Questo articolo è frutto di una segnalazione – ciao JD, salutami No alle Pseudoscienze. Ancora una volta torniamo a occuparci di TzeTze.it, o meglio di uno dei suoi contenuti che continua a girare soprattutto fra i violenti oppositori dello “strapotere delle banche”.

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La storia è materiale da leggenda: Olaf Grìmsson, quinto presidente dell’Islanda, starebbe pagando “il mutuo” ai suoi cittadini per non permettere che “la speculazione delle banche” pieghi ancor di più il popolo. Parole decisamente messianiche che nascondono un forte elemento demagogico di sicura presa sul lettore incauto. È solo uno dei tanti tasselli che compongono il mosaico del mito Internet coltivato nei confronti dell’Islanda: bellissimo da ammirare da lontano, ancor più favoloso da descrivere, in realtà complesso e frammentario a un’analisi ravvicinata. Con questo articolo cercherò di essere il più chiaro possibile.

Partiamo dall’inizio. Siamo nel 2008, annus horribilis per la finanza mondiale; crollano Landbanski e Glitnir, due istituti di credito islandesi, a causa di investimenti azzardati. Per farvi capire meglio cosa comporti il fallimento di una banca, leggete qui. La Landbanski ha un ramo, Icesave, che trova depositanti nel mercato inglese e olandese. Quando il governo islandese decide di nazionalizzare la Landsbanki (7 ottobre 2008) Icesave salta, lasciando gli inglesi e gli olandesi che ne hanno usufruito con le tasche vuote.

Da qui inizia una lunga battaglia legale dai contorni complessi. Come riportato da Fabrizio Goria de Linkiesta.it – al momento offline, ma qui trovate una copia temporale –

[e]ssendo una banca privata a essere saltata, non c’è motivo per il quale sia Reykjavík a dover pagare per i danni provocati da Landsbanki. In realtà, dato che l’Islanda ha adottato la direttiva europea 94/19 dal primo gennaio 2000, anche le banche islandesi sono rientrate nel Fondo di garanzia per investitori e depositanti, attivato tramite l’atto 98/1999. Il Fondo garantisce fino all’equivalente di 20,887 euro, ma dal maggio 2008, proprio a causa del lancio di Icesave, Landsbanki decide di adottare lo schema di garanzia dei depositi usato in Olanda, il cui limite minimo di garanzia sarà poi innalzato da 40.000 euro fino a 100.000 euro. Allo stesso modo, si adottò il modello britannico per il Regno Unito, che garantiva fino a un massimo dell’equivalente di 50.000 sterline.

Una questione di lana caprina: da una parte una banca che non vuole indennizzare con la stessa cifra delle direttive europee, dall’altra i depositanti che rivogliono indietro i soldi dopo il clamoroso default. Un concetto ben diverso dal “non ripaghiamo il debito” voluto dalla “speculazione delle banche”, tanto caro ai sovranisti e a certi grillini d’assalto.

Nel frattempo gira la storiella del governo islandese che “paga i mutui” per andare contro lo “strapotere delle banche”. Notizia assolutamente infondata, che alimenta quella leggenda secondo la quale lo “Stato Islandese” avrebbe a cuore i suoi cittadini. In realtà le banche avrebbero optato per il debt forgiveness, ovvero la cancellazione del debito per almeno un quarto della popolazione, ma anche qui occorre specificare bene. Però è chiaro che

households are worse off now than they were, not better off, and the debt relief programs were little more insubstantial political maneuvering to gain votes, not proper debt amnesty like that campaigned by the Occupy movement.

More on indexation Icelandic loans: 1 2

The kicker with the loan system in Iceland is that only idiots took loans that were indexed-linked to a foreign currency. Anybody who is numerate and sat down with the numbers could see that the foreign currency loans were an incredibly stupid risk to take so all of the sensible people, the people who have received little to no debt relief, took the price index-linked loans. The idiots and those irresponsible took the foreign currency linked loans and have now been rewarded with a disproportionate share of what little debt relief there has been.

Stesso discorso condiviso da Phastidio.net, già riportato nel 2012:

il crac del sistema finanziario islandese è stato sanguinosamente costoso per la collettività. Lo stato ha nazionalizzato praticamente tutto il sistema creditizio, che in precedenza era privato. […] Oltre a ciò, il paese non appare ancora stabilizzato, malgrado la grossa mano fornita dall’export e dal crollo del cambio della corona. La presenza di stringenti controlli sui capitali, inoltre, ha creato una nuova bolla immobiliare che è indirettamente responsabile dello stato di pre-dissesto della struttura pubblica che emette e garantisce mutui, che presto dovrà essere salvata con ulteriore esborso a carico dei contribuenti islandesi. E se non vi bastasse, il paese sta comunque negoziando l’accesso all’euro.

Nel gennaio 2013, l’EFTA dichiara che la copertura dei depositi per i depositanti Icesave dev’essere inferiore a quella dei 100.000 €. Se da una parte si tratta di una vittoria importante per il popolo islandese, dall’altra non lo è pienamente. L’indennizzo deve comunque avvenire, anche con una cifra ridotta; l’Islanda deve pagare. Giusto per semplificare, rimando ancora una volta a Phastidio.net e al suo riassunto in merito.

  1. l’Islanda non ha ripudiato il proprio debito pubblico verso non residenti;
  2. Il dissesto era relativo alla controllata estera di una banca privata islandese andata fallita;
  3. I governi dei paesi che ospitavano tale controllata avevano chiesto all’Islanda di essere indennizzati in base alla nuova direttiva europea, cioè per 100.000 euro a cranio di depositante;
  4. Il governo islandese ha indennizzato i depositanti esteri usando le leggi locali all’epoca vigenti, ed ha visto riconosciute le proprie ragioni da una sentenza della corte dell’EFTA;
  5. I contribuenti islandesi hanno pagato e stanno pagando per onorare i debiti di Icesave. Pagano il giusto (secondo l’EFTA), ma pagano;
  6. …e stanno pesantemente pagando anche per la nazionalizzazione del proprio sistema bancario fallito. Com’è che era? “Il vostro debito non lo paghiamo”?

Infine, è del 2014 la comunicazione del recupero di 1,36 miliardi di sterline dalla Landsbanki, a cui faceva riferimento la Icesave. In più, la stessa Islanda ha anticipato al Fondo Monetario Internazionale altri 400 milioni di dollari del prestito da 1,2 miliardi ricevuto nel 2008, sull’orlo del collasso. (fonte)

Con buona pace di chi crede… ancora una volta, siamo di fronte a una grande disinformazione mirata.

Il Ninth