L’orgasmo vaginale non esiste?

ORGASMOVAGINALE

La sessualità è sicuramente uno di quegli argomenti sempre sulla bocca di tutti: che se ne parli bene, che se ne parli male; che se ne spettegoli tra amici o la si detesti quando è diversa dalla nostra, c’è sempre una buona possibilità che ciò di cui noi conosciamo non sia propriamente esatto. Se proprio fossero costretti ad affrontare la questione, il compito dei giornali dovrebbe essere quello di informare nel modo più corretto possibile. Purtroppo per noi, viviamo in un’epoca dove perfino l’informazione ha lo stesso potenziale d’introito monetario di uno spot pubblicitario, con tutto ciò che ne consegue. Nutrire una forma di speranza nei confronti del giornalismo italiano, a questo punto, sta diventando una specie di chimera personale.

Ci segnalano questo vecchio articolo de La Stampa pubblicato l’8 ottobre 2014 e che tratta un altro tema caldo e acchiappaclic.

L’orgasmo vaginale non esiste. Sfatato il mito

lastampa

Già fin dall’inizio possiamo assistere alla classica “dissonanza informativa”. Nell’occhiello introduttivo sotto al titolo, lo studio revisionale

conferma, finalmente, che l’orgasmo vaginale è soltanto un mito che andava sfatato.

Eppure basta guardare sotto la foto della ragazza per assistere alla contraddizione. Perché si sa, agli uomini e alle donne dà fatica guardare oltre un bel seno in mostra.

Una nuova revisione sistematica dovrebbe finalmente mettere la parola fine nelle favole sull’orgasmo vaginale e il punto G.

Così che si possa procedere con il più arrogante e pavoneggiante dei toni, al punto da prendere in giro i lettori.

Non solo non esiste il famigerato Punto G, ma anche termini come orgasmo clitorideo, vaginale e via discorrendo non sono corretti. Ma, cosa ancora più importante, l’altrettanto famigerato orgasmo vaginale non esiste. E, questa volta, speriamo sia chiarito una volta per tutte.

Capito? Si auspica che la cosa sia chiarita una volta per tutte da uno studio che “conferma” ciò che “dovrebbe” confermare. Ma cosa dovrebbe confermare, di preciso? Che l’orgasmo vaginale non esiste, o che invece i termini non sono corretti? E poi mi chiedono perché io abbia in odio certe forme di giornalismo… vi basti sapere che la ricerca italiana in questione – che potete trovare qui – non dice che l’orgasmo vaginale non esiste, ma si sostiene che il termine non sia corretto. Voi direte “ma è scritto nell’articolo, non ha detto nulla di sbagliato”. Avreste ragione, ma solo se tutto il resto dell’articolo – titolo incluso – non fosse ingannevole e spettacolarizzato per attirare clic. C’è una strana euforia di fondo, come se fosse una specie di rivendicazione sessuale da strofinare con forza contro qualunque muso. Una cosa semplicemente fastidiosa e poco attinente all’argomento.

La vagina, spiegano i ricercatori, non ha alcun rapporto anatomico con la clitoride. Il complesso clitorideo o clitoro-uretro-vaginale (CUV) non ha alcun supporto embriologico, anatomico e fisiologico. E, poiché la clitoride interna non esiste, non può esserci un orgasmo interno alla vagina.

Si parla di “clitoride interna” perché il paper italiano è una revisione di altri articoli anatomici, alcuni degli anni ’60. Affermare che qualcosa “non esiste”, quando diversi ricercatori clinici riportano le opinioni di donne che attestano la differenza tra l’orgasmo ottenuto attraverso la stimolazione del clitoride e quello ottenuto attraverso la stimolazione della vagina, avvalendosi di dati anatomici vecchi, è insensato. Sarebbe differente se si utilizzassero dati nuovi, reperti esplorati con tecniche di imaging che individuano l’assenza di strutture. Qui e qui alcuni paper che avvalorano quanto scritto.

Non content* di quanto riportato, gli autori/le autrici di questo articolo continuano la loro cavalcata disinformatrice.

Gli autori fanno notare che la maggior parte delle donne di tutto il mondo non hanno orgasmi durante un rapporto vaginale che si limiti a questo. È pertanto un dato di fatto che la vagina non abbia alcun ruolo nell’orgasmo femminile. […] La chiave per l’orgasmo femminile è il “pene femminile”, che è composto da clitoride, bulbi vestibolari e pars intermedia, piccole labbra e il corpo spugnoso dell’uretra femminile. In tutte le donne, l’orgasmo è sempre possibile se gli organi erettili femminili vengono concretamente stimolati. Non dimentichiamo poi che anche le piccole labbra sono importanti, quasi quanto la clitoride, come fonte di piacere e di eccitazione erotica. Infine, le donne, a dispetto degli uomini, non hanno un periodo refrattario dopo ogni orgasmo, per cui possono sperimentare orgasmi multipli a tutte le età.

La cosa è un po’ più complessa. L’orgasmo è una sensazione che comprende diversi fenomeni: in quello maschile, l’emissione di sperma è concomitante all’orgasmo; in alcune donne vi è l’emissione di liquido in quella che è stata definita “eiaculazione femminile”. La sensazione di piacere – che può variare da persona a persona e anche all’interno della stessa persona – è esclusivamente mentale. Non è una sensazione semplicemente ascrivibile alla vagina, nè al clitoride; è una questione di cervello. Esistono persone che raggiungono l’orgasmo per via anale, o attraverso la stimolazione dei capezzoli. Ridurre l’orgasmo a una parte del corpo è dunque un errore.

Neppure il virgolettato è esente da una certa imprecisione.

«Gli esperti di medicina sessuale, sessuologi e psicologi devono diffondere certezze sulla base biologica dell’orgasmo femminile a tutte le donne, non ipotesi o opinioni personali – aggiunge la dott.ssa Giulia Puppo – Pertanto, essi devono utilizzare una terminologia anatomica scientifica».

In realtà la sessuologia non si occupa esclusivamente del funzionamento meccanico dei corpi delle persone, ma è molto legata alle esperienze dei singoli, ai loro gusti e orientamenti. In estrema sintesi, non si parlerebbe di sessuologia senza la componente umana. Espressioni come “orgasmo vaginale” e “orgasmo clitorideo”, dunque, rappresentano un tipo di esperienza provata dalla persona che la descrive. Per questo motivo, ridurre la complessità delle espressioni non rende certo servizio alla sessuologia.

Per un attimo l’articolo sembra salvarsi riportando anche cose condivisibili: per esempio, il rapporto sessuale può durare anche dopo l’eiaculazione con modalità diverse dalla penetrazione. Il problema è che si tratta di verità di fondo sommerse da una marea di castronerie.

Il colmo è raggiunto con questa affermazione detta troppo alla leggera, senza alcuna chiarificazione.

l’eiaculazione precoce non è una disfunzione sessuale maschile.

I disturbi in sessuologia esistono quando sono un problema. L’eiaculazione è detta precoce quando un uomo ha una latenza eiaculatoria intravaginale inferiore ai 2 minuti. Perché questa cosa sia definita come “disfunzione”, dev’essere lo stesso soggetto a vederla come tale. Se la durata è inferiore ai due minuti, ma il soggetto non lo vive come un problema, il sessuologo non gli diagnostica alcuna patologia. Anzi, in alcuni casi si parla addirittura di premature-ejaculation-like disorder, o disturbo simile all’eiaculazione precoce, in cui la durata del rapporto vaginale è perfettamente nella norma. Eppure, il soggetto percepisce la durata del rapporto come “troppo breve”.

E dopo tutto questo, con quali parole si ha il coraggio di finire?

Insomma, basta con i miti e le favole, ma iniziamo a parlare con cognizione di causa anche quando si tratta di sesso.

Ottima idea! Cominciamo togliendo immediatamente carta, penna e computer a chi non è capace di parlare di sesso e, anzi, lo spettacolarizza!

Il Ninth


in collaborazione con Federico Dagostin
Fisioterapista specializzato in riabilitazione del Pavimento Pelvico e Consulente Sessuologico
(www.federicodagostin.com)