ISIS, la bandiera francese e gli sciacalli

FRANCIA-BANIDERA-ISIS

Come ci aspettavamo, notizie come quelle di Parigi hanno stimolato la fantasia dei più beceri esempi di sciacallaggio mediatico: l’acchiappaclick senza ritegno.

Ci avete segnalato questo pezzo dal titolo davvero eloquente.

ISIS Afferma: ‘Rintracceremo chi ha la bandiera francese nel profilo’

truffa3Il sito che batte la notizia è AGENews.eu, un sito mai sentito prima. Secondo quanto riportato da loro, la strategia del terrore ISIS ora si sarebbe spostata sui social network: approfittando della solidarietà espressa da molti utenti – quella della bandiera francese sovrimpressa sulla vostra foto profilo – i terroristi dello Stato Islamico sarebbero in grado di rintracciare chi ha la bandiera francese nel profilo. Con l’intento, ovviamente, di ucciderli.

[L]a popolazione occidentale si è stretta in un grido di solidarietà. Anche i social network si sono mossi verso questa direzione, in particolare Facebook che pubblicizza il cambio dell’immagine del profilo con lo sfondo della bandiera francese. Questa politica solidale però non è stata vista sotto buon occhio dai componenti dell’ISIS che annunciano in questo video: “Rintracceremo chi ha la bandiera francese nel profilo”.

Notizie così cavalcano la paura nata dopo la tragedia parigina e sfruttano la falsa reazione di coraggio, alimentata dall’indignazione: una volta letta la notizia, chi ha scelto la bandiera francese come forma di solidarietà verso le vittime tenderà a rinforzare le proprie idee. Magari sbattendo questo link fra le proprie condivisioni.

Il pezzo non ha fonte, nessun riferimento ad altre testate che potrebbero aver riportato la notizia. Si scopre infatti che non si tratta solo una bufala italiana, ma anche internazionaleSnopes parla di una notizia simile, che riporta la falsa minaccia di miliziani del DAESH pronti a rintracciare le mogli dei militari americani impegnati contro di loro. Ovviamente basta un poco di sale in zucca per capire che un’azione del genere non avrebbe alcun senso: quanti milioni di utenti ha Facebook? Quanti di questi hanno sovrimposto il filtro francese? Tanti, troppi da cercare uno ad uno.

In calce all’articolo abbiamo un falso collegamento a un video di YouTube che, nella logica della notizia inventata, dovrebbe esserne la fonte. In realtà è soltanto uno sporco trucco per la monetizzazione. Il link non sembra funzionare, ma in realtà rimanda a un collegamento che conteggia il vostro click e lo converte in Euro. Proprio così: questi sono articoli truffa ideati per sfruttare la vostra rabbia a scopo di monetizzare. Sputando sulle tombe dei morti.

Ma chi sarebbe questa AGENews? Nulla più di un sito che raccoglie la spazzatura di Internet. Cliccando su “Redazione”, si legge che essa sarebbe composta da

blogger giornalisti professionisti che collaborano da tempo per creare un portale fatto di informazioni di qualità, nell’era in cui l’informazione sta diventando solo spazzatura. Age News si propone dunque come il nuovo portale dell’informazione con articoli di qualità e curati nei dettagli.

“Articoli di qualità”? E quali? Quelli che rimandano a lotterie poco trasparenti dove si illude il lettore di vincere un iPhone? O quella che solletica la più profonda delle indignazioni alludendo a una violenza sessuale su minoreper poi rimandare al trucco di cui sopra, ovvero il falso link YouTube? Per non parlare delle notizie sommarie, scritte con sufficienza e con quel tono che avrebbe Giorgio Mastrota se fosse sotto MDMA. “Il miglior metodo per bruciare il grasso in eccesso” vi dice nulla?

Accedendovi normalmente da qualunque PC, AGENews ha un tema che non fornisce immediatamente la data della notizia – solo l’orario in cui è stata messa in linea. Il sito però fornisce anche una sezione mobile: normalmente è visibile andandovi sul cellulare, ma dal PC basta cambiare la stringa finale dell’indirizzo da ?m=0 a ?m=1. Così facendo, il layout del blog fornisce la data completa, raccogliendo sotto quella data ciascuna notizia postata.

Si scopre così che in prima pagina, l’ultima notizia visibile è quella fuffa sull’ISIS.

truffaMa dalla SECONDA pagina, si scopre che la prima notizia risale al 20 ottobre 2015.

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Un intero mese di assenza. Probabilmente, in quel periodo gli pseudogiornalisti hanno capito che la barca stava affondando e hanno deciso di non scriverci più nulla. Curiosamente, ritornano attivi il 15 novembre – due giorni dopo l’orrore in Francia. Quale ghiotta occasione per banchettare sulla paura altrui…

Quale professionalità emergerebbe? Qual è il concetto di “professionalità”, per quelli di AGENews, nel becero tentativo di arrivare tra le prime pagine di Google sfruttando la tragedia?

Lasciate che vi dica quanto sia arrivato a odiare gli sciacalli, dal momento in cui ho iniziato a scrivere per BUTAC. Ci sono 3,72×10¹³ cellule nel corpo umano – questo stando a dati parziali. Se la parola “odio” fosse incisa su ogni singolo nanoangstrom di queste decine di migliaia di miliardi di cellule, non equivarrebbe che a un miliardesimo dell’odio che provo in questo microistante. Per loro.

Mi auguro che qualcuno tiri la catena. E faccia tornare questo schifo da dove è venuto.

Il Ninth
(theninth@butac.it)

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Di recente ho preso l’abitudine di inserire una traccia musicale al termine di ciascun mio articolo. Alcune delle canzoni scelte erano in linea con quanto scritto, altre erano semplicemente di accompagnamento.

Quando sentii le notizie degli attacchi a Parigi, io ero in compagnia di alcuni amici. Stavamo giocando una sessione di ruolo ambientata nella Terra di Mezzo. Eravamo impegnati a sciogliere una maledizione, mentre l’hobbit della nostra compagnia cucinava cinghiale… cotto nel fango, perché aveva sbagliato il tiro. Eravamo lontani dal mondo. Ridevamo, giocavamo, scherzavamo.

All’improvviso, uno di noi sobbalzò sulla sedia, lo stordimento in volto, la voce atona, gli occhi attoniti: “Hanno attaccato Parigi. Ci sono centinaia di morti.”

Accendemmo la televisione in cerca di edizioni straordinarie. Qualcuno scorse i post su Facebook in cerca di notizie. Uno di loro aveva anche parenti in Francia. Tornammo a giocare, ma nessuno sembrava più voler ridere e scherzare come prima.

Sulla via per tornare a casa, parlai con un’amica via messaggi su Facebook. Cercai di tranquillizzarla, aveva già avuto una giornata terribile. Le ricordai che non doveva avere paura, che la paura uccide la mente; che la paura è la piccola morte che porta con sé all’annullamento totale. Sono parole, quelle di Frank Herbert, che ricordo molto spesso ultimamente, al quale mi appiglio quando si tratta di sbufalare.

Una volta in camera, mi infilai a letto. Rilessi ciascuna notizia, mi impegnai a capire cosa fosse successo.

L’unica cosa che riuscivo a comprendere è che qualcosa si era infranto, e che adesso camminavamo sui pezzi di vetro – un eterno memento della fragilità umana.

In mente avevo questa canzone. Che oggi, se voi lettori me lo permetterete, vorrei dedicare ai morti in Francia.