MARIJUANAEMIRACOLI

Ci avete segnalato questo articolo piuttosto vecchiotto sulla marijuana, datato 2014 o giù di lì. Altri siti hanno ribattuto la stessa notizia, in forma più o meno articolata. Non cambia però il succo del discorso: pura disinformazione redatta da articolisti che, per quanto mi riguarda, farebbero meglio a spalare letame dal Gennargentu.

Si parte già male con un titolo che grida all’ennesimo, presunto traguardo-miracolo raggiunto dalla marijuana.

MARIJUANA E CANCRO, LO STUDIO:
“LA CANNABIS DISTRUGGE LE CELLULE TUMORALI”

Davvero? Cavolo, allora zio Bob ha chiesto miracoli alla Maria sbagliata

Cuore dell’articolo, uno studio scientifico serio pronto a dimostrare la validità della marijuana.

Il tetraidrocannabinolo (noto come THC o Delta-9-Tetraidrocannabinolo) e il cannabidiolo, rispettivamente un principio attivo e un metabolita della cannabis, contribuiscono alla distruzione delle cellule tumorali stimolando la formazione di una proteina specifica, la ICAM-1, che agendo sulla superficie delle cellule aggredite dal tumore le aggrega e le fa scoppiare.

weed-lifestyleIl simpatico articolista non ha fatto altro che copiare tranquillamente quanto riportato dall’abstract dello studio – ne parleremo dopo a proposito – ma siccome stiamo parlando di Leggo e probabilmente la paga è pari a un panino al prosciutto, l’articolista ha letteralmente ricopiato di sana pianta alcune frasi chiave da un’altra fonte già pronta: BlitzQuotidiano.

La maledettissima abitudine (non solo nostrana) dell’informazione alla cazzomannaggia scorre potente nel fannullone dietro l’articolo di Leggo.

“Siamo ancora lontani dal mettere in pratica la nostra scoperta in una terapia clinica. Tuttavia, i nostri risultati sono un’ulteriore prova che i cannabinoidi mediare una serie di effetti potenzialmente terapeuticamente utili”.

Certo, BlitzQuotidiano riporta la fonte della notizia (qui)… ma poi si lancia in un’abbuffata di presunti fatti scientifici legati ai cannabinoidi. Il che fa apparire l’accortezza della fonte utile come la mentina dopo i gargarismi all’acquaragia. E tratta i lettori come il signor Creosoto.

[I]l THC è stato a lungo usato per alleviare la nausea e il vomito. Mentre il cannabidiolo, che a differenza del THC non ha effetti psicotropi, è approvato per il trattamento dei sintomi spastici nei pazienti affetti da sclerosi multipla. [Si sa che] le cellule umane possono formare da sole dei cannabinoidi che, spiega Hinz, “hanno effetti antidolorifici e sul controllo dell’appetito”. Infine già nel 2008 Hinz e il suo gruppo di ricerca hanno dimostrato che i cannabinoidi rallentano la migrazione delle cellule tumorali nel tessuto circostante. Ed è proprio questa migrazione a causare la metastasi.

Tutto molto giusto, per carità, ma in casi come questi io sento solo barrire. Ancora una volta, abbiamo un elefante nella stanza che tutti vogliono ignorare. Se non lo trovate… ve lo dico io: entrambi i siti evitano di spiegare in quale fase si trova lo studio. Fanno solo un breve accenno, perché se raccontassero tutto per filo e per segno, si renderebbero conto della invendibilità della notizia. Ma si sa, l’importante è restare sulla cresta dell’onda.

Facciamo un po’ d’ordine. Come si evince dalle parole copiate dall’abstract dello studio completo, la ricerca si è concentrata sulle cellule cancerogene estratte da un malato di tumore ai polmoni. In altre parole, stiamo parlando dell’ennesimo studio su un pugno di cellule coltivate in vitro, una fase della ricerca che prevede una riproduzione dei fenomeni biologici al di fuori dell’organismo vivente.

Messa così, qualcuno potrebbe avere la falsa impressione che si metta in dubbio la bontà dello studioso in questione. In realtà, è difficile che i risultati degli studi in vitro trovino corrispettivo negli studi in vivo (sperimentazione animale). Ammettendo che una molecola resti promettente anche in vivo, prima di diventare un farmaco veramente efficace impiega anni. Decenni, forse.

Ennesima non-notizia per attirare i click dei fumatori di cannabis, ma c’è di più. Il secondo errore di fondo sta nel modo in cui si parla di cannabinoidi fin dal titolo, ovvero attraverso la parola “marijuana”.

Con quel titolo e l’uso di marijuana e cannabinoidi come sinonimi, l’articolo accentua il falso mito secondo il quale fumare una canna aiuti a prevenire – addirittura guarire! – il cancro. A prescindere dal solito errore (di quale dei 200 tipi di cancro stiamo parlando?) “fumare marijuana” non è sinonimo di “assumere cannabinoidi”. Fumare uno spinello porta una concentrazione di cannabinoidi nel sangue fra 1,3 e 6,4 ng/ml (nanogrammi per millilitro, fonte). Secondo uno studio condotto sulle cellule del tumore al seno – di nuovo, sempre in vitro – è necessaria una concentrazione di cannabidiolo pari a 3,14 mg/L (milligrammi per litro) affinché si parli di morte delle cellule. Per ottenere l’effetto anti-cancro bisognerebbe fumare qualcosa come un migliaio di canne al giorno. Certo, frattanto morirete di qualcos’altro, ma in compenso il tumore sarà bello che sparito! E avreste una insana passione per la marijuana e la musica reggae.

Forse un giorno il tetraidrocannabinolo sarà un grande alleato nella lotta contro alcuni tipi di tumori. È la speranza del mondo della ricerca scientifica, è la speranza anche di chi scrive queste righe. Finora abbiamo solo molte speranze e zero evidenze a supporto. L’unico medicinale a base di cannabinoidi che sembra aver sortito qualche effetto è questo, ma non ha nulla a che vedere con la terapia antitumorale. Infatti, si tratta di un aiuto contro nausea e vomito derivati dalla chemioterapia.

Restate scettici, restate diffidenti. Per altre bufale e disinformazioni sulla marijuana, fiondatevi pure qui.

Bob Ninthley
[Commenti, segnalazioni, minacce di morte, tette? Scrivetemi a [email protected]]