Sento fortissimo il bisogno di cambiare. Dopo due anni e mezzo, con una sensibile vittoria sulle spalle e alle soglie del mio duecentesimo articolo contando le bozze presenti in archivio, il vostro affezionatissimo si sente stretto nelle vesti che ha scelto di indossare.

Racimolo lavori qua e là che mi portano da un capo all’altro della Liguria, persino in piccole città di cui difficilmente avrei creduto all’esistenza. Il tempo che prima dedicavo alla scrittura e alla lotta alle pseudoscienze si è drasticamente ridotto e fatico a trovare loro un posto per problemi di gestione personale, ulteriormente guastati da scarsa autostima (ormai cronica) e da altri nemici personali con i quali lotto da anni, tra cui la disperazione e l’ansia sociale, oltreché personale.

Ogni tanto, quando mi capita, riprendo in mano alcuni dei miei articoli. Lo faccio di mia iniziativa, ma spesso sono gli altri – quando si ricordano o vengono a sapere del mio hobby – a spingermi a rileggere.

Così mi rileggo. E mi accorgo che la mia voce scritta non è più quella di prima. Uso un tono diverso, ho un timbro più profondo e meno giocherellone rispetto al passato. Il vecchio Ninth era un teenager allegro, socievole, che tentava l’istrionismo per apparire anche solo lontanamente simpatico. Ora c’è un uomo perennemente in bilico tra la voglia di giustizia e l’incapacità di poter fare qualcosa al di fuori di raccontare ciò che ha raccolto.

Più scrivo e più me ne rendo conto: è la seconda voce ad appartenermi, a rappresentare il senso di giustizia che mi accompagna da quando ho iniziato a scrivere, che si è rinforzato dopo i casi Ferorelli e De Silvestri. Non ha più senso per me continuare a scrivere con un monicker che sembra rimandare a un gigioneggiare scacciapensieri. Per non parlare della difficile interpretazione per chi lo legge (“Ma che vuol dire Ninth? A che ti riferisci? Perché questo nome strano?”). E poi, era una battuta che non mi faceva più ridere, appartenente a un periodo finito della mia vita.

Ci ho riflettuto a lungo. So bene che sarebbe difficile spiegare a voi lettori la mia scelta. Magari la vedreste come una cosa poco ortodossa. Sarò quanto più diretto possibile. Da questo articolo in poi, cesserò di scrivere su BUTAC come “il Ninth”.

Walt Whitman
Walt Whitman

Avete letto bene: non smetterò di scrivere, cambio solo nome. Se un giorno per disgrazia le mie strade con BUTAC dovessero dividersi definitivamente, io non smetterei di demistificare. La demistificazione in sé, non il mero fact checking. Come ben scrisse Whitman,

Qui, ancora mi porto dietro i miei vecchi, dolci fardelli,
me li porto, uomini e donne – li porto con me ovunque vado,
giuro che mi è impossibile liberarmene,
Io sono pieno di loro e li riempirò a mia volta.

Pur mantenendo l’anonimato per ovvi motivi, ho voluto scegliere un nome che accomunasse questa voglia di indagine, la passione per l’insolito e, a un tempo, accomunarla alla mia “caccia” ai ciarlatani.

Ci è voluto molto prima che scegliessi un nome che suonasse mio e che fosse facile da memorizzare, ma dopo un lungo parto posso felicemente annunciarlo: Gabriel Deckard.

deckardCredo che Deckard, come cognome, non abbia bisogno di presentazioni. Adoro Blade Runner e per esteso la produzione di Philip K. Dick. Ogni tanto mi capita di mettere la colonna sonora del film. Sul nome, invece, è stato molto difficile. Volevo un nome che fosse immediatamente riconoscibile, facile da scrivere e da memorizzare. Ne ho provati tanti e per un po’ Tom mi suonava benone, specialmente per via di quella fantastica canzone sul personaggio di Furore. Mi piaceva ripeterlo tra me e me, ma quel nome, Tom, inevitabilmente mi conduceva verso un malefico topastro.

190908-gkEro sul punto di accettare il nome, quand’ecco che ho avuto l’illuminazione. Sono un appassionato di avventure grafiche, le mie preferite erano quelle prodotte dalle case più prolifiche: LucasArts e Sierra. Tempo addietro avevo acquistato la trilogia completa di Gabriel Knight; avevo nel PC il primo episodio, Sins of the Fathers, cominciato ma mai continuato per motivi di tempo. Qualche giorno fa mi annoiavo e avevo voglia di iniziare una nuova partita. Ho cliccato sull’icona di Gabriel Knight ed è stato amore a prima vista. La trama, la colonna sonora, i personaggi ben delineati anziché meri stereotipi; il Voudoun, una piccola passione che sto scoprendo da poco in maniera seria e informata a livello antropologico. Diciamolo: quanto carisma puoi tirare fuori da un venditore di libri usati, scrittore a sua volta di romanzi, con una famiglia dall’oscuro passato e invischiato negli omicidi di un gruppo di fanatici vudù a New Orleans? Sul serio, gente: giocateci. È un capolavoro di thriller, ha una trama appassionante e costa poco. E il protagonista ha la voce di Tim Curry – Frank-N-Furter, presente? – mica cotiche!

Il personaggio ha lasciato un solco indelebile nella mia mente. C’è stato un momento in cui ho pensato, “Gabriel non è male come nome”. Lo provai assieme a Deckard… e fu sera e fu mattino: primo giorno.

Cambiare il proprio nickname dopo anni suona davvero assurdo, ai limiti di un suicidio commerciale. Ma alle soglie dei 200 articoli e vedendomi più vecchio e maturo su certi aspetti, vivo questa scelta come un regalo per me e i lettori che mi hanno seguito finora. Una promessa di qualità che ho sempre voluto mantenere negli anni e che adesso vedrà la sua affermazione con qualcosa di più di una semplice “firma”. Non più un personaggio comico, ma una persona sul quale fare affidamento: un nome e cognome per i truffati e per le vittime delle pseudoscienze.

Se non siete ancora convinti di questa mia scelta, lasciate che vi dica in cosa si tradurrà questo cambiamento. Anzitutto, ci sarà più attenzione al dettaglio. Nel corso del tempo ho sviluppato un gusto per l’approfondimento e non è un caso che abbia prediletto casi più complessi da raccontare o da smontare. A questo si aggiunge una riduzione di personalismi e personalizzazioni della sbufalata. Questo per garantire a tutti i lettori, simpatizzanti o meno, una visione neutrale e quanto più completa possibile nei suoi dettagli. Insomma: qualche caso in meno, magari non riguardanti l’attualità o le “bufale del momento”; molte informazioni in più, le più complete disponibili; zero stronzate.

Ovviamente non mancheranno le canzoni in calce all’articolo, ormai vere e proprie “firme musicali” di ciascun mio pezzo, ma ne aggiungerò un’altra: quella di Gabriel Deckard. È il mio modo per cementare la mia promessa a ogni articolo, un’onestà intellettuale che stabilirò ogni volta con tutti voi lettori, simpatizzanti o meno.

Per darvi un’idea di quella che sarà la produzione di Gabriel Deckard, leggete questi articoli che considero seminali nella mia formazione. Questo è il mio vero best-of: quello che avete visto in pagina giorni fa è stato selezionato solo sul numero di condivisioni.

So bene di essere il meno letto su BUTAC sulle questioni più serie. Non ne ho mai fatto mistero con nessuno. So distinguere i vuoti apprezzamenti da un appoggio costante. Per questo resto sereno nella nuova incarnazione: non ho mai scritto per il blog in sé o per le visualizzazioni, ma come ho lasciato intendere, la mia motivazione nello scrivere è puro spirito di giustizia e voglia di spiegare la realtà dei fatti.

È quello che definisco il compito del giornalista, che ora vedo passato al demistificatore: difendere le potenziali vittime spiegando i rischi. È in questi articoli che l’ho mostrato.

Per quelli che sono iscritti alla mia pagina personale su FB, mi duole dovervi annunciare che servirà solo a raccogliere le vostre segnalazioni. Ho provato più e più volte a tenerla in vita, ma con scarsi successi.

Perciò… addio Ninth, grazie per tutto il pesce, e benvenuto Gabriel Deckard.

Ringrazio tutti coloro che mi sono stati davvero vicini in questa mia avventura come Ninth. Sapete chi siete, non ho bisogno di ricordarvelo o di farlo presente.

E come sempre… restate scettici, restate diffidenti.

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Il Ninth
(2014 – 2017)
[[email protected]]


Gabriel Deckard
[[email protected]]
(2017 -)

*Mi rifiuto di adoperare il titolo italiano.