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L’onda xenofoba dopo gli accadimenti francesi non accenna a placarsi. I giornali di qualunque schieramento lo sanno bene e ogni giorno trovano nuove occasioni, nuovi spunti per alimentare il fuoco dell’odio irrazionale, convertito in uno squallido click salvagiornali. L’informazione si prostituisce in una guerra dove val bene tutto, anche ripescare vecchie provocazioni senza capo né coda.

Protagonista di oggi è Il Giornale con un tuonante articolo del 19 gennaio 2015. Che ostenta con plutocratica sicumèra che

VOGLIONO CENSURARE DANTE!!!

censurare dante

Anzi no, pardonnez moi, si vuole solo “vietare” lo studio di Dante nelle scuole. Un titolo che passa da accattivante ad accusatorio dovrebbe essere un segnale d’allarme più che chiaro sulla non affidabilità della notizia.

 islamofobo

Secondo l’articolista, “[u]n’associazione vuole abolire la Divina Commedia nelle scuole” perché considerato “offensivo” nei confronti delle religioni. Una richiesta che viene inquadrata fin da subito nell’ottica di una sottomissione a danno della presunta “italianità” del nostro Paese.

Sarà per questo che la nostra scuola nel bene (poco) e nel male (tanto) rimane lo specchio fedele di un Paese sempre più afflitto dalla «sindrome del gambero», tra continui passi indietro perfino sul fronte di quelle che dovrebbero essere le nostre più radicate tradizioni in termini di civiltà cattolica[,] come ad esempio il progetto di sostituire l’ora di religione con una nuova materia, Storia delle religione, nel tentativo demagogico di garantire la «par condicio» con le altre fedi.

L’associazione “brutta e cattiva” alla quale è venuto in mente di censurare la Commedia sarebbe Gherush92. Questa sostiene di essere un’associazione “non governativa no profit” che si è “concentrata nell’elaborazione e realizzazione di ricerche, studi e progetti, relativi ai diritti umani e ai temi connessi, quali razzismo, risoluzione dei conflitti, diritti fondamentali dell’uomo, sviluppo sostenibile” (link).
La storia assume fin da subito contorni bizzarri.

Il capolavoro di Dante conterrebbe – a giudizio di Gherush92, cui aderiscono molti docenti – «accenti islamofobici»: «Nel canto 28° dell’Inferno – si legge in articolo del Corriere.it ripreso dal sito studentesco Scuolazoo -, Dante descrive le orrende pene che soffrono i seminatori di discordie, cioè coloro che in vita hanno operato lacerazioni politiche, religiose e familiari.

Nella fretta di scrivere, l’articolista commette un errore fatale, probabilmente dovuto a un frettoloso copia-e-incolla. Controllando la parte sottolineata, si scopre che Corriere.it non riporta questa notizia nella sua homepage. Prima di gridare al complotto, troviamo subito una valida ragione: stiamo parlando di una vecchia non-notizia che non ha avuto alcuna ripercussione sulla cultura italiana.

La storia risale al 12 marzo 2012 con un articolo che riporta il pensiero della presidentessa Valentina Sereni. Stando alle sue stesse parole, si trattarebbe di ammettere platealmente il contenuto denigratorio dei canti in questione, a prescindere da tutto il resto. Insomma, niente più Dante perché le sue parole potrebbero urtare.

[n]on invochiamo nè censure nè roghi ma vorremmo che si riconoscesse, in maniera chiara e senza ambiguità che nella Commedia vi sono contenuti razzisti, islamofobici e antisemiti. L’arte non può essere al di sopra di qualsiasi giudizio critico. L’arte è fatta di forma e di contenuto e anche ammettendo che nella Commedia esistano diversi livelli di interpretazione, simbolico, metaforico, iconografico, estetico, ciò non autorizza a rimuovere il significato testuale dell’opera, il cui contenuto denigratorio è evidente e contribuisce, oggi come ieri, a diffondere false accuse costate nei secoli milioni e milioni di morti.

“Né censure né roghi”, però la richiesta è fondamentale: considerare il libro alla stregua di un untore. Perciò meglio censurarlo o, quantomeno, trattarlo come tale con quei “necessari commenti e chiarimenti” che ne mostri solo la parte denigratoria.

È nostro dovere segnalare alle autoritá competenti, anche giudiziarie, che la Commedia presenta contenuti offensivi e razzisti che vanno approfonditi e conosciuti. Chiediamo, quindi, di espungere la Divina Commedia dai programmi scolastici ministeriali o, almeno, di inserire i necessari commenti e chiarimenti.

L’indignazione dei letterati non si fa attendere. Il giorno dopo Paolo di Stefano risponde con una motivazione più che condivisibile: non si può censurare qualcosa del passato perché non conforme al pensiero contemporaneo. È giusto invece sottoporre all’occhio critico contemporaneo quello che è accaduto nel passato, senza edulcorare alcunché.

L’organizzazione internazionale, consulente delle Nazioni Unite e fautrice di progetti di educazione allo sviluppo, adotta sull’arte criteri retroattivi che cancell[a]no millenni di storia e di conquiste culturali, omologando ogni secolo al nostro. […] All’inferno pure Dante, così impara a ragionare come un uomo del Basso Medioevo e non come una persona della nostra epoca. Ma la domanda è: cassiamo anche il ser Ciappelletto di Boccaccio, l’omosessuale malvagio che più non si può? E che fine farà Shakespeare, il cui pregiudizio sui Mori non è mai mascherato? E Cicerone, Orazio, Seneca e Sant’Agostino, tutti più o meno terrorizzati dal proselitismo ebraico («barbara superstitio»)? In realtà, la richiesta di Gherush92 rivela la pochissima fiducia negli insegnanti (non sarà razzismo anche questo?), che sarebbero incapaci di comunicare una banalità: la distanza che ci separa dalla cultura del passato. Avvicinare Dante a noi, depurandolo, sarebbe un imperdonabile peccato di antropofobia.

Conosciamo e apprezziamo la letteratura greca per l’importante scintilla letteraria e per le grandi opere del pensiero di Socrate e Aristotele. Eppure praticavano la pederastia. A seguito di questa “scoperta”, cosa dovremmo fare? Cancellare la letteratura greca dalla faccia della Terra perché “potenziale corruttrice e generatrice di pedofili”, e bloccare il suo insegnamento perché “lede la dignità delle vittime di pedofili”?
Il Grande Gatsby è un capolavoro della letteratura americana della metà degli anni ’20. Fra i vari personaggi figura Meyer Wolfshiem, un amico ebreo di Gatsby – nonché suo mentore – dedito alla truffa e “con le mani in pasta ovunque”. Sebbene sia ispirato a un personaggio realmente esistito, secondo questo filo logico si dovrebbe vedere solo il classico stereotipo dell’ebreo col nasone legato ai soldi. Cosa dovremmo fare? Eliminare Fitzgerald dall’insegnamento perché “gli studenti potrebbero travisare tutto” e coltivare l’odio razziale verso gli ebrei?

Conoscerete tutti i Looney Tunes – Bugs Bunny, Daffy Duck, Bip-Bip e il Vil Coyote. Tempo addietro, alcuni dei cartoni animati furono raccolti in DVD per la gioia di grandi e piccini. In una mossa che a mio avviso trovo geniale, considerato il suo diretto estremo, la Warner Bros. ha deciso di inserire questo disclaimer prima dell’esecuzione dei cartoni considerati più “insensibili”:

The cartoons you are about to see are products of their time. They may depict some of the ethnic and racial prejudices that were commonplace in the U.S society. These depictions were wrong then and they are wrong today. While the following does not represent the Warner Bros. view of today’s society, these cartoons are being presented as they were originally created, because to do otherwise would be the same as claiming that these prejudices never existed.

È evidente che ogni epoca storica, nel suo insieme, porti con sé pregi e difetti che al giorno d’oggi stonerebbero grossolanamente. Oggi potremmo dire che dare del n***o a qualcuno con un tono diverso da quello scherzoso è considerabile offensivo, ma all’epoca chiunque avrebbe risposto diversamente. Altri tempi, altre mentalità che, si spera, non si ripresentino più.

Chiunque può cadere in un pregiudizio, ma nessuno può saperlo finché non è confermato come tale dal tempo o dalle nuove società. A prescindere dal concetto di Arte, che può essere tutto fuorché inoffensiva (NSFW!)applicare un metro di giudizio contemporaneo al contesto storico passato non è semplicemente sbagliato, ma sinistramente bigotto: significherebbe pretendere che il razzismo non sia mai esistito e ridurre il suo potenziale educativo. Compito di un insegnante è quello di permettere lo sviluppo del senso critico ed è giusto che tale senso critico trovi i mezzi che più gli si addicono: la Scuola e l’insegnamento.

Dante non è stato rimosso dalle scuole, anzi. Mi risulta che si studi ancora. Anche volendo chiarire e commentare a riguardo, lo studio della Commedia prevede comunque una ricca parafrasi che spieghi il vero significato delle parole. Bisogna guardare al di là delle parole: se oggi possiamo definire “razzista” qualcuno, lo dobbiamo a un senso critico diverso da quello dei tempi passati. Non si può procedere in senso antistorico e condannare  Vi invito a leggere questo bellissimo pezzo di Marino Alberto Balducci, di cui condivido la parte finale:

A questo punto, mi sento solo di concludere invitando Valentina Sereni e il gruppo “Gherush96” [sic!] a voler proporre in futuro il poema di Dante in maniera più equa e più consapevole dell’effettivo valore di tutti i pensieri che in esso si esprimono, ciclicamente, sinfonicamente. Io non credo proprio che noi dobbiamo dimenticare, ancora una volta considerando la nostra rivoluzione umanistica, che solo nei secoli bui si è giudicato il passato in modo antistorico, facendo un riferimento ad esclusivi punti di vista presenti e considerando quella che è solo apparenza: la mera lettera delle parole.

In sintesi, quella del Giornale non è una vera e propria bufala, bensì un pessimo esercizio di disinformazione islamofoba, che parte da una vecchia non-notizia spacciata per “emergenza nazionale” per tappare un buco nella stampa. Dante non è stato censurato, né verrà mai censurato. Dare in pasto ai lettori una notizia del genere e gridarla ai quattro venti alla pari di una nuova realtà è criminoso.

Notare poi il contorno minaccioso (sottinteso) di “false religioni” che minano la stabilità dell’Italia pura bella e vergine. Raccontare una mera provocazione che non solo non ha attecchito, ma è stata addirittura rifiutata da qualsiasi persona dotata di senso critico, non ha altro scopo che alimentare l’odio attraverso la paura di situazioni paradossali e incomprensibili. Si legge “difesa delle radici italiane“, si intende “cliccaci forte con la tua indignazione, noi ci guadagnamo”.

Indignazione alimentata con un insieme di storie al limite, trattate con sufficienza alla pari di una “voce di corridoio”. Per non parlare del vittimismo passivo-aggressivo che fa leva sulla paura del diverso.

nella Scuola Svizzera di Bergamo l’ora di religione cattolica è stata cancellata: al suo posto si studierà «etica». Una novità che ha sorpreso genitori e Diocesi: «Questa decisione è un clamoroso errore». La Scuola Svizzera è l’unica scuola plurilingue di tutta la Bergamasca (comprende classi medie, elementari, e dell’infanzia) dove una metà degli iscritti è italiani e l’altra metà è straniera. In nome di Dio. Allah permettendo.

Questa storia è recente – 19 gennaio 2015, per essere precisi. Curioso come l’articolista non abbia voluto trattare in lungo e in largo un argomento così attuale, prediligendone uno di sicura presa. La situazione della scuola svizzera prende le mosse da tutt’altra ragione: si tratta di una scuola privata, non paritaria, che segue regole diverse da quelle italiane.

Per quanto riguarda la Scuola Svizzera valgono altre leggi. Sono sostenute, consigliate ed assistite dall’Ufficio Federale per la Cultura, dai cantoni di patronato e dal Comitato per le Scuole Svizzera all’Estero. Anche se aprono in Italia, gli istituti seguono le regole del loro paese. «La maggior parte delle scuole svizzere all’estero sono laiche, lo prevede la legge», sottolinea il preside. «Questa scuola è da considerare non paritaria e quindi privata – spiega don Cortinovis -. Con tutta probabilità, quindi, non sono obbligati a dare la possibilità di avvalersi dell’ora di religione cattolica. Sono in corso alcune verifiche».

Un caso di lana caprina che meriterebbe un vero e proprio approfondimento dagli stessi “difensori dell’italianità”, che tanto supportano #jesuischarlie in difesa della cristianità. Dimenticandone il vero motivo.

Tanto rumore per nulla, e chi disprezza compra

Il Ninth