bufalaagitalia

Guido Spadotto ci segnala l’ennesima bufala di Agitalia, ormai nel mondo dell’informazione grazie all’incapacità cronica di controllare la veridicità dei comunicati stampa. Questa volta siamo di fronte a qualcosa di eclatante:

Mario Draghi trova un Bot del ’56 nella scrivania: vale 143mila euro

Un umile impiegato postale, casualmente omonimo del direttore della Banca Centrale Europea, avrebbe casualmente trovato un BOT del 1956 da 20.000 lire in una scrivania. All’inizio è convinto di non poterlo riscuotere, ma poi – what a coincidence! – gli viene in mente Agitalia che – quelle chance! – sembra esperta in merito.

Lo schema è identico, passo passo, alla bufala della sedicente casalinga che condivideva lo stesso nome di un personaggio della serie Peppa Pig. Si tratta di un canovaccio già visto, riassumibile in questo schema:

  1. Il protagonista è umile o appartenente a una determinata classe sociale
  2. Al protagonista capita qualcosa di insolito, ma che potrebbe portargli un grosso beneficio
  3. La singolarità dell’accadimento suggerisce al protagonista di rivolgersi ad Agitalia
  4. Dopo diverse vicissitudini, al protagonista è garantito l’arrivo del beneficio.

Uno schema non troppo dissimile dalle funzioni di Propp della fiaba ma che, a tutti gli effetti, ne segue la natura. E noi, come esseri umani, ci caschiamo tutte le volte.

Siamo convinti che si trattino di bufale, nulla di più. Eppure, c’è un motivo per cui questa agenzia continua ancora a far parlare di sé nonostante tutto. Già nel 2011 lo schema iniziava a formarsi con quello che poi sarebbe divenuto noto come “schema Canzona”: storie curiose oltre ogni limite, ma che conducevano tutte alla stessa identica firma. Recita così Investire Informati a Luglio 2011:

Tutto nasce da una leggenda metropolitana che di tanto appare su vari organi di informazione, secondo cui un vecchio libretto bancario con un saldo magari di 100 lire del 1956 darebbe diritto a riscuotere oggi svariate centinaia di migliaia di euro! Come ovvio, la notizia è del tutto infondata, e pare proprio che l’unico effetto concreto sia quello di dare pubblicità a chi cerca di spacciarla per valida.

Le bufale di Agitalia si sono ripetute più volte nel corso degli anni, quasi allo svenimento. Noi di BUTAC ne abbiamo parlato in quattro occasioni (1, 2, 3, 4). Non posso che far mio il pensiero di Investire Informati ed elaborarlo: le comunicazioni di Agitalia non sono altro che fantasiosi “spot su carta”, miseri Caroselli testuali che poco intrattengono, mostrando fin da subito l’evidente bisogno onanista – “consultate Agitalia, resterete soddisfatti”. Gente che ha bisogno di restare a galla il più possibile attirando potenziali clienti attraverso il passaparola. La pubblicità è l’anima del commercio e noi, lettori o spettatori, ne siamo i primi consumatori: appagati dalla possibilità di essere appagati, restiamo ammaliati dalla capacità di risolvere tutti i problemi sempre promessa dal magico mondo della pubblicità. È ciò che cerchiamo e, istintivamente, ci caschiamo.

Questo è un metodo come un altro per approfittarsene della buona fede dei lettori e racimolare qualcosa. Una tecnica non troppo lontana da certi siti di “notizie virali” che pretendono di mostrare “quello che i giornali non dicono”. Poco importa che la notizia sia falsa: basta che se ne parli, e faccia leva sugli istinti dell’uomo. E il nome continua a girare.

Se doveste leggere nuovamente qualcosa di simile o trovare il nome “Agitalia” nella notizia, non fate il loro gioco: non cascateci.

Il Ninth