Tax credit, questo sconosciuto

80euro

I fuochi della campagna elettorale vanno affievolendosi, ma le braci della sconfitta bruciano ancora sotto le ceneri delle promesse poco convincenti.
Circola su tutti i social networks, in particolare Facebook e Twitter, la notizia secondo la quale Renzi avrebbe riveduto il suo Jobs Act per trasformarlo in una sinistra macchina succhiasangue.
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I toni sono accesi e umilianti nei confronti di chi appoggerebbe la politica di Renzi. È la solita retorica denigratoria, condita di luoghi comuni tra cui “tv di regime”, “giornali inclinati” e nomignoli derisori.

Renzie continua a raccontare la balla degli 80 euro al mese, in complicità con giornali e tv di regime. Basterebbe andare a leggersi il testo della legge delega ora in discussione al Senato per scoprire che Renzie ha tolto, alle stesse categorie cui ha promesso gli 80 euro, le detrazioni per il coniuge a carico che valgono 700 – 800 euro all’anno, 65 euro al mese circa. La campagna pubblicitaria del venditore di pentole di Firenze finanziata con il sangue delle famiglie italiane. Un voto di scambio a 15 euro. La tua dignità vale così poco?

Avevo una vaga idea di quale fosse la fonte. Dopo un’attenta ricerca, scopro che essa è di dubbia autorevolezza. Secondo quel blog, Matteo Renzi avrebbe nascosto “tra le pieghe della più becera ambiguità” (cit.) una mossa vigliacca atta a dominare il mondo:

Niente più detrazioni per il coniuge a carico: è scritto [nel] Jobs Act, LEGGE DI DELEGA al Governo, attualmente al vaglio del Senato. La lettera c) dell’art. 5 infatti recita così: “introduzione del tax credit, quale incentivo al lavoro femminile, per le donne lavoratrici, anche autonome, con figli minori e che si trovino al di sotto di una determinata soglia di reddito complessivo della donna lavoratrice, e armonizzazione del regime delle detrazioni per il coniuge a carico”

Notate nulla di sbagliato? O meglio ne avete il sentore, ma non riuscite proprio a puntarvi il dito sopra? Lasciate che vi dia una mano.

La lettera c) dell’art. 5 infatti recita così: “introduzione del tax credit, quale incentivo al lavoro femminile, per le donne lavoratrici, anche autonome, con figli minori e che si trovino al di sotto di una determinata soglia di reddito complessivo della donna lavoratrice, e armonizzazione del regime delle detrazioni per il coniuge a carico.

Ohibò, c’è qualcosa che ci sfugge, ma cosa? Per quadrare il cerchio, il testo ricorre a una fumosa ricostruzione complottara:

Cosa si nasconde dietro questa faziosa e ambigua dicitura? Un vero e proprio blitz sulla fondamentale detrazione per coniuge a carico, sostituito con un improbabile ed incostituzionalissimo tax credit! Oggi la detrazione per il coniuge a carico spetta a qualunque coniuge lavoratore/lavoratrice, uomo o donna che sia, che abbia moglie o marito a carico cioè che non abbia superato il reddito di 2.840,51 euro annuo, 5 milioni di vecchie lire. Questa detrazione ammonta all’incirca a 700/800 euro l’anno. Eliminarla sostituendola con questo cosiddetto tax credit significa ridurre enormemente la platea dei beneficiari! […]

Il post è datato 9 aprile 2014 – nessuna speranza di un pesce d’aprile. A oggi, 31 maggio, il ddl lavoro non è stato ancora approvato: parlare di modifiche o di “diritti cancellati” è ancora presto, visto che molto può essere rivisto e rimaneggiato. Stiamo parlando di una legge delega,

l’atto che conferisce al Governo la potestà di adottare decreti aventi valore di legge e che determina, con riferimento all’art. 76 cost., l’ambito della competenza di volta in volta attribuita al Governo. “l’atto” deve essere una legge esaminata e approvata dalle due Camere che espressamente conferisca al Governo la delega e definisca la durata e l’ambito materiale della potestà delegata.

In pratica il Governo promulga una legge di delega dove mette le basi del futuro decreto legge. [EDIT 15:25, grazie a Danilo Silva!] Spieghiamo meglio:

  1. il Governo presenta un disegno di legge, in questo caso una c.d. legge delega;
  2. la legge delega è comunque una legge, quindi approvata eventualmente dal Parlamento e non dal Governo;
  3. sulla base dei contenuti della delega approvati dal Parlamento, il Governo emana un decreto legislativo.

Poiché i tempi di passaggio fra le due Camere sono spesso molto diluiti, può succedere che si opti per una soluzione più rapida e temporanea. Un po’ come quando si legge un libro: se è lungo e non abbiamo tempo o voglia di finirlo subito, ricorriamo a un segnalibro o alla piega di un angolo. Così come questi espedienti ripromettono a noi stessi di riprendere il lavoro iniziato, la legge di delega è una promessa di attuazione governativa nei modi e nei tempi lì definiti. Non è ancora, però, un decreto legge: quest’ultimo è

l’atto successivo e collegato con cui il Governo, esercitando tale potere predefinito, assolve il proprio compito, che assume appunto la forma del suo tipico strumento operativo, il decreto emanato dal Presidente della Repubblica in seguito ad una delibera del Consiglio dei ministri.

Dopo questo necessario chiarimento, citiamo il testo della legge di delega:

Art. 5 (Delega al Governo in materia di maternità e conciliazione)
1. Allo scopo di garantire adeguato sostegno alla genitorialità, attraverso misure volte a tutelare la maternità delle lavoratrici e favorire le opportunità di conciliazione per la generalità dei lavoratori, il Governo è delegato ad adottare, su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri e del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto, per i profili di rispettiva competenza, con il Ministro dell’economia e delle finanze e con il Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, entro il termine di sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi recanti misure per la revisione e l’aggiornamento delle misure volte a tutelare la maternità e le forme di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.

In parole povere, il Governo promette “uno o più decreti legislativi” per aggiornare le misure di tutela della maternità e della conciliazione vita/lavoro — quando si rimane a casa durante la gravidanza, per intendersi.
Al comma 2 si legge che

2. Nell’esercizio della delega di cui al comma 1, il Governo si attiene ai seguenti principi e criteri direttivi:
a) ricognizione delle categorie di lavoratrici beneficiarie dell’indennità di maternità, nella prospettiva di estendere, eventualmente anche in modo graduale, tale prestazione a tutte le categorie di donne lavoratrici;
b) garanzia, per le lavoratrici madri parasubordinate, del diritto alla prestazione assistenziale anche in caso di mancato versamento dei contributi da parte del datore di lavoro;

Infine il pomo della discordia:

c) introduzione del tax credit, quale incentivo al lavoro femminile, per le donne lavoratrici, anche autonome, con figli minori e che si trovino al di sotto di una determinata soglia di reddito complessivo della donna lavoratrice, e armonizzazione del regime delle detrazioni per il coniuge a carico;

Come può una cosa grave e “incostituzionale” armonizzare il regime delle detrazioni per il coniuge a carico? È semplice: il tax credit non è affatto incostituzionale!
Ammetto che l’inglese non sia davvero alla portata di tutti. Facciamo un giro su Wikipedia e vediamo un po’ di cosa si tratta.

A sum deducted from the total amount a taxpayer owes to the state. [It m]ay be granted for various types of taxes, such as an income tax, property tax, or VAT. It may be granted in recognition of taxes already paid, as a subsidy, or to encourage investment or other behaviors. In some systems tax credits are ‘refundable’to the extent they exceed the relevant tax. Tax systems may grant tax credits to businesses or individuals, and such grants vary by type of credit.

Ovvero, a beneficio dei nostri lettori non-anglofoni:

Una somma detratta dal totale che un contribuente deve allo stato. Può essere concessa su diverse forme di tassa, come l’imposta sul reddito, la tassa di proprietà, l’IVA. Può essere concessa per avvenuto riconoscimento di tasse già pagate, sotto forma di sussidio, oppure per incoraggiare investimenti o altre condotte. In alcuni sistemi, la detrazione è rimborsabile nella misura dell’eccesso pagato con la tassa attinente. I sistemi tributari possono concedere detrazioni a persone fisiche o giuridiche, e queste concessioni variano a seconda del tipo di credito.

Per questo si parla di “armonizzazione” all’art. 5, comma 2, punto c). In futuro saranno disponibili, si spera!, nuove forme più mirate di detrazioni. Questo perché non sono state ancora decise: la legge di delega è una promessa che verrà mantenuta a breve termine, ma non spiega cosa comporterà né come funzionerà il tax credit. Lo scopriremo solo vivendo in attesa del decreto legge. Con la speranza che, per una volta, la solita cecità del Governo si trasformi in una visione a 360°.
Fra l’altro la redazione di Giornalettismo ha riportato questa brutta storia sottolineando come si trattasse di una sostanziale trovata politica, alimentata solo da una cattiva lettura del testo della legge delega.
Solo quella, eh…
Il Ninth