L’urlo e il furore – Veronesi allo IULM

URLOFURORE

Voglio inaugurare una serie di articoli dalla cadenza sporadica in cui metterò a confronto alcuni giornali di fronte a un fatto accaduto.

Con questa serie dal titolo “L’urlo e il furore” tenterò di esporre il pressapochismo, i limiti editoriali, la disinformazione e il vuoto informativo di una certa stampa a tiratura nazionale. Lo scopo è quello di incentivare un sano, semplice passatempo: la voglia di informarsi, lontani da politiche editoriali castranti o manipolatorie, attraverso un occhio critico.

Così come accade attraverso i protagonisti del romanzo di Faulkner dal quale ho preso in prestito il nome, cercherò di mostrarvi come sia possibile trasformare un semplice evento lineare in “una favola raccontata da un idiota, piena di urla e furore” (Macbeth, V, 5).

Buona lettura.

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IL FATTO: Il 10 aprile 2014 si è svolto allo IULM di Milano un dibattito sul tema “Media e cancro”. Esso è vertito sulla necessità di cambiare l’approccio comunicativo della scienza oncologica nei media, fornendo dati precisi senza creare allarmismo. In particolare, si è posta enfasi sull’incentivazione alla prevenzione e alla volontà di abbattere il tabù del male incurabile. A supporto di quest’ultima frase, viene ricordato l’articolo pubblicato il 2 luglio 1981 sul New York Times sull’intervento non invasivo per il tumore al seno.
Uno degli interventi ricorda il metodo pseudoscientifico definito Stamina e la necessità di avvicinare la popolazione alla Scienza come risposta alle pseudoscienze. L’oncologo Veronesi si è lasciato andare a una previsione personale: in un futuro non precisato, il numero di malati di tumore diagnosticabili sarà uno su due, in base alla statistica disponibile al momento: un malato su 30 nel 1964, uno su tre nei tempi odierni. Questo rinforza l’idea dell’importanza della prevenzione e il desiderio di un giornalismo sempre più d’inchiesta e di approfondimento. Ha sottolineato poi che la riduzione del tasso di mortalità suggerisce speranza per chi lotta contro i tumori.
Diversi gli interventi dei direttori presenti, alcuni di essi mera aneddotica.

Il dibattito è visibile per intero qui.

Vediamo come si sono comportati i giornali nelle 24 ore successive all’incontro.

REPUBBLICA, 10/04/2014
Tumori, “Colpiranno un italiano su due. Veronesi lancia l’alleanza dei media”. Pezzo non firmato.

L’articolo di Repubblica esce nello stesso giorno del dibattito a Milano per mantenere l’illusione di contemporaneità. Fin dal titolo viene meno il monito di Umberto Veronesi: si punta alla previsione dell’oncologo senza spiegare nel merito. La contraddizione dell’allarmismo generato diventa evidente nel virgolettato riportato.

Si può vincere la lotta al cancro se un’informazione corretta sta al fianco delle nostre scoperte e dei nostri messaggi. Se invece l’informazione è debole, contrastante, dà notizie imprecise, è un problema.

L’informazione riportata dall’articolo non è corretta, perché

  • è debole. Non si rimanda in alcun modo al dibattito in questione, neppure un breve cenno alla possibilità di visionarlo per intero.
  • è contrastante. Il titolo lascia presupporre che la narrazione parlerà di tumori attraverso la statistica; alla prova dei fatti, questo viene a mancare. Lancia inoltre un falso allarme, immettendo nel lettore un terrore ingiustificato nei confronti della malattia.
  • dà notizie imprecise. Non viene fornito alcun contesto alla frase inerente all’incidenza futura; la questione resta irrisolta poiché non vengono forniti ulteriori dati a chiarire la frase.

Dati inutili all’informazione fanno da riempitivo a un articolo di per sé vuoto: abbiamo un freddo dato statistico (“2,2 milioni di italiani, il 4% della popolazione, hanno avuto un cancro o stanno lottando per vincerlo”) annacquato da una frase senza capo né coda: “Se queste persone fondassero un partito e lo votassero, quel partito otterrebbe la maggioranza assoluta”. Un’opinione non richiesta, estrapolata dal suo contesto originale, che non lenisce la paura del lettore instaurata dal titolo.

Sorvoliamo sull’evidente refuso passato in sordina dalla correzione di bozze (“Cinque i direttori sul palco con Calabresi: Mario Calabresi…”). Snocciolare i nomi dei direttori e delle loro testate di appartenenza è inutile, se le loro opinioni vengono cassate. Si salva solo l’opinione di Ezio Mauro, direttore del giornale da cui è preso l’articolo. Uno squallido esercizio di cerchionanismo pubblicitario che mette in risalto la sola opinione del direttore; omettendo il perché di quell’intervento, lo si trasforma in uno slogan-aforisma anonimo.

“Il cancro si vince se si acchiappa il suo fantasma”, dice Mauro. “Non lo nominiamo perchè abbiamo paura di evocarlo, per scaramanzia, per paura ancestrale. Ma bisogna sconfiggere questo tabù e per farlo serve uno sforzo di fiducia”.

Il motivo di quest’affermazione è da ricercarsi nel retroscena legato all’intervista del 27 luglio 2000 a Silvio Berlusconi, pubblicata “a patto che” non fosse usata “la parola cancro in prima pagina”.

Sarebbe valso come “sforzo di fiducia” anche la pubblicazione del calo delle mortalità e dei progressi della scienza oncologica. Cosa che non è stata fatta.

Nessuna menzione di Stamina e del perché sia necessario parlare di Scienza. A quanto pare era più importante la marchetta.

IL GIORNALE, 10/04/2014
L’allarme di Veronesi: “I tumori colpiranno un italiano su due”. Firma di Luca Romano.

Come per Repubblica, anche il Giornale pubblica un articolo a ridosso del dibattito senza lasciare un rimando al video dell’intervento. Come Repubblicaneppure il Giornale si esime dal trasformare una mera previsione in un allarme.

Forse per correggere il tiro ed evitare inutilmente di essere tacciato di pressapochismo, nell’occhiello introduttivo si afferma che Veronesi “lancia un appello”. Contrariamente a quanto si crede, “appello” e “allarme” non rendono lo stesso significato pur essendo utilizzati come sinonimi. Per “appello” si intende la “dichiarazione pubblica per richiamare l’attenzione, sollecitare prese di posizione”; la parola “allarme” indica un segnale di pericolo, o comunque “ordine gridato ai soldati perché prendano le armi”. La seconda è preferibile alla prima quando si può parlare di certezza del pericolo, laddove la prima non lo indica.
La dissonanza attira l’attenzione del lettore e lo illude alla pari di RepubblicaPoiché si è parlato di una previsione come sopra spiegato, ci troviamo davanti all’ennesimo titolo allarmistico gridato, venendo paradossalmente meno alla richiesta di Veronesi. Richiesta che viene platealmente cassata dal testo e ridotta a una mera sintesi non convincente.

[V]incere i tabù informando correttamente l’opinione pubblica e insegnandole a credere nella scienza, “oggi poco amata dalla nostra popolazione”.

Nessuna spiegazione sul perché insegnare a “credere nella Scienza” – la spiegazione tra poco. Nessuna enfasi sulla prevenzione, nessuna precisazione su quanto essa sia importante solo un mero dato snocciolato verso la fine dell’articolo, un punto lontano dall’attenzione del lettore.

“Dei 20 milioni di italiani che oggi sviluppano un tumore nel corso della vita 14 milioni, il 70%, potrebbero essere salvati con la prevenzione e la diagnosi precoce”, è il messaggio dell’ex ministro della Sanità.

Il risultato è un vuoto informativo senza capo né coda, disciolto in uno pseudoallarmismo ingiustificato. La previsione sul futuro viene ripresa in forma completa almeno all’apparenza:

Una vera e propria chiamata alle armi contro “una malattia epidemica stravolgente: 50 anni fa si ammalava di tumore un italiano su 30, oggi si ammala uno su 3 e in futuro si ammalerà uno su 2”, avverte l’oncologo oggi all’università Iulm di Milano.

Oltre all’estrapolazione dal contesto originario che ne impedisce di comprendere appieno il vero significato, manca la chiave di volta: anche qui, come per Repubblica, non viene citato il dato sulla mortalità in calo.

Finora, quello del Giornale è l’articolo più monco fra quelli presi in esame. Un’incompletezza davvero inaccettabile, date le richieste dell’oncologo; un’incompletezza intollerabile, considerata la libertà di parola garantita a una fervida sostenitrice di metodi apertamente antiscientifici, tra cui il Metodo Di Bella e lo Stamina di Vannoni, tra i blog ospitati dal Giornale.

Prevedibilmente, nessuna menzione sul “caso Stamina”, al quale si accompagna il silenzio sul ruolo della Scienza ben divulgata.

IL SOLE 24 ORE, 11/04/2014
Medicina e informazione contro i tabù della malattia. Firma di Andrea Biondi.

Molta attenzione è stata posta nella ricerca di una neutralità che risulti efficace nell’attirare l’attenzione del lettore. Fin dal titolo si resta sia soddisfatti che incuriositi col riassunto dei punti salienti del dibattito: “medicina” e “informazione”.  Senza specificare quali siano i “tabù” della malattia e di quale malattia si stia per parlare, la curiosità spinge il lettore a informarsi. Dovrebbe essere questo lo standard di lettura: la pura curiosità nutrita dalla voglia di sapere, e non bastonata dalla paura.

L’assenza della fonte viene sopperita da una cronaca sufficientemente dettagliata che riporta i punti salienti descritti all’inizio di questo mio articolo. Di seguito, alcuni di essi.

nonostante l’aumento dei casi di cancro «da 15 anni la mortalità è in costante calo e oggi curiamo il 60-65 per cento dei malati»

[L]a giusta conoscenza diventa un fattore essenziale. Come decisiva diventa la capacità di saper parlare con coscienza, ma anche con cognizione scientifica, di argomenti che toccano le corde più profonde dell’animo umano. Del resto, se la scienza oncologica ha fatto progressi straordinari negli ultimi decenni, senza un cambio della cultura della malattia […] molti degli sforzi rimarranno vani.

Non viene riportata la previsione di Veronesi sull’incidenza dei tumori in futuro, ma questo può essere visto come logica risposta alla richiesta dell’oncologo di un’informazione precisa. Una previsione è per sua natura incerta finché, com’è ovvio, non sussistano elementi che ne renda necessario uno stato di allerta. Pubblicare una notizia del genere senza una prova certa avrebbe significato alimentare fobie e paure, vanificando l’operazione di smantellamento dei tabù preesistenti.

Non sussistono elementi di vera critica all’autore, ma mi sento di esprimere due rimostranze che non inficiano in alcun modo l’attendibilità del giornalista.
La prima è di tipo temporale: rispetto agli articoli di Repubblica e del Giornaleil pezzo di Andrea Biondi è uscito 24 ore dopo – troppo tardi.
La seconda è di tipo letteraria: nell’introduzione al pezzo, si lascia intendere erroneamente che il saggio Sulla malattia di Virginia Woolf sia legato al romanzo La cognizione del dolore di Carlo Emilio Gadda sul tema del cancro. Con ogni probabilità e assegnando il beneficio del dubbio, il giornalista ha voluto riportare una reinterpretazione delle citazioni del rettore Puglisi.

Si consideri infatti che il concetto di “male immedicato” ne La cognizione del dolore di Gadda non è ricollegabile al tumore, bensì a un lutto (il “dolore”) mai elaborato pienamente (la “cognizione”). Ovviamente, questa è una riduzione piuttosto semplicistica. Il saggio di Virginia Woolf vorrebbe invece introdurre la malattia come “tema letterario” e motore narrativo pari alla gelosia, amore e conflitto personale. Un’argomentazione nella norma del movimento modernista, che riflette appieno la frammentazione dell’io raccontata da autori come T. S. Eliot.

A tutt’oggi, RepubblicaIl Giornale non hanno rispettato la richiesta di Umberto VeronesiAd aprile 2015 Repubblica e Il Giornale sono il secondo e il tredicesimo quotidiano per diffusione in Italia e all’estero (fonte: ADS).

Il Ninth