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Ci risiamo. Le scuole sono finite, le vacanze stanno per cominciare. Ci si ritrova con un sacco di tempo libero, tutto all’improvviso. Che fare, se non diffondere notizie appetibili a un pubblico frustrato? Non ha importanza se sono vere, basta che attirino l’attenzione. Che si deve fare, per sopravvivere.

Titola così Imola Oggi:

Bimbo dice ”alleluia” all’asilo. Ripreso dalle maestre perchè offende i musulmani

E si prosegue, con toni discutibilmente patetici.

Se l’esclamazione “Alleluja” di un bambino può essere presa come un’offesa, nei confronti dei musulmani. Un’offesa tale da fare un richiamo ai genitori del piccolo che si è lasciato scappare, pensando di non dire nulla di male, proprio quella esclamazione. È successo in una scuola comunale e adesso i genitori chiedono spiegazioni alle maestre. L’episodio risale a un paio di gironi fa. Il papà è andato a prendere il figlio alla scuola materna e, quando lo ha visto arrivare tenuto per mano dalla maestra, immaginava che avesse fatto qualche marachella. Ma l’insegnante invece voleva parlargli di un’altra cosa. Una cosa che lo ha lasciato, sul momento, letteralmente senza parole: «Suo figlio grida in classe Alleluja, Alleluja. Dovreste insegnargli a dirlo solo in chiesa, qui potrebbe offendere i bambini musulmani che frequentano la nostra scuola». È quanto è successo un paio di giorni fa in una materna del territorio comunale. Un bambino sarebbe stato ripreso, o meglio il richiamo è stato fatto direttamente al padre, perché avrebbe ripetuto in classe “Alleluja, Alleluja”.

Il testo segue il modello di Labov-Waletzky della narrazione orale. Dopo una breve valutazione faziosa (“Se l’esclamazione…”), abbiamo l’impostazione del background della storia (l’asilo, il padre che va a prendere il bambino a scuola). L’elemento di disturbo, ovvero la maestra che porta il bimbo in lacrime, genera la rottura dell’equilibrio («Suo figlio grida in classe Alleluja, Alleluja. Dovreste insegnargli a dirlo solo in chiesa, qui potrebbe offendere i bambini musulmani che frequentano la nostra scuola»).
Angosciato, il padre torna a casa ed esclama a sua volta “Alleluja”. Il bambino, memore della sgridata, riprende il padre dicendo “No papà, così si dice solo in chiesa”, lasciando una cicatrice indelebile nella psiche del padre.

Vi chiederete come mai abbia trattato questa notizia da un punto di vista narrativo. Semplice: così com’è, questa non è nulla più di una storiella xenofoba.

Anzitutto, la notizia non risponde con precisione alle cinque domande del giornalismo. Sapete, le 5 W. Tutto si aggira nella nebbia dell’imprecisione: non ci sono nomi, né del padre né della maestra. Abbiamo “un” asilo nido con “un” padre qualsiasi che prende “un” bambino qualsiasi ripreso da “una” maestra qualunque. Fra l’altro si parla di asilo nido, ma l’articolo parla di “scuola comunale”. Pur sollevando la volontà di restare nell’anonimato con un linguaggio vago, mancano comunque dati precisi per collocare l’articolo. Perfino la data è imprecisa: vi è scritto che la notizia è avvenuta “un paio di giorni fa”, per poi precisare pleonasticamente “due giorni fa”. L’unica indicazione sul “dove” è citata all’inizio: Carrara. Ciononostante, è un’indicazione generica senza saldi riferimenti. A Carrara ci sono sei asili nido, e questi sono solo alcuni nomi. In calce all’articolo vi è una fonte, ma il link a Il Tirreno non conduce alla notizia, bensì a una lista di notizie dalla cronaca della città.

Messa così, la notizia ha la stessa autenticità di una barzelletta.

Tutto ruota sulla decisione (autoritaria e arbitraria) della maestra. “Alleluja” è un’espressione sì cristiana, ma è talmente radicata nell’uso comune da non godere sempre del suo significato religioso. Lo si può dire anche per scherzo, magari senza pensarci. Se fosse vera questa storia, è probabile che il bambino sia stato ripreso non perché gridasse “Alleluja”, ma proprio perché inquieto o estremamente vivace. E invece, nella finzione di questa storia, cosa pensano i genitori? Alla censura!

«E l’episodio ha già lasciato un segno in mio figlio – continua il papà – quando è uscito dalla materna gli ho detto: Alleluja, sei a casa. E la prima cosa che mi ha risposto è stata: “No papà così si dice solo in chiesa”». E proprio questo ha convinto i due genitori a chiedere un incontro con l’insegnante per cercare anche semplicemente di capire meglio da dove è venuta questa posizione così ferma, e di censura, verso l’Alleluia pronunciato dal loro bambino.

Si chiude così: nessuna intervista alla maestra in questione, nessun contradditorio. La maestra è cattiva a prescindere perché ha osato “censurare un alleluja”. L’intento della storiella, come espresso fin dall’inizio, è quello di dimostrare che “l’integrazione porta a casi assurdi” e che “i maestri sono cattivi perché multietnici”.

Mentre cercavo qualcosa in merito, vedo spuntare una vecchia conoscenza su Google. Ed è, guarda caso, la fonte di questa notizia.

voxnews

È tutto identico, salvo alcune scelte stilistiche. Questo è VoxNews:

La follia dell’integrazione al contrario colpisce ancora. Non sono più casi isolati, ma una vera e propria epidemia di demenza che colpisce individui fanatici a contatto con i bambini. Così, dopo il caso della bambina sgridata per un ‘segno della croce’, ecco che anche l’Alleluja di un bambino è un’offesa, nei confronti dei musulmani. Un’offesa tale da generare un richiamo ai genitori del piccolo.

E questa è la notizia riportata da Imola Oggi, il Tirreno e molti altri, fra cui QELSI.

Se l’esclamazione “Alleluja” di un bambino può essere presa come un’offesa, nei confronti dei musulmani. Un’offesa tale da fare un richiamo ai genitori del piccolo che si è lasciato scappare, pensando di non dire nulla di male, proprio quella esclamazione.

Il testo rimanente combacia in quasi tutte le versioni, salvo alcune variazioni. VoxNews, com’è logico aspettarsi, schiaccia il pedale del sentimentalismo e dell’insulto gratuito.

Qualcuno con un non ferreo controllo dei nervi, avrebbe potuto assestare un pugno in testa alla deficiente – in senso culturale – maestra, invece no, probabilmente incredulo, l’uomo, sul momento non ha reagito. E così, dopo averci rimuginato un po’ su il papà del bambino ”ripreso” ne ha parlato con la moglie e, insieme, hanno deciso di andare dalla maestra per chiedere spiegazioni di quanto successo.

Le altre versioni trasformano l’attacco nel dubbio pseudobigotto e cattolico:

Un modo di dire che, dice il papà, il bambino avrà quasi sicuramente appreso dalla televisione, o sentito da qualcuno visto che non frequenta la Chiesa. Ma, soprattutto un’esclamazione non lesiva, nel modo più assoluto, sottolinea, nei confronti dei diritti e della libertà di culto degli altri, anche di chi è di un’altra religione. (Il Tirreno et al.)

Ovviamente nessuno degli articoli riporta il nome dell’autore. Tutto è lasciato, nel caso in cui è indicato, all’ambiguo “Redazione”. Come a dire: forse la notizia è vera, ma in caso contrario nessuno ci ha messo la faccia.

Fact checking, questo sconosciuto.

La cosa più divertente? VoxNews chiosa il tutto con una frase che è tutto un programma:

Fanno il lavaggio del cervello ai bambini.

Il Ninth