parole ostili

Il 17 e il 18 febbraio a Trieste si è tenuta una manifestazione importante, moderata, non rumorosa ed elegante: Parole O_Stili.

Lo scopo della due giorni triestina è ambizioso, ma necessario nel momento nel quale ci troviamo:

creare una community, la prima in Italia, per ridurre, arginare e combattere l’ostilità delle parole che vengono utilizzate in Rete.

Lo scetticismo che si nascondeva in fondo in fondo nei pensieri di molti dei partecipanti si è sciolto un poco alla volta durante la sessione plenaria, dove è stato presentato il Manifesto della comunicazione non ostile:

Il Manifesto è lo strumento che ha legato insieme tutti i discorsi tenuti davanti a centinaia di spettatori attenti, sia nelle sale che in streaming, e che rappresenta il “seme” dal quale vuole nascere un modo diverso di comunicare online e offline. Cantare le lodi dell’evento però sta agli organizzatori e sul sito ufficiale e nei vari articoli sui giornali che ne parlano potete trovare tanti approfondimenti.

Ma veniamo a noi: BUTAC cosa ha a che fare con questo? Io ho partecipato al panel Bufale e algoritmi, dove abbiamo cercato di affrontare il problema di bufale, fake news e come gli algoritmi influenzino il diffondersi di queste. Le notizie false sono un ottimo concime per la crescita della comunicazione ostile, urlata e disdicevole che si trova online: spesso servono solo a questo, a stimolare l’esercizio del’insulto gratuito e il manifestare al mondo quanto odio una persona possa produrre. Noi lo vediamo a volte nei commenti delle bufale che trattiamo, che siano contro gli immigrati o sui vaccini, e purtroppo noi stessi ci ritroviamo a subire un linguaggio molto ostile, anche di fronte alla evidenza di trovarsi di fronte a notizie false.

Non stiamo recitando la parte della vittima, in realtà non ci fa né caldo né freddo, abbiamo le spalle molto larghe, ma potersi confrontare con chi ci legge senza doversi destreggiare tra insulti e commenti inutilmente ostili farebbe bene a tutti. Per quanto non ci spaventi genera un ambiente maligno, dove parte la corsa a chi insulta meglio, da tutte le parti, eliminando un reale confronto che potrebbe aiutare davvero ogni lettore, che sia abituale o occasionale. Il Manifesto rappresenta un decalogo semplice per migliorare il modo di comunicare di tutti, anche nostro, in ogni angolo di internet che oramai è casa comune. Le persone non collegate alla rete ormai sono veramente poche e partecipare alla creazione di un ambiente più sano sarà un grande aiuto per loro quando entreranno a far parte del circo online.

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Le vere vittime della violenza online sono altre, ma alla fine possiamo ritrovarci tutti colpiti in qualsiasi momento. A me capitò tempo fa quando parlai della Xylella di ritrovarmi nel mezzo di una, ridicola, gara di bullismo su Twitter. Abbassando i toni e usando un poco di più il cervello possiamo migliorare molto la qualità della comunicazione.

Nonostante il decalogo proposto sia molto, molto semplice, ci sono state – e ci saranno ancora – molte persone che lo hanno definito “censorio”. Si vuole zittire il dissenso, dicono. Queste manifestazioni, come anche l’appello #bastabufale, vengono criticate senza averne letto il contenuto e senza aver cercato di approfondire quanto proposto. Finché è il Signor Nò a lamentarsene fa ridere, lui proprio non ce la fa, ma davvero non capisco come il decalogo proposto possa essere un tentativo di imporre un pensiero unico e voler eliminare la voce di chi non la pensa come noi.

Spesso chi opera la censura e l’insulto sistematico sono altri, chi gestisce blog e pagine Facebook che spesso ci troviamo a sbufalare. Noi cancelliamo solo in casi eclatanti e il ban è quasi più difficile che vincere il Super Enalotto. Il confronto con gli altri è molto importante, sia per evitare di rimanere nella nostra “bolla” che per far crescere il nostro pensiero.

Ovviamente far parte di questo progetto non vuol dire che non prenderemo in giro chi lo meriterà, rimane nostro dovere – oltre che piacere – tirare le orecchie a chi “sporca” il web di fuffa e agli utonti che lo condividono. Cercheremo di farlo rispettando il più possibile il prossimo. Sarà reciproco?

Ricordatevi di amare col cuore, ma per tutto il resto di usare la testa.

neilperri @ butac.it

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