice: 40.8%RENZ dovete subito rifiutarvi di pagare! È importantissimo, molte persone ne sono rimaste vittime!

I toni sono esagerati, c’è vaghezza nelle accuse e un assurdo terrorismo psicologico. Oltre a ciò, il codice a barre mostrato in figura non solo è farlocco – da quando i codici a barre contengono il simbolo della percentuale? – ma quel numero in particolare risale alle Elezioni Europee del 2014.

408percento

Quali sarebbero queste “molte persone” che sono rimaste vittime? Abbiamo le prove? È tutto documentato? E ancora: POS manomessi da chi?

E per quale motivo? Per recuperare “i dati della vostra famiglia”, le foto dei vostri bambini? Voi che avete un conto corrente… quando avete firmato, vi hanno per caso chiesto di allegare una foto dei vostri pargoli? Non credo.

In confronto, questa è una bufaletta innocua che attira gli uTonti che ce l’hanno a morte col Governo e non sanno il perché.

Il problema è quando si presenta chi ci crede, e vuole far credere, davvero.

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Con la scusa di voler “sputtanare tutti”, tenendo fede alla foto profilo della pagina, la scimmia urla le tipiche frasi del populismo più sfrenato… disinformando alla grande.

IN ITALIA POS OBBLIGATORIO

Così, tak, secco. Nessuna menzione di come sia obbligatorio per i negozianti, non per i clienti. Cominciamo bene.

MOTIVO: RENDERE MIGLIORE LA TRACCIABILITÀ DEL DENARO. ORMAI ANCHE SE SPENDI 5 EURO LO STATO DEVE SAPERE

Primo: l’obbligo scatta dai 30 € in su, come scritto nel decreto interministeriale del 24 gennaio 2014. Secondo: se spendo 5 euro è difficile che lo Stato lo venga a sapere, visto che potrò sempre e comunque pagare in contanti. Lo stesso dicasi per cifre superiori ai 30 €. (Okay, con 3000 € in monetine da un centesimo è difficile…)

La nuova legge non vieta in alcun modo l’uso del contante: potrei sempre ritirarlo prima fare acquisti. L’obbligo di esposizione del point of sale è una concessione al cliente, nel caso in cui non possa pagare in contanti. Certo, la soglia imposta è risicata e discutibile, ma resta comunque il fatto che si tratti di una possibilità per il cliente, non di un obbligo. Inoltre, l’esercente che decide di non avere il POS può farsi pagare con un bonifico. Oggi con il web banking è diventato a tutti gli effetti facile e veloce da fare… sempre per un utente scafato, ma è già qualcosa!

È UNA GRANDE CAZZATA

Sei sicuro di non avere bisogno della mia sbufalata? Mi sembra che l’autocritica ti riesca benone di tuo…

SICURAMENTE SI VUOLE FAVORIRE QUALCHE CASA CHE LI COSTRUISCE, E CI SARÀ IL SOLITO GIRO DI TANGENTI, MA LO SAPETE CHE I MINISTRI HANNO LA CARTA DI CREDITO ILLIMITATA NON TRACCIABILE PAGATA DA NOI?

Aspetta, qualcosa non mi torna… quali sarebbero queste fantomatiche “case”? Le ditte costruttrici dei points of sale? Nomi e fonte, please. Facile lanciare il sasso e nascondere la mano, ancor più facile gridare all’interesse nascosto!

Sputtaniamotutti parla di favore alle banche, come sta scritto in calce alla foto. Se fosse vero, il pagamento col bancomat dovrebbe essere obbligatorio per tutti, cliente compreso. Qual è la parte di “obbligatorio per il solo commerciante” che sfugge? O che volete far sfuggire?

Infine, la leggenda metropolitana dei ministri con la carta di credito “illimitata e non tracciabile”, messa in giro da certi sitacci di pseudogiornalismo come catenaumana.it e informareperresistere.fr.

Anzitutto vi rimando a quest’ottima FAQ della AVCP. Essa contenente alcune delucidazioni generali e una spiegazione su cosa possa essere definito come “tracciabile”.

In secondo luogo, avete presente l’estratto conto? Quello è un esempio di tracciabilità, seppure grossolano. Ogni operazione eseguita sul conto corrente, dal versamento al prelievo passando per i pagamenti, è registrato nel database della banca. Qualsiasi operazione è documentata, provata e riproducibile all’attenzione delle Rorze dell’ordine, per esempio la Guardia di Finanza, qualora vi sia un legittimo sospetto.

Se fosse vero che i conti correnti dei ministri non siano tracciabili, come mai si ostinano a produrre le “bustarelle”? Come mai la maggior parte degli accordi tra privati, a scopo corruttivo, comprendono spintarelle, regalie, pagamenti in nero o favoritismi? Il database può registrare l’avvenuta operazione, con tanto di luogo, ora e data, ma non sempre spiega il perché. La causale del bonifico può essere registrata, ma essa può dimostrarsi farlocca o sospetta. Si potrebbe parlare dell’esistenza di conti segreti nei paradisi fiscali, ma questo non vuol dire che non siano tracciabili. È più facile, a questo punto, consegnare di persona i soldi in contanti.

Non so se ricordate il caso Tangentopoli. L’allora PM Antonio di Pietro scoprì due conti segreti intestati a Mario Chiesa, denominati “Fiuggi” e “Levissima”. Una volta posti sotto sequestro, Di Pietro telefonò all’avvocato di Chiesa e gli ricordò che “l’acqua minerale era finita” (Wikipedia). Da quel momento – anche grazie alle transazioni registrate – fu possibile saldare l’impianto accusatorio contro chi avesse usufruito di questo sistema corruttivo. E si scoprì che il “sistema” era più grande di quanto immaginato.

Di nuovo: se fosse vero che la carta di credito dei ministri non è tracciabile, non avrebbero problemi a usarla e il compito, per la Giustizia, sarebbe più difficile. Qui si vuole confondere manipolando bellamente il concetto di segreto bancario, ovvero l’obbligo di chi lavora o ha lavorato in banca di non divulgare dati a terzi. Lo si vuole mescolare a una versione distorta del segreto bancario svizzero – un servizio che non esime la banca dalla collaborazione con la magistratura in caso attività criminali, processi penali, procedimenti di esecuzione forzata e frode fiscale. Spetta poi ai magistrati unire i puntini e trovare la soluzione al caso.

Anche la storia dell’assenza di limiti è disinformazione bella e buona. Oltre alla facile battuta “prima o poi i soldi finiscono”, si parla di limite inteso come tetto di spesa per periodo. La rimozione di questo tetto giornaliero, settimanale o mensile, è un privilegio disponibile ai soli clienti che la banca riconosce come “solvibili oltre ogni dubbio”. Stiamo parlando di gente con cifre altissime sempre disponibili. Il punto è che resta comunque il pagamento, alla data di scadenza, dal conto corrente a cui è legata la carta. Potresti anche spendere cinquecento fantastilioni di godzilliardi di dollari in un giorno, ma il tuo conto corrente deve avere tale disponibilità alla data di scadenza. E no, non esiste il conto corrente che batte moneta da sé. Non lo fa neppure la banca.

In tutto questo, cosa c’entrano i ministri? Niente. Si tratta di mero populismo diretto da gente frustrata con la sola voglia di “sputtanare tutti”.

L’importante è turlupinare l’uTonto. L’importante è raggiungere quell’apice in cui la menzogna diventa realtà perché ripetuta da tutti, indistintamente. È questo ciò che conta, per loro.

Il Ninth

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