MACELLO-SCUOLA

Sensibilizzare le persone è un’opera nobile quando questa è accompagnata da un pari nobile intento. Che si tratti di concentrarsi sui malati di AIDS o della volontà di rivendicare i diritti degli animali, coinvolgere un nutrito numero di utenze verso una causa ritenuta giusta comporta in sé una grande prova di fiducia da parte di sensibilizzatore e sensibilizzato. Esiste perciò un limite, dunque, oltre il quale non è lecito avventurarsi.

Prima di cominciare il discorso, vorrei giusto ringraziare Empatia degli animalisti mentre ti augurano un tumore per la segnalazione e annessa sbufalata. Mi sento però in dovere di completare il quadro e illustrare perché stiamo parlando di una scelta irresponsabile.

Il 4 gennaio la pagina Facebook Stella Vegan pubblica un post scioccante ad alto contenuto emotivo. L’intento sarebbe quello di sensibilizzare gli utenti alla presunta condizione di crudeltà nei mattatoi. Gli elementi ci sono tutti: la foto toccante coi bambini che piangono, il titolo urlato che cattura l’attenzione a caratteri cubitali:

“VISITA SCOLASTICA” AL MATTATOIO… QUESTA LA REAZIONE DEI BAMBINI!

stellavegan

La storia è semplice: alcuni studenti hanno partecipato a una visita guidata in un mattatoio e, “inorriditi nel vedere come le mucche vengono trasformate in carne”, avrebbero provato pena per la crudeltà sugli animali. La visita scolastica diventa dunque teatro di una storia agghiacciante e cruenta, perfetta per edificare la crociata di certi vegani/animalari che elevano una scelta personale a metro di misura di una “nuova umanità”. Perché, secondo questo post, i bambini lo devono aver capito: essere vegani è giusto e necessario.

Questa storia non è altro che la traduzione frettolosa di un articolo-bufala tratto da Newsweak.com, equivalente al nostro Lercio e richiamante una nota testata americana. Girava già nel 2010 ed è approdata sui lidi di BUTAC in un periodo antecedente alla nascita del blog – 17 maggio 2013, per essere precisi.

Fin qui sarebbe la norma: non è la prima volta che alcune pagine animalare spaccino fiabe edificanti per giustificare la scelta di vita come “via obbligata”.

Il nocciolo della questione sta nell’immagine adoperata.

Pigramente, La Stella Vegan ha ripreso la foto fasulla e, dando per vera la notizia, ha deciso di schiaffarci sopra il simbolo della pagina. Siamo nel 2015 e la tecnologia ha fatto grandi passi in termini di ricerca. Da un po’ di tempo esiste la ricerca per immagini, uno strumento molto potente che ci permette di trovare la fonte di qualsiasi foto. Se l’admin di Stella Vegan avesse fatto uno sforzo di onestà, avrebbe cercato quella foto. E avrebbe scoperto che risale al 2008 e ha poco a che vedere con gite, animali o scuole.

Si tratta infatti di un’immagine scattata dopo un raid di missili Qassam ad Ascalona, nel distretto meridionale di Israele. Qui una carellata di immagini dove troverete la foto in questione, e qui l’articolo datato dicembre 2008 dal quale è stata più probabilmente tratta.

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Capirete dunque dove si trovi il limite di cui accennavo all’inizio. Sensibilizzare uno o più individui “a un problema” o “a una situazione” comporta il richiamo dell’attenzione “con opportuni mezzi” (Treccani). Inevitabilmente, uno dei più utilizzati coinvolge la più potente espressione della macchina umana: la capacità di provare sentimenti. Quando “ragioniamo” per sentimenti, però, non prestiamo la dovuta attenzione; le nostre barriere si abbassano, la nostra incredulità è sospesa di fronte a una prova di umanità. In quel momento siamo vulnerabili e disposti a credere a qualunque cosa.
La responsabilità dell’uomo che sensibilizza sta nel limite della stessa sensibilizzazione: raccontare i fatti, senza mentire al pubblico.

Il post di Stella Vegan non è soltanto sciocco nella sua “missione” di convincere gli utenti che diventare vegan sia più di una scelta morale. A prescindere dalla gravità dell’immagine adoperata, giustificare una scelta personale attraverso la menzogna e l’imposizione emotiva non aiuta la causa. A dirla tutta, dimostra che forse neppure chi diffonde questa “consapevolezza” ci creda fino in fondo, e debba cercare la storia convincente non tanto per gli altri, quanto per se stesso.

Davanti a un errore così grossolano, l’unica cosa da fare è chiedere ammenda ai fan della pagina. Ma così non è stato e alla vergogna si è aggiunta altra vergogna. Invece di rettificare, l’admin della pagina ha modificato più volte il contenuto del post, e solo dopo alcune ore ha ammesso la verità. Un comportamento sinceramente scorretto.

L’ultima versione contiene un disclaimer sinceramente ridicolo:

QUESTA “VISITA SCOLASTICA”, E’ UN RACCONTO… DOVE SI CELA PERO’ LA CRUENTA VERITA’!

Ammette che si è trattato di una storia falsa… che però comunque “ha del vero dietro”, quindi “ho ancora ragione io”. Quale sarebbe questa “verità” che lei avrebbe visto e di cui sarebbe pronta a testimoniare? Non ci è dato saperlo, se non attraverso due video girati da altre persone, presumibilmente vegane, che mostrano la macellazione ad alcuni dipendenti di McDonald’s. Ad aggiungere sale alla ferita, viene data l’impressione che quei macelli siano voluti dall’azienda per cui lavorano. Di nuovo: è questa la verità che bisogna accettare, quella raccontata da altri senza alcuna conferma? Un video non basta a dimostrare la natura crudele dei macellai. Costringere qualcuno a cambiare stile di vita attraverso l’imposizione e il senso di colpa non è sensibilizzazione, è violenza psicologica pura e applicata. Cose che non aiutano per nulla la causa vegan/animalista e la fanno odiare ancora di più.

L’admin de La Stella Vegan avrebbe potuto tacere, a questo punto, e tornare a parlare di ricette vegan – a mio avviso deliziose. Invece, colma di rabbia, eccola scrivere l’ennesimo post irresponsabile in cui punta il dito verso gli altri che “non hanno capito”, “non hanno letto fino in fondo”. Altri che, fra parentesi, sarebbero anche suoi lettori. Le accuse hanno il sapore della sconfitta personale e dell’immaturità, esposta in toto nella gloria del caps lock.

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– QUANTI DI VOI HANNO LETTO CHE IL POST DEI “BAMBINI PORTATI IN GITA AL MATTATOIO” E’ UN RACCONTO CON TANTO DI LINK DELL’ARTICOLO??
No, cara Stella Vegan, la domanda è piuttosto un’altra. Quanti di loro hanno capito che la storia dei bambini è un racconto tratto da un aggregatore di notizie false, dunque una bufala in piena regola? Fino alle 16.52 del 4 gennaio 2015 – carta canta (1, 2) – il post non diceva alcunché a proposito della vera natura del testo in questione. È stato spacciato per vero, e lo stesso è stato fatto da altre pagine animaliste o in difesa dei diritti degli animali.

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Spingersi a raccontare una menzogna a quasi trentottomila fan per giustificare la propria scelta di vita; strumentalizzare il dolore di un bambino – sofferente per tutt’altro motivo – per veicolare un messaggio che non va al di là della mera scelta personale; alimentare d’irrealtà chi ti segue attraverso il cucchiaio della propria dissociazione cognitiva; incentivare tutto questo, in sintesi, non è sensibilizzazione, ma violenza psicologica bombardata a tappeto sulla buona fede e sull’ignoranza altrui.

Non basta “leggere fino in fondo a quello che scrivo” (sic!) perché venga meno l’accusa di falsità. La storia è falsa, il sito da cui è stata tratta raccoglie notizie fasulle; i video non rendono più vera una storia già falsa di suo, serve soltanto gettare fumo negli occhi.

Lo stesso in cui vivono quelli dell’admin e, forse, milioni di altri “convinti vegan”.

Molti pensano che BUTAC sia contro gli animalisti o stili di vita diversi come, appunto, il regime vegan. Nulla di più sbagliato: noi siamo contro l’imposizione irrazionale di un modello che, a prescindere dai benefici medici, non va al di là della mera scelta personale. È questo ciò che dev’essere: una scelta, una libera scelta compiuta con maturità e buone ragioni a suo seguito, finché le scelte personali non vadano a imporsi su quelle altrui. È il limite da rispettare, per non essere definiti sciacalli dei sentimenti altrui.

Se al ristorante non ci lamentiamo di ciò che gli altri mangiano od ordinano, perché dovremmo forzare la nostra libera scelta su chi mangia in maniera diversa dalla nostra?

Il Ninth