RAND-ATLASSHRUGGED
Questa mi è stata segnalata da un mio fedele lettore, Silvio Mario Luciano, che mi ha fatto tornare nel mondo della letteratura. (Certo, poteva farlo con un romanzo decisamente migliore, ma va be’.)

La pagina Pensieri del Passato riporta un presunto pensiero di Ayn Rand, scrittrice e filosofa russo-americana. L’enigmatico paragrafo mostrerebbe “un punto di vista con cognizione di causa”.1461474_927903053909577_1867860709002289515_n

Quando ti rendi conto che, per produrre, è necessario ottenere il consenso di coloro che non producono nulla; quando hai la prova che il denaro fluisce a coloro che non commerciano con merci, ma con favori; quando capisci che molti si arricchiscono con la corruzione e l’influenza, più che di lavoro e che le leggi non ci proteggono da loro, ma al contrario, essi sono protetti dalle leggi; quando ti rendi conto che la corruzione è ricompensata e l’onestà diventa auto-sacrificio; allora puoi affermare, senza paura di sbagliarti, che la tua società è condannata.

Un paragrafo certamente potente, ma come accade per molte frasi decontestualizzate, posta così potrebbe sembrare un attacco al sistema capitalistico. A dire il vero, Ayn Rand propose un’interessante variante del capitalismo basato sulla ricompensa della creatività umana. Lo difese in quanto incoraggia tratti utili o desiderabili negli esseri umani.

Partiamo da una piccola premessa. Questo spezzone è tratto da “La Rivolta di Atlante” (Atlas Shrugged) e lo potete trovare nella Parte Seconda, al Capitolo Secondo. Rand sviluppò in questo romanzo quella che sarà la sua filosofia: l’Oggettivismo. Coprendo numerosi campi umani, attraverso l’Oggettivismo ella sosteneva che la realtà esistesse indipendentemente dalla conoscenza e che le persone individuali fossero in contatto con la realtà tramite la percezione dei sensi. Non solo: il solo sistema politico ed economico coerente era il rispetto totale per i diritti individuali, che si applicava in questa forma di “capitalismo puro”.

Contestualizziamo infatti il paragrafo e il romanzo. La storia ha luogo in una versione distopica degli Stati Uniti, dove l’economia è stagnante e la disoccupazione è alta. (No, non è ambientato in Italia, giuro). Nel capitolo di Atlas Shrugged in questione, il lettore viene coinvolto nel mistero della scomparsa delle menti più fertili e produttive del pianeta. I riflettori sono puntati su Francisco D’Anconia, un personaggio secondario; egli è l’erede di una delle più grandi società di produzione di rame.

Fin dai suoi esordi, Francisco è inquadrato come un personaggio benevolo capace di pensare positivo. Dopo alcune vicissitudini e grazie a un accordo politico, egli diventa il solo produttore di rame su tutta la Terra. Un tale di nome Bertram, giornalista che vede nel denaro “la fonte di tutti i mali”, muove l’accusa secondo la quale D’Anconia corrotto dal denaro, inquadrandolo in una visione molto egoistica. È qui che entra in scena il paragrafo citato: Francisco replica all’accusa dimostrando (nel suo caso) che il denaro è invece uno strumento utile. Potete leggerlo qui, in tutta la sua interezza: il passo è diventato famoso come the money speech, “il discorso sul denaro”.

Money is the barometer of a society’s virtue. When you see that trading is done, not by consent, but by compulsion–when you see that in order to produce, you need to obtain permission from men who produce nothing–when you see that money is flowing to those who deal, not in goods, but in favors–when you see that men get richer by graft and by pull than by work, and your laws don’t protect you against them, but protect them against you–when you see corruption being rewarded and honesty becoming a self-sacrifice–you may know that your society is doomed. Money is so noble a medium that does not compete with guns and it does not make terms with brutality. It will not permit a country to survive as half-property, half-loot.

Notate nulla? Ve l’ho sottolineato: la citazione non include alcune frasi cruciali sul denaro. La visione di D’Anconia è chiara: se la sopravvivenza umana e la prosperità si attiene su buoni livelli, allora la produzione di beni e servizi è profondamente morale. Per lui, lo sforzo produttivo è un processo intellettuale, perché chi pensa crea nuovi beni e metodi che promuovono nuovi progressi. Il denaro è dunque la rivendicazione su beni e servizi, i quali devono essere creati. La “crescita” del cibo, lavorare l’acciaio o produrre petrolio sono considerati atti creativi e queste azioni produttive danno al denaro il suo significato e il suo valore.

Si tratta di una forma di capitalismo particolarmente improntata sull’elogio della creatività umana. I soldi guadagnati sono il simbolo dell’abilità produttiva di un uomo e, di conseguenza, una medaglia morale. A questo punto – sempre per Francisco – date le esigenze che richiede sullo sforzo produttivo di un uomo e il suo ruolo come mezzo di scambio per beni e serviziil denaro dev’essere considerata una fonte di Bene, poiché rende possibile la vita dell’uomo sulla Terra.

Se non avete capito granché di tutto questo discorso, tranquilli: il cervello di Homer riassume tutto in dieci secondi.

Sarebbe stato bello se la pagina Pensieri del Passato avesse spiegato bene il significato di quel paragrafo. Sarebbe stato un bell’invito alla lettura, avrebbe invogliato molti lettori a sfidare il valore di questa affermazione, a prescindere dalle visioni personali. Avrebbe aperto un dialogo, instaurato un conflitto costruttivo fra due modi opposti di intendere il denaro. Avrebbe reso alcune menti più brillanti, anche solo per pochi secondi, anche di fronte all’impossibilità di conciliare. La letteratura è costruzione sinaptica di nuovi edifici lungo la via del sapere, è conflitto fra pari su argomenti universali.

E invece no: riduciamo tutto all’immaginetta a cui appioppare la santità così, tanto per darla in pasto al web.

Tristezza.

Il Ninth, che in realtà è John Galt
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