AGGIORNAMENTO:

Ad aprile 2017 i riflettori si sono accesi su Philipp Budeikin, che è sotto arresto con l’accusa di aver provocato diversi suicidi (si parla per ora di un numero tra 8 e 16 persone); la prima fonte è una trasmissione sudamericana che ha trattato il Blue Whale game. Budeikin, che in prima istanza (come spiegato nel nostro articolo originale qui sotto) aveva parlato di manovra di marketing virale, dichiarandosi innocente da ogni accusa, ora sembra aver confessato di aver fatto il tutto per ripulire la società.

Le Iene hanno realizzato un servizio sull’argomento che sembra confermare il tragico gioco. Purtroppo una ricerca su siti come LiveLeak dimostra che i suicidi di teenagers, filmati come quelli di cui si parla nel servizio delle Iene, sono una tragica realtà in Russia non da ieri, ma da anni, da ben prima che il Blue Whale apparisse sul web. Che sia stato un trigger che ha influito? Le fonti continuano a restare troppo fumose per comprendere appieno cosa abbiamo di fronte. Il numero dei suicidi tra giovani adulti in Russia non sembra essere aumentato negli anni, ma che sia davvero colpevole Blue Whale o che lo possa diventare a causa dell’esposizione mediatica fatta poco importa, se siete genitori occorre sempre essere vigili, perché di motivi per esser arrabbiati e depressi i nostri ragazzi ne possono avere tanti, con o senza pericoli digitali dietro l’angolo.

DA QUI IN POI L’ARTICOLO ORIGINALE:


Circola una notizia, tratta di giovani suicidi, come resistere dal riportarla anche su testate italiane senza fare la benché minima verifica? Ed ecco che come al solito:

Blue Whale: il gioco che ha già portato al suicidio 130 adolescenti

La notizia arriva dalla Russia, ma fa giri larghi per venire raccontata prima in UK dalle solite testate fuffa come Daily Mail, Sun e Mirror, per poi venire ripresa (sempre senza il minimo senso critico) dalle agenzie italiane che la fanno arrivare fresca fresca su alcune testate nazionali, anche nelle loro versioni cartacee.

Le verifiche non sono così difficili nel 2017, Google ci fornisce la maggior parte degli strumenti possibili. Una prima ricerca mostra che i colleghi americani di Snopes hanno già fatto una loro analisi del caso senza che arrivare a un giudizio finale: la storia risulta unproven nei loro archivi, cioè mancano conferme. L’articolo di Snopes risale al 27 febbraio 2017, quello del Messaggero di cui vi riportavo il titolo poco sopra risale al 3 marzo, e io mi domando: ma una ricerca su Google Blue Whale game + Snopes non la poteva fare, l’autore dell’articolo?

Evidentemente no.

Qualche giornalista che spera nell’articolo col botto è riuscito a sostenere un collegamento tra il suicidio di un ragazzo di 15 anni a Livorno qualche giorno fa con il gioco che arriva dalla Russia. Io a questi soggetti ritirerei il tesserino, per fortuna gli inquirenti hanno già spiegato che non ci sono collegamenti tra le due cose. Ma non capire che spacciare notizie non verificate come buone e riportarle sui giornali rischia di fare danni ulteriori è grave, lo spirito d’emulazione dei ragazzi è forte. Perché stuzzicarli? Ma il giornalismo, per come lo amo io, sappiamo da tempo che è morto e sepolto.

Vediamo di fare qualche ricerca e vedere più chiaro in questa brutta storia.

Cos’è il Blue Whale Game

Oltre al Messaggero altre testate hanno riportato la stessa storia, anche loro senza alcuna verifica. Il Giornale ci spiega così cosa sarebbe questo “gioco”:

Il suo nome è Blue Whale, letteralmente balenottera azzurra, e attualmente è oggetto di indagini da parte della polizia russa. Il gioco, infatti, invita i partecipanti ad affrontare una serie di (assurde) prove. Ad esempio, guardare film dell’orrore per un giorno intero, incidersi sul corpo una balenza azzurra (Blue Whale appunto, ndr), svegliarsi alle 4.20 del mattino, il tutto per 50 giorni.

L’ultimo giorno il gioco prevede una provocazione mortale: trovare l’edificio più alto della città in cui si abita e saltare giù. Così gli ideatori di questa terribile moda invitano i partecipanti a togliersi la vita. I ragazzi che si sono lasciati trasportare in questo vortice di orrore, prima di farla finita, lo dichiarano sui social con frasi piuttosto enigmatiche: “Questo mondo non è per noi” oppure “Siamo figli di una generazione morta”.

La storia quindi parte dalla Russia, ed è lì che andiamo.

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Maggio 2016, prima apparizione sulla stampa

I primi a parlarne a maggio 2016 sono i redattori della Novaya Gazeta russa, quasi un anno fa. Tutto parte da un social network russo – VKontakte  che, come il nostro Facebook, ha gruppi chiusi di svariato genere tra cui alcuni dedicati ai depressi o agli aspiranti suicidi. Le stesse identiche cose che si trovano sui social network di tutto il mondo, come ben sa chi naviga molto.

Su Novaya si racconta che all’interno di questi gruppi chiusi, sin da ottobre 2015, sarebbe stato fatto circolare questo “gioco”, e che avrebbe portato a suicidi improvvisi. Novaya sostiene che il gruppo da cui tutto parte si chiamasse “Svegliati alle 4:20” (РАЗБУДИ МЕНЯ В 4:20), cosa a mio avviso strana, poiché come riporta Urban dictionary:

4:20 was the designated time for a small group of smokers at San Rafael High School in California to meet at a specific location and light up. The number originates some time around 1971. It has since been adopted by smokers the world over as the “universal time to get high.”

Con 4:20 solitamente ci si riferisce alla marijuana, non ai suicidi.

Gruppo originale ora bloccato

Il gruppo ora è stato chiuso, quindi qualsiasi verifica è impossibile. Comunque Gazeta riporta il tragico racconto di un suicidio, con intervista alla mamma della ragazza morta. Non c’è nulla che colleghi questo suicidio col gioco sotto accusa, se non supposizioni. Sia chiaro, sull’onda dell’articolo della Gazeta le segnalazioni si sono moltiplicate, ma sempre senza nessuna vera prova che colleghi i ragazzi che si sono uccisi con questo gioco.

Ho cercato siti a cui registrarmi per “partecipare al gioco” ma non sono stato ricontattato, pertanto posso limitarmi solo a riportare quanto spiegava Novaya. Secondo l’autore dell’articolo da ottobre 2015 ad aprile 2016 ci sono stati ben 130 suicidi tra i teenagers russi, tutti legati al gioco.

Prove?

Nessuna, l’unica cosa certa è che dopo l’uscita dell’articolo siano nati svariati gruppi su VKontakte dedicati al Blue Whale game, che ripropongono versioni di quanto riportato dal quotidiano russo. Che sia emulazione, trollaggio, ricerca di viralità?

Non si sa. Quello che è certo è che da quel primo articolo la vicenda piano piano ha fatto il giro prima della Russia, poi del Kazakistan e ora se ne parla anche in USA e Europa. Se ne parla anche su 4chan, con scetticismo.

Per riassumere:

Una testata russa, senza portare prova alcuna, racconta di un fantomatico gioco che spinge al suicidio i ragazzi. Sull’onda di quell’articolo nascono pagine dedicate a tale gioco, la notizia si diffonde e arrivano anche pagine ufficiali (in Kazakistan ad esempio) a mettere in guardia le famiglie dai pericoli di giochi come questo.

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Sia chiaro, la pagina su VKontakte esisteva per davvero, e la polizia russa ha anche fermato un ragazzo, Phillipp Budeikin, che sarebbe stato tra i creatori del “gioco”, ma lui ha sostenuto d’aver creato uno strumento di marketing, e che non c’era alcuna ispirazione al suicidio. A oggi non trovo traccia del suo esser ancora sotto accusa o in arresto (ma le ricerche in russo non sono proprio semplici), il Mirror lo dà come rilasciato, ma non è una fonte di cui mi fidi al 100%.

Concludendo

In un anno e mezzo la storia ha continuato a non trovare conferme (ovvero tentati/riusciti suicidi che siano direttamente collegati al gioco), ma neppure smentite (un  po’ come lo Knock Out game). Se leggiamo i numerosissimi articoli scritti in proposito notiamo tanto allarmismo ma pochissima affidabilità delle testimonianze. Questo è sbagliato. Vedere il numero di morti citato da Novaya mi ha incuriosito, e sono andato a vedere quanti teenagers si suicidano in Russia ogni anno.

Un articolo del 2012 sul New York Times ci racconta:

A report by the United Nations Children’s Fund released late last year said Russia, with 143 million people, ranked third in the world in per capita teenage suicides, trailing two other former Soviet republics, Kazakhstan and Belarus. Around the world, an average of 7 out of every 100,000 teenagers commit suicide every year. In Russia, that number is 22 per 100,000, and in two regions, Tuva and Chukotka, more than 100 per 100,000. Yearly, more than 1,700 Russians between 15 and 19 take their lives, according to the report.

Ogni anno in Russia si uccidono più di 1700 ragazzi tra i 15 e i 19 anni. In sette mesi (la forbice di tempo in cui sarebbero avvenuti i suicidi secondo Novaya) se ne sarebbero uccisi, nel 2012, 990, senza Blue Whale Game. Un’emergenza, sia chiaro, ed è giusto che si studi come mai il tasso di suicidi tra i teenagers in Russia sia così elevato. Non mi sento però di affermare che è colpa del Blue Whale, per ora non ho trovato una singola prova che colleghi il gioco ai suicidi narrati da Novaya.


Voi mi direte, beh poco conta la fonte e la strada che ha fatto se la notizia è vera. Il problema è proprio quello, la notizia non ha alcuna verifica, come nessuna smentita, è di quelle non provate, su cui mancano elementi sufficienti per poterla inquadrare con certezza. Quindi le scelte sensate per una redazione sono due:

  1. non parlarne, o se proprio bisogna farlo:
  2. parlarne con beneficio del dubbio, non titolando come se la cosa fosse appurata e verificata.

Purtroppo come da tempo cerchiamo di spiegarvi la verifica dei fatti nelle redazioni italiane non viene fatta, se la notizia arriva da una velina d’agenzia la si prende per buona, si seguono le fonti base e si confeziona un articolo. Questo è quello che il lettore desidera, questo è quello che la redazione prepara.

A me invece la cosa sta meno bene, e su una notizia come questa posso perdere dieci minuti a fare le dovute verifiche.

maicolengel at butac punto it

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