referendum

Lo sappiamo da tempo che un’immagine vale più di mille parole, e difatti BUTAC è dalla sua nascita che allega agli articoli delle immagini che in pochissime parole spieghino se la notizia che andremo a trattare sia o meno una bufala e di che genere. Parliamo ancora di referendum costituzionale.

Non siamo i soli a sfruttare le immagini per comunicare un messaggio facile, e tra le segnalazioni di questi giorni una mi è saltata subito all’occhio:

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Per chi avesse problemi a vedere l’immagine qui sopra ve la racconto. Secondo la grafica (ora virale) diffusa su Facebook da Federica Valecchi, di cui aveva già parlato il collega David Puente per un altro episodio di disinformazione politica qualche tempo fa, le camere del Parlamento oggi sono elette al 100% dai cittadini; invece domani, nel caso che passassero le modifiche al referendum costituzionale del 4 dicembre, sarebbero elette solo al 40% dai cittadini, si tratterebbe del 40% della Camera dei deputati. I partiti secondo la Valecchi eleggerebbero il 60% della Camera e il 100% del Senato.

Le cose non stanno così, e sono sicuro che la Valecchi stessa lo sappia benissimo, ma oggi, l’abbiamo visto da più parti, non si fa più alcun tipo d’informazione, vige la regola del disinformare sempre e comunque.

Come stanno le cose oggi?

Alla camera

Secondo l’attuale legge elettorale, in vigore dal maggio del 2015 e applicabile dal 1º luglio 2016, i membri della Camera dei deputati sono eletti con un sistema proporzionale corretto, a doppio turno con ballottaggio; l’eventualità del secondo turno si verifica nel caso in cui nessuna lista (non sono più ammesse infatti le coalizioni) raggiunga al primo turno la soglia del 40% dei voti e con essa il premio di maggioranza di 340 seggi. Sono ammesse alla ripartizione dei seggi soltanto le liste che abbiano raggiunto la soglia di sbarramento del 3% dei voti validi su base nazionale. I deputati sono eletti in 100 collegi plurinominali nei quali il capolista è “bloccato” (viene cioè scelto dai partiti), mentre gli elettori hanno la possibilità di esprimere due preferenze sulla scheda elettorale (purché queste siano di genere diverso una dall’altra)[5].

Al Senato

Secondo l’art. 57 della Costituzione, il Senato della Repubblica è eletto su base regionale; per l’art. 58 i senatori sono eletti a suffragio universale e diretto dagli elettori che hanno superato il venticinquesimo anno di età. Sono eleggibili a senatori gli elettori che hanno compiuto il quarantesimo anno.

Nella sua prima stesura, la Costituzione prevedeva un numero variabile di senatori in base alla popolazione di ciascuna regione; in seguito il numero dei Senatori elettivi venne fissato a 315. Prevedeva inoltre che la durata della legislatura, a differenza della Camera, fosse di sei anni.

I seggi vengono divisi tra le regioni in base alla popolazione corrispondente risultante dall’ultimo censimento generale, prevedendo che alla Valle d’Aosta spetti 1 senatore, al Molise 2, e a ciascuna delle restanti regioni un numero non inferiore a 7. Per la Circoscrizione Estero (nella quale sono iscritti i cittadini residenti all’estero) sono riservati 6 seggi.

La prima legge elettorale del dopoguerra, come per la Camera dei deputati, prevedeva una ripartizione dei seggi entro ciascuna regione in senso proporzionale.

Nel caso al referendum passassero le modifiche alla Costituzione:

Le modalità d’elezione alla Camera dei deputati non cambieranno in alcuna maniera, la legge elettorale attuale va rivista ma non è colpa delle modifiche alla Costituzione se oggi abbiamo quella legge. Wiki ce la spiega in maniera decisamente semplice:

Come precisato sopra, alla lista che raggiunge almeno il 40% dei voti al primo turno o che vince al ballottaggio vengono automaticamente assegnati i 340 seggi derivanti dal premio di maggioranza, mentre i 277 seggi restanti (si escludono infatti quello della Valle d’Aosta e i 12 della circoscrizione Estero) vengono ripartiti fra le altre liste che superano lo sbarramento; questi ultimi seggi vengono ripartiti con metodo proporzionale, precisamente secondo il Metodo Hare-Niemeyer dei quozienti interi e dei più alti resti: i seggi vengono assegnati proiettando le percentuali ottenute dai partiti a livello nazionale sui 100 collegi (i seggi assegnati da ognuno di essi variano da un minimo di 3 a un massimo di 9).

Gli eletti sono comunque i candidati scelti dai cittadini, solo che una parte va allo schieramento che riceve il “premio di maggioranza”. Ma si tratta comunque di un premio che viene ripartito tra i candidati che sono stati votati dai cittadini, non una percentuale di seggi che va a chi pare dello schieramento vincente. Identificarli come “non eletti” è una sciocchezza. Sempre Wiki ci spiega quello che era il sistema elettorale precedente, il cosiddetto Porcellum:

La legge prevedeva ambiti territoriali diversi per l’attribuzione del premio di maggioranza: l’intero territorio nazionale (esclusa la Valle d’Aosta) per la Camera dei deputati, la singola circoscrizione, coincidente con il territorio di una Regione, per il Senato della Repubblica[19] (escluse Valle d’Aosta, Molise e Trentino-Alto Adige).

Secondo alcuni studiosi l’obbligo previsto dall’art. 57, comma 1 della Costituzione italiana non si estende al premio di maggioranza.[20] Per la Camera dei deputati, la legge prevedeva che la lista o coalizione di liste che ottiene la maggioranza dei voti ma che non consegue i 340 seggi, fosse assegnataria di una quota ulteriore di seggi oltre quelli già ottenuti, in modo da raggiungere tale numero. I 12 seggi assegnati dalla Circoscrizione Estero e il seggio assegnato dalla Valle d’Aosta erano attribuiti secondo regole diverse: i relativi voti non erano calcolati per la determinazione della lista o coalizione di liste di maggioranza relativa e non contribuivano, quindi, a far scattare il premio di maggioranza.

Se non è zuppa è pan bagnato, entrambi i sistemi hanno grossi difetti, e tutti i parlamentari sostengono che vadano cambiati, il come ancora non è chiaro; ma anche se non passassero le riforme alla Costituzione, se allo stato attuale cadesse il Governo, si andrebbe al voto con l’Italicum. Quindi sostenere che il Parlamento vedrebbe un 100% di eletti direttamente è una sciocchezza.

Sul Senato invece la storia non sta in piedi. Ad oggi eleggiamo direttamente i senatori, nel caso che passasse la riforma gli eletti in Senato sarebbero scelti tra i consiglieri regionali, che sono comunque direttamente eletti dai cittadini. Quindi il 100% dei senatori rientrerebbe in ogni caso tra gli eletti dai cittadini. Una grafica come quella che sta diventando virale (anzi lo è già) conta sull’ignoranza del fruitore dei social network, che mai verificherà alcunché e condividerà ad mentula canis.

Una grafica corretta sarebbe stata la seguente:

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Ma immagino che non diventerà virale come l’altra.

Io continuo ad esser preoccupato da questa base elettorale.

Come cerco sempre di spiegarvi in ogni mio articolo, non importa se votiate sì o no, importa solo che lo facciate con la vostra testa, e non seguendo i post di chi vi vuole convincere dell’una o l’altra ragione. Leggete, studiate, informatevi.

Don’t just read Butac, BE Butac (cit. Guga se non erro).

maicolengel at butac punto it

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