In bocca al lupo?

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Ne aveva già parlato il Capo in precedenza sulla vecchia piattaforma Blogspot, ma repetita iuvantno, a “in bocca al lupo” si risponde “crepi”. Fa piacere che i lupi siano apprezzati, ma qui siamo di fronte a una reinterpretazione linguistica, probabilmente pensata da un “fan” per rivalutare la figura del lupo.

Il testo gira con la stessa formula.

Non tutti conoscono la bellezza del significato del modo di dire “IN BOCCA AL LUPO”. L’augurio rappresenta l’amore della madre-lupo che prende con la sua bocca… i propri figlioletti per portarli da una tana all’altra, per proteggerli dai pericoli esterni. Dire “IN BOCCA AL LUPO” è uno degli auguri più belli che si possa fare ad una persona. E’ la speranza che tu possa essere protetto e al sicuro dalle malvagità che ti circondano come la lupa protegge i suoi cuccioli tenendoli in bocca. Da oggi in poi non rispondete più “crepi” ma “grazie di cuore”.

Una ricostruzione condivisa soprattutto dalle pagine dedicate agli animali. Qui sotto un esempio dalla pagina dell’Ente Nazionale Protezione Animali, sezione di Roma.

crepi il lupoIn realtà, la frase scaramantica deriva dal gergo dei cacciatori. Restiamo in tema di canidi e vediamo come l’Enciclopedia Treccani ci illumina a riguardo: il lupo è entrato nell’immaginario comune come un animale impetuoso e vorace ed “è divenuto il simbolo della forza avida, della prepotenza contro l’innocenza indifesa”. Una forza della Natura sempre inquadrata come nemica e avversa all’uomo, capace di seminare terrore anche tra le fila dei cacciatori più coraggiosi.

Nel numero 33 dell’Ottobre 2006 di La Crusca per Voi, l’Accademia della Crusca risponde alle domande sull’origine della frase “in bocca al lupo” e conferma le radici storiche dell’icona di crudeltà e cupidigia alla quale rimanda questo formidabile animale.

Già il Vocabolario degli Accademici della Crusca nella sua prima edizione del 1612 definisce il lupo come ‘animal salvatico voracissimo’, citando tra l’altro l’espressione gridare al lupo e proverbi quali il lupo cangia il pelo ma non il vezzo e chi pecora si fa il lupo se la mangia. Nella sua terza edizione ilVocabolario riporta l’espressione ‘andare in bocca al lupo’ con il significato ‘andare nel potére del nimico, incontrare da sé il pericolo’ citandone il seguente esempio tratto da Guittone d’Arezzo e datato 1294: «Ma la povera femmina, accostandosi a quell’huomo, si accorse d’essere andáta in bocca al lupo».

La risposta “Crepi!” ne è la logica conseguenza:

un’estensione pragmatica all’insieme di situazioni in cui alla lingua viene attribuito il potere magico di scongiurare la mala sorte. Un significato performativo analogo si ritrova in varie altre espressioni con il verbocrepare, tra cui Crepi l’avarizia!, Crepi l’astrologo!, anch’esso usato per scongiurare un cattivo presagio, nonché nelle imprecazioni con funzione di malaugurio: Crepa!, Che tu possa crepare!, Ti pigli il lupo! Che tu sia il pan dei lupi! citati nel Grande Dizionario della lingua italiana di S. Battaglia (Torino, UTET, 1961-2002).

Nessuna menzione sulla protezione della lupa con i suoi piccoli. Neppure un accenno, neppure nelle altre lingue a noi vicine, come il tedesco e il francese. Qualcuno ha voluto ipotizzare un riferimento al mito di Romolo e Remo, allattati da una lupa (Sapere.it) ma così la risposta apotropaica perderebbe senso.

In sintesi, la storiella della lupa è una emerita sciocchezza. Dal 2006 non ci sono stati aggiornamenti a riguardo, ma se vi fossero stati, state certi che la Crusca sarebbe la prima a sbandierarla al mondo.

Nella prima versione Maicolengel ha optato per l’attacco diretto, ma io preferisco il beneficio del dubbio  dopotutto, siamo di fronte a una bufaletta innocua. Probabilmente, chi ha voluto mettere in giro questa panzana voleva portare il grande pubblico dei social network a ripensare alla figura del lupo. L’espediente del “vero significato” sarebbe dunque una mera scusa per reinventare un mito altrimenti negativo rinforzando, e a un tempo solleticando, la sensibilità verso il mondo animale. Il pezzo rivelerebbe così la sua vera identità: un impacciato tentativo espresso stentatamente.

Se la storiella fosse stata formulata in maniera diversa, nessuno avrebbe avuto da ridire. Purtroppo, sappiamo bene che con i “se” non si fa mai la storia…

Il Ninth
(theninth@butac.it)