AZZURRO-RENZI

Ci avete segnalato questa notizia da Il primate nazionale, presunto “giornale indipendente” che ha deciso di farsi notare esordendo con una notizia a dir poco clamorosa:

RENZI NON VUOLE CHE SI SUONI L’INNO DI MAMELI!

In realtà la questione è ben più semplice di quanto si pensi. Ne ha parlato Next Quotidiano prima di noi, ma voglio comunque analizzare la segnalazione con uno sguardo critico per rivelarvi quanto sia facile trasformare qualunque cosa in una “questione politica”.
Che sia Renzi o meno, poco importa: non è agli “altri” che avete dato il voto, perciò gli “altri” devono farvi pentire amaramente. Quelli del Primate lo fanno partendo da una questione di pura lana caprina, mettendo sotto i riflettori lo “stravolgimento” dell’inno di Mameli.

Aveva iniziato proprio lui, benedicendo all’apertura dell’Expo, di fronte a rappresentanti di tutto il mondo, lo stravolgimento dell’inno di Mameli.

Lo “stravolgimento” consta di un semplice cambio di parola: il coro “siam pronti alla morte” è diventato “siam pronti alla vita“. Il motivo è facile da intuire: chi cantava l’inno di Mameli non era un ensemble di adulti, bensì i Piccoli Cantori – in pratica, bambini. L’idea dietro è stata spiegata dalla responsabile dei Piccoli Cantori.

Da cosa è nata? [l’idea di cantare “Siam pronti alla vita”, ndNinth]
“Abbiamo pensato che i bambini dovessero cantare parole che sentissero proprie. Un adulto può morire per la patria, come dice l’Inno di Mameli. Ma se penso ai nostri ragazzi, hanno tra i cinque e gli undici anni, perché dovrebbero farlo? Loro appunto devono vivere per questo Paese”. (fonte: Repubblica)

Un’idea discutibile, ma che rientra nel campo delle opinioni personali. L’articolo riesce però a trasformare il mero de gustibus in un casus belli per attaccare la figura di un politico; un velato attacco ad hominem che lo paragona a una specie di Duce mancato.

Il messaggio lanciato al mondo deve essere passato forte e chiaro, dato che al suo arrivo in Baviera per il G7, il premier Matteo Renzi è stato accolto non con l’inno nazionale, ma con Azzurro[.] Un bellissimo brano, non c’è che dire, ma che non ha nulla a che fare con l’ufficialità e il protocollo, rimandando piuttosto a quell’italianità stereotipata, simpatica e indolente che tanto piace all’estero. E che evidentemente anche il capo del governo italiano preferisce a quell’inno così carico di storia, con i suoi “lugubri” richiami al fatto che alcuni italiani sono stati persino “pronti alla morte” per la patria.

Perdonate la botta di benaltrismo, ma con tutti i problemi che ha l’Italia, penso che la questione “musica con la quale accogliere il premier” si trovi in fondo alla lista. Anzi, forse non rientra neanche fra quelli.

Nel momento in cui i membri del summit toccano la terra dello Schloss bavarese, essi vengono accolti dalla musica “tipica” del luogo di provenienza. Ho messo “tipica” fra parentesi, per intendere “una melodia con la quale si può facilmente identificare il paese”. Ammetto di non aver cercato a fondo il perché di questa scelta, ma possiamo arrivarci ragionando. A me vengono in mente due motivi: il primo è quello di non sentirsi straniero in terra straniera; il secondo sta nella volontà di costruire un’atmosfera di serenità e di collaborazione. Un modo per distendere le eventuali tensioni fra i paesi, insomma, ricordandosi in ogni momento dell’unità pacifica dell’Europa.

Il G7 vede la presenza di David Cameron dal Regno Unito. Al momento l’inno britannico è God Save the Queen, poiché abbiamo la regina Elisabetta II al trono. Ecco il video dell’arrivo.

Qui sotto abbiamo invece la versione strumentale dell’inno inglese.

Vi sembra sia stato suonato? No. Dalle note, mi sembra di riconoscere Rule Britannia; [EDIT 9/06/2015 10:46] ancor prima suona la Trumpet Voluntary di Clarke (grazie Douglas Swannie!). Se siete fan della serie Ultima, ricorderete perfettamente di aver sentito una versione di Rule Britannia nei corridoi del castello di Lord British.

Al G7 era presente anche Barack Obama, presidente degli Stati Uniti. L’inno americano è l’arcinoto The Star-Spangled Banner.
Qui il video del suo arrivo pubblicato dal Telegraph, mentre qui sotto trovate una versione dell’inno americano.

Anche in questo caso l’inno non è stato suonato. Mi pare di riconoscere una variazione della Liberty Bell March, ma potrei sbagliarmi – che ci posso fare, mi piacciono i Monty Python. [EDIT 09/06/2015 10:50] E infatti mi sbagliavo, è la Washing Post March di Sousa.

A questo punto vi pongo una domanda: dati i criteri di cui sopra, se abbiamo delle meravigliose canzoni italiane con le quali siamo associati all’estero, perché non andarne fieri? Forse Adriano Celentano o Paolo Conte non saranno le prime persone che vi vengono in mente quando si parla di “canzoni d’autore”, ma risultano pur sempre “tipiche” perché con esse siamo noti al di fuori dei confini italiani, non certo perché raccoglie stereotipi italiani.

Se proprio dobbiamo rimanere nel merito della questione, avrebbero potuto scegliere una canzone migliore. Vogliamo mettere “O’ sole mio”, magari nella versione dei tre tenori Carreras, Domingo e Pavarotti? O perché non “Nel blu dipinto di blu” di Domenico Modugno? Se non siete appassionati di lirica, potrebbe andar benissimo “Caruso” di Lucio Dalla. A me fa piangere ogni volta che la sento.

Più che Primate, dovrebbero chiamarsi PrimatO nazionale. Diamine, non ho mai sentito parlare di loro… e la prima cosa per cui verranno ricordati sarà questa bufala. Roba da Guinness dei Primati, non c’è che dire!

Il Ninth, che la indovina con una [EDIT] e perde il montepremi
(theninth chiocciola butac punto it)