Voglio essere onesto con voi: la prima volta che ho letto del gorilla Koko, ho pensato subito ad Amy del film Congo.

Questa gorilla si chiama Koko e ha 44 anni. Si tratta di un animale molto intelligente, in grado di comunicare con il linguaggio dei segni. […] l lavoro di apprendimento iniziato con pazienza quando aveva un anno, ben 43 anni fa, ha permesso oggi alla saggia gorilla di lanciare un messaggio all’umanità, un messaggio straordinario che rapisce per la profondità e l’intensità delle parole.

Così scrive ReteNews24, ma è più o meno questo il leitmotiv su tutti i giornali. Quale sarebbe questo importantissimo “messaggio all’umanità”?

Io sono gorilla, io sono i fiori, gli animali. Io sono natura. Koko ama uomo. Koko ama Terra. Ma uomo stupido. Koko dispiace, Koko grida. Tempo fretta. Aiutare la Terra! Presto! Proteggere la Terra. Natura ti osserva. Grazie.

Potete ascoltare in questo video qui sotto:

Cosa c’è di vero in questa storia? Molto poco. Siamo di fronte a un forte esempio di sensazionalismo per raccattare qualche like e un paio di click sfruttando il debole per gli animali dei nostri amici animalisti. (Nessun sarcasmo qui: lo sapete che siete diversi dagli animalari che rovinano la vostra reputazione.)

Partiamo dai fatti e per questa volta possiamo far riferimento alla pagina Wikipedia a lei dedicata. Il video è una sorta di spot per la XXI Conferenza delle Parti dell’UNFCCC, altrimenti nota come COP21. Koko, la gorilla, è da sempre seguita dalla psicologa animale Francine Patterson, detta “Penny“. Koko è stata fin da piccola l’oggetto di un esperimento molto particolare: è stata esposta al linguaggio dei segni e, a un tempo, ad alcune semplici parole in lingua inglese. Stando alla stessa Patterson, la femmina di gorilla sarebbe in grado di comprendere più di mille parole inglesi. Una storia eccezionale, con molti però.

È più probabile che non sia stata lei a parlare di sua spontanea volontà, ma che si tratti di un preciso copione scritto da mani umane. A fare da contraltare a quest’affermazione ci pensa il Daily Mail, un giornale spesso molto sensazionalistico, ma che ha riportato queste parole della Gorilla Foundation:

We presented her with a script drafted by NOE and allowed her to improvise during a series of brief daily video discussion sessions.

Le abbiamo presentato un copione abbozzato dal NOE e le abbiamo permesso di improvvisare all’interno di una serie di brevi video giornalieri.

Perfino I Fucking Love Science riesce a spiegare la cosa, nonostante la deriva da clickbait che ha assunto di recente, e solleva dubbi proprio su come faccia un gorilla come lei a comprendere concetti scientifici, come i cambiamenti climatici, o astratti, come il tempo.

It must also be recognized that her ability to truly grasp the concepts about which she appears to “talk” in the video is questionable. For instance, her awareness of notions such as climate change and time unlikely to be strong. It has also not been verified by scientists not affiliated with the Gorilla Foundation whether or not she truly is able to grasp the syntax required to make complex statements, and how advanced her level of communication actually is.

Gli scienziati sono infatti d’accordo: Koko non conosce le regole della grammatica e della sintassi; l’uso che fa della lingua non supera quello di un bambino. Suona lapalissiano, ma l’interpretazione del linguaggio di Koko è soprattutto fornita da chi dovrebbe tradurne i segni – Penny, per esempio. Questo significa che l’interprete potrebbe trovare un particolare significato laddove, al contrario, vi sarebbe solo una concatenazione improbabile di segni. Ciò darebbe la falsa impressione che Koko sia capace di esprimersi autonomamente e con piena cognizione di causa.

Inoltre, visionando attentamente le registrazioni video dei “discorsi”, la comunità scientifica ha sollevato il legittimo dubbio che sia lo stesso traduttore a suggerire cosa dire attraverso movimenti involontari. Avete presente la storiella di Hans, il cavallo che sapeva contare?

Nel 1904 venne istituita una commissione d’inchiesta, presieduta da un eminente psicologo, Carl Stumpf, una commissione voluta dallo stesso proprietario del cavallo, convinto e probabilmente in buona fede, che Hans  fosse veramente, fra i cavalli, l’Einstein della matematica. Dopo un esame lungo e approfondito, la commissione dovette concludere che non c’erano trucchi nelle esibizioni del cavallo. Qualcuno però non era convinto dei risultati dell’inchiesta. Si chiamava Oskar Pfungst ed era uno studente del presidente della commissione. Con nuovi accurati esperimenti dimostrò che Hans riceveva dei segnali dal proprietario, oppure dalla persona tra il pubblico che gli poneva una domanda. Segnali che indicavano al cavallo il momento in cui doveva smettere di battere la zampa. Poteva essere semplicemente un battito di ciglia, un movimento del capo o delle narici, corrispondenti a un aumento della tensione in chi lo interrogava, quando il cavallo si avvicinava alla risposta.

Morale della favola? Koko non ha espresso nessun “messaggio” dall’alto di una sua improbabile saggezza. Si tratta invece di una trovata pubblicitaria scritta da persone interessate a sensibilizzare su un argomento scottante, come i cambiamenti climatici, adoperando un animale addestrato.

Restate scettici, restate diffidenti. Sono convinto che fra qualche anno l’uomo e gli animali potranno finalmente parlarsi fra di loro, dapprima con una tecnologia adeguata e poi, col tempo, attraverso linguaggi umani. Fino ad allora, è materiale per mattoni filosofici sconosciuti ai piùfinché non arriva il gruppo grunge di turno che si fa influenzare da essi.

Il Ninth
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