Nei giorni scorsi durante la trasmissione Storie Italiane su RAI1 si è parlato della truffa dei diamanti. Quella che nelle scorse settimane è stata trattata più volte dai giornali. Anche io su BUTAC, ripubblicando un mio vecchio articolo apparso su Lega Nerd una prima volta nel 2012, ero intervenuto sulle questione.

Per chi avesse necessità di un veloce riassunto:

A cavallo tra il 2011 e il 2013 alcune banche italiane hanno cominciato a proporre come investimento l’acquisto di diamanti in blister. Tanti si sono fidati, tanti hanno creduto fosse un investimento sicuramente redditizio. Il numero dei truffati non è stato divulgato, ed è destinato a crescere. Purtroppo chi non si è fatto avanti entro l’8 marzo di quest’anno si è giocato la possibilità di rivedere parte del suo investimento.

Ma sono tanti quelli che hanno acquistato pietre, sigillate nella loro confezione, convinti che sarebbero state riacquistate a prezzo maggiorato dopo tot anni. Le pietre, una volta che alcuni degli investitori hanno tentato di disinvestirle, si sono rivelate di valore nettamente inferiore a quanto dichiarato.

Ci sono cascati anche soggetti come Vasco Rossi, Simona Tagli, Federica Panicucci, non è una cosa che si è limitata ai piccoli investitori. Per qualche momento comperare diamanti come investimento, a volte senza neppure vederli, era diventato un argomento di tendenza. Non oso immaginare quante cassette di sicurezza nascondano pietre blisterate pagate 25mila euro che in realtà valgono fino a 5 volte di meno.

Fine riassunto

Le banche erano un tramite, un mezzo usato da società non proprio cristalline per smerciare un prodotto, diamanti sigillati venduti a caro prezzo. Ma il successo dell’operazione si è avuto anche grazie alla complicità, conscia (e quindi pagata) o inconscia di tantissime testate giornalistiche. Posso assicurarvi che nell’arco di sei mesi i principali giornali italiani in versione online o cartacea avevano trattato la materia. Facendo una rapida ricerca con una forbice temporale ampia si trovano articoli come questo del Sole 24 Ore:

Il diamante ora si compra in banca

Che non è altro che uno spot per una delle società che gestiva questo genere di commercio. O ancora meglio questo su DagoSpia:

UN DIAMANTE È PER SEMPRE – PERCHÉ BELSITO AVREBBE SCELTO DI INVESTIRE I SOLDI DELLA LEGA IN DIAMANTI E NON IN BOT O AZIONI? – NON PER RUBACCHIARE MA PERCHE’ I DIAMANTI HANNO UN RENDIMENTO ANNUO COSTANTE (AL CONTRARIO DELL’ORO) E MENO SOGGETTO AL RISCHIO SPREAD RISPETTO AI TITOLI DELLE SOCIETÀ QUOTATE IN BORSA – GLI INTERMEDIARI SPECIALIZZATI CERTIFICANO LA QUALITÀ DELLE PIETRE E GARANTISCONO LA RIVENDITA CON UNA COMMISSIONE DEL 10%…

Dove si piglia spunto da una notizia di cronaca (Belsito che aveva investito i soldi della Lega in diamanti) per suggerire che quello fosse il miglior investimento da fare. Ma ripeto, lo fecero davvero tutti, qualcuno a distanza di anni ha pulito gli archivi, ma non è mia intenzione puntare il dito contro l’uno o l’altro.

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Quanto segue riguarda tutto il sistema.

Dal 2018 è scoppiato il bubbuone e tutti i media hanno riportato la cronaca giudiziaria tutt’ora in corso. Ho visto molta enfasi contro le banche, ma nessuna autocritica per come i media stessi avevano trattato la materia anni prima. Facile puntare il dito contro un nemico comune, la banca cattiva, meno facile ammettere che senza il supporto di articoli di favore come quelli riportati ad esempio forse l’investimento sarebbe stato meno di tendenza.

Forse era meglio pensarci prima

Sia chiaro, con questo non voglio dire che quell’indignazione su come hanno gestito la cosa le banche sia sbagliata. Sentire dire in televisione da un rappresentante della Federazione autonoma bancari italiani che le banche erano in buona fede mi fa cascare le braccia. Bastava andare da un gemmologo serio e autorevole per chiedere un parere sull’investimento che si andava a proporre ai propri clienti (ma sarebbe bastato anche chiedere a un buon gioielliere, di quelli sul mercato da anni, non è un mestiere che si improvvisa). Esistono da anni siti specializzati nel dare un’indicazione di prezzo di un diamante con specifiche caratteristiche. Se proprio si era pigri si poteva usare uno di quelli. Ricordo con un filo di rabbia il sistema usato (anche dai dipendenti di banca istruiti dalle aziende indagate) per giustificare la differenza di prezzo tra una pietra acquistata dal gioielliere rispetto a quella da investimento. La scusa era sempre la stessa, le loro erano top quality, top class: i gioiellieri vendono pietre di scarsa qualità. Ma lo spiegavo già nel 2012:

…esiste un listino (detto RAPAPORT) che è uguale in tutto il mondo, e le caratteristiche per valutare le pietre sono dettate da enti gemmologici super partes (non collegati ai vari DeBeers ecc. ecc.) che ne certificano la qualità; sia in banca che in gioielleria si possono comprare le stesse pietre con le stesse identiche caratteristiche

Non stiamo parlando di bruscolini, non era difficile tutelare il buon nome della banca, ma sopratutto il denaro del proprio correntista.  Non bisogna mai fidarsi di certificazioni, fornite da un’azienda che propone un investimento, senza approfondire. Specie quando in ballo ci sono potenzialmente centinaia di milioni di euro. Purtroppo credo che in realtà le vere cifre non le sapremo mai, tanti non denunciano, alcuni nemmeno sanno ancora della fregatura.

Il pericolo è la mancanza di etica

Si parla tanto di Fake News, ecco, tutti i servizi tra il 2010 e il 2012 che invitavano ad investire in diamanti se non era evidente che fossero pubblicità possiamo definirle Fake News. Pubblicate da media mainstream senza alcun approfondimento, ma riportando senza alcuna verifica le parole di altri, invitando il lettore a investire i suoi risparmi in quella che poi si è rivelata una fregatura. Fake News che sono costate agli investitori milioni di euro. I titoloni che sostenevano che fosse il “trend” del momento mentivano, lo stavano creando loro il trend, esattamente come succede per la Blue Whale, o il Momo Challenge. Troppe redazioni, pur consce del problema, se ne infischiano preferiscono puntare il dito altrove. Perché è solo così che alcuni sperano di salvarsi dalla crisi, perché è con il poco verificato che si fanno i grandi numeri. Con il sensazionalismo. Con la notizia fatta e confezionata.

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Un sistema che funzioni non dovrebbe permettere questa diffusione, un sistema che funzioni dovrebbe sanzionare chi ci casca. Allo stesso tempo una banca che fa da tramite per un investimento tra suoi correntisti ed enti terzi deve assicurarsi di quel che sta facendo. Vedere come se ne lavano le mani, vedere come nel trucco ci siano cascati anche personaggi noti, dovrebbe dare una svegliata a tutti. E invece no, siamo ancora fermi a sostenere che il pericolo siano i social che il pericolo sia la rete.

Nel 2012, insieme a me anche FederPietre stava denunciando la questione alle istituzioni:

Dopo un’intera giornata di telefonate con Federpietre e l’Autorità garante per la Concorrenza e il Mercato ho potuto appurare che Federpietre lotta da sei mesi contro questo genere di pubblicità occulta e che nessuno, ripeto NESSUNO ha fatto nulla in merito. L’imprenditore di cui non faccio il nome gira bello tranquillo e nessuno ha multato le testate che gli hanno fatto grossa pubblicità senza spiegare ai lettori che era prezzolata, in tre mesi una testata è riuscita a fare un epic fail con due articoli a firme diverse ma con passaggi pressoché identici

Io ci avevo provato con i media, da Le Iene a Report, da Striscia la Notizia a Mi manda Raitre, mai ricevuto risposta, ero anche andato a parlare col direttore di un istituto bancario che proponeva l’investimento. Mai visto un servizio di denuncia sulla cosa. Per quel motivo, frustrato, scrissi l’articolo su Lega Nerd. Solo anni dopo, a questione ormai scoppiata hanno  bene o male tutti trattato l’argomento. Senza che nessuno abbia ammesso di esserci cascato a sua volta nel diffondere inconscia pubblicità verso quest’inganno.

Concludendo

Vorrei ricordare che ci sono precedenti di paesi dove, grazie alla disinformazione, investimenti truffa di vario genere hanno portato la popolazione alla disperazione. Mi preoccupa pensare che noi potremmo essere sulla strada del non ritorno da una situazione così.

maicolengel at butac punto it

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