Il signor M. e il trasporto animali vivi

TRASPORTOANIMALI

L’abbiamo sempre ribadito ed è opinione comune della redazione: proteggere gli animali è un intento nobile, ma come per tutte le cose, la calda emotività deve lasciare spazio al freddo raziocinio e a un lucido occhio critico.
Con la diffusione capillare dei social network, qualcuno potrebbe pensare di adoperarli come “rampa di lancio” per denunciare crimini e misfatti assortiti. Quando si vuole compiere un atto civile di questa fattura, bisogna sapere con certezza se l’accusa mossa è decente. Il rischio è di aizzare la folla contro una vergognosa berlina, rischiando un procedimento penale per diffamazione.

Succede così che un signore su Facebook, che chiameremo M., decida di pubblicare quattro foto di un autocarro accompagnate dall’accusa riportata di seguito.

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Spero stiamo scherzando… transporto animali vivi diretti al Macello?? Ci sono due CANI??? DENUNCIARE SUBITO LA TARGA è…

Secondo il signore in questione, la motrice sarebbe adibita al trasporto di animali al macello e la presenza di due cani al suo interno lancerebbe una brutta ombra su ciò che mangiamo.

Per la prima affermazione, non c’è molto da dire. Un rapido controllo fa emergere che la società accusata non si occupa di trasporto animali al macello, ma di transumanza. Lo stesso viene affermato da un delegato, come riportato fra i commenti dallo stesso signor M…

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il quale corregge prontamente, ma si “rifiuta di cancellare il post”, disobbedendo alla richiesta. Ad aggiungere sale alla ferita, egli “cala l’asso” lanciando un’ulteriore accusa:

Anche se come afferma la società si tratta di TRANSUMANZA… ieri a Roma c’erano 38 gradi..

Secondo il signore, “a Roma c’erano 38 gradi” e questo dovrebbe essere sufficiente a mantenere viva l’accusa di maltrattamento. Per quanto concerne i due cani, essi non dovrebbero trovarsi assieme alle pecore, poiché non previsto dal regolamento europeo sul trasporto di animali vivi. Infine, la transumanza “non si fa” quando ci sono 40°C (ma non erano 38°?).

Un’accozzaglia di falsità grossolane che tradiscono solo una gran voglia di “far casino” nel nome degli animali.

Partiamo con il concetto di temperatura effettiva. Essa viene registrata da qualunque termometro e non subisce gli effetti dell’umidità o del vento, come accade invece con la temperatura percepita. Quest’ultima è la sensazione di caldo o freddo che noi proviamo e tiene conto di un insieme di fattori ambientali, tra cui l’umidità e il vento. Ovvio che una temperatura percepita di 38°C sia ben diversa da una temperatura effettiva di 38°C. La temperatura effettiva registrata a Roma il 5 giugno 2015 è stata di 30°C, con una minima di 17°C.

Da dove il signor M. abbia ricavato il valore, ce lo spiega in un commento: dalla temperatura segnata dal “termometro” della macchina.

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La domanda sorge spontanea… quando avrebbe scattato la foto, da fermo o in movimento? La questione è legata ai sensori termici installati sulle auto.

Se proprio vogliamo essere pignoli, il signor M. avrebbe dovuto specificare il modello della sua vettura. A seconda del modello, i sensori possono infatti trovarsi in posizioni diverse: in una BMW, per esempio, esso si trova nella presa d’aria di raffreddamento dei freni anteriori, al lato sinistro; nelle FIAT di ultima generazione, li troviamo sotto lo specchietto retrovisore.
Come riportano i manuali d’istruzione, la temperatura registrata dai sensori a macchina ferma può essere inficiata da molti fattori, primo fra tutti l’esposizione al Sole. Perché i sensori registrino un valore corretto, bastano 10 o 15 minuti di movimento perché sia possibile registrare la temperatura esterna, in media combaciante con i termometri che vediamo in città o per le strade. La funzione dei sensori della macchina torna utile in caso di temperature particolarmente fredde. Soprattutto in inverno, il rischio di incontrare una strada ghiacciata è all’ordine del giorno: una pronta segnalazione ci permette di guidare con prudenza su strade all’apparenza sicure. Ecco perché appare un fiocco di neve qualora la temperatura registrata dai sensori scenda al di sotto di un determinato valore.

Stiamo però parlando della temperatura esterna all’abitacolo di chi guida, senza introdurre eventuali difetti da parte dei sensori – sfasature, lunga esposizione al sole, negligenza nel controllo sensori. Anche se la temperatura esterna rilevata dai sensori combaciasse con quella riportata da qualunque “termometro” esterno – i cartelloni elettronici pubblicitari, per esempio – l’accusa di maltrattamento non sussisterebbe. Come si potrebbe infatti denunciare un veicolo di trasporto animali in base alla rivelazione della temperatura esterna anche all’automezzo da denunciareCome può il signore in questione denunciare un presunto maltrattamento condotto all’interno di una vettura non sua, adoperando come prova la temperatura esterna rilevata dai suoi sensori? C’è bisogno di un rilievo diretto fatto all’ombra, dunque all’interno del veicolo sotto accusa, non fuori!

Il signor M. poteva anche constatare che i mezzi adibiti al trasporto di animali sono areati. Viene da chiedersi se avrà notato l’assenza di teloni, oppure la presenza di finestre e dell’enorme ventola sulle sponde laterali. Dopotutto, ha le prove fotografiche!

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Inoltre, si presume che il camion sia stato fotografato in movimento. Avete idea di quanto volume d’aria venga spostato durante il viaggio, soprattutto a determinate velocità? Vi invito ad aprire i finestrini mentre viaggiate fra gli 80 e i 100 km/h, ovvero il limite massimo di velocità imposto agli autocarri fra le 3,5 e le 12 tonnellate. Risparmiereste un gilione di euro sull’aria condizionata.

(Poi non lamentatevi quando andrete a fare rifornimento ogni due per tre…)

Quanto alla questione “trasporto animali vivi di specie diverse”, è vero: il regolamento europeo si esprime a riguardo (1.12).

Gli animali sono accuditi e trasportati separatamente nei seguenti casi:
a) animali di specie diverse;
b) animali di taglia o età significativamente diverse;
c) verri o stalloni adulti da riproduzione;
d) maschi sessualmente maturi e femmine;
e) animali con corna e animali senza corna;
f) animali reciprocamente ostili;
g) animali legati e animali slegati.

Ma poco sotto, esattamente due pixel più in basso, spunta una particolare eccezione (1.13).

Le lettere a), b), c) e e) del punto 1.12 non si applicano qualora gli animali siano stati allevati in gruppi compatibili, siano abituati gli uni agli altri, qualora la separazione causi loro disagio o qualora le femmine siano accompagnate da prole non ancora autosufficiente.

Con ogni probabilità, quello in foto è il cane del pastore, dunque il gregge è abituato alla sua presenza. A occhio e croce, direi che è un pastore maremmano. Il pastore sarà, a questo punto, nell’abitacolo dell’autocarro.

Capite perché per muovere un’accusa è necessario avere prove solide? Fossi nel signor M., cancellerei immediatamente il post. Mi risparmierei una sonora denuncia per diffamazione a mezzo Internet…

Il Ninth, l’amico degli animali ben cotti
(theninth chiocciola butac punto it)