Le Iene, il ddl sulle bufale e qualche considerazione

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Ieri sera è andato in onda un servizio alle Iene, ospiti speciali gli amici Paolo Attivissimo e David Puente. Il servizio doveva aiutare la campagna #BastaBufale indetta dalla Presidenza della Camera, ma alla fine ci siamo trovati di fronte a una sorta di mitizzazione del bufalaro.

Paolo e David non ne hanno colpa, conosciamo il sistema, sappiamo che li avranno fatti parlare per mezz’oretta al fine di ricavare quanto serviva in fase di montaggio, poche scarne informazioni per introdurre le “star” della trasmissione, Mingani e il suo anonimo collaboratore (anche se qualche sospetto sulla sua identità c’è).

Siamo di fronte ad un secondo caso di servizi a supporto di #BastaBufale che in realtà non affrontano il vero problema, lo sviano, lo sminuiscono, rendendo un pessimo servizio. Sia chiaro, che si parli di bufale in TV è sempre buona cosa, più restano accesi i riflettori sulle bufale più è difficile che ne vengano lanciate di grosse. L’altro giorno è capitato a me essere ospite telefonico a Fatti e Misfatti di Paolo Liguori su TGcom, anche li sono state fatte vedere le finte testate, le stesse di cui parlavano le Iene con Mingani, le stesse che citavamo sul canale video di BUTAC nell’episodio 4 delle MiniGuide.

Tutti parlano di fake news e tutti puntano il dito su blog di infimo livello che è solo una minima parte di quello che il pubblico della rete scambia per vero. Quindi tutti come capre ad applaudire questa denuncia, tutti soddisfatti che se ne parli, tutti contenti che finalmente le “bufale” finiscano in prima pagina e vengano denunciate.

Addirittura si arriva al Senato, con una proposta di decreto di legge per limitare il diffondersi delle bufale. Una proposta che onestamente ha solo pochissimi punti che potrei ritenere validi, ma che comunque non serve a nulla.

L’ignoranza

Il problema non sono le fake news, il problema non sono le bufale, l’unico vero grande problema è l’ignoranza. Lo so che a nessuno piace sentirsi dire che è ignorante, ancor peggio rendersi conto che se l’OCSE dice che in Italia (nel 2003 edited) abbiamo solo un 18% di soggetti funzionali tra la popolazione che va dai 16 ai 65 anni, significa che c’è un 82% di soggetti che non sono in grado di funzionare nel mondo reale.

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Figuriamoci in rete.

Peccato che nessuna testata lo spieghi, peccato che nessun giornale lo metta in prima pagina, peccato, perché quello è il vero grande problema del nostro Paese, e prima avremo il coraggio di affrontarlo prima potremo pensare di uscirne. BUTAC non nasce per sbufalare, BUTAC nasce per cercare di aiutare i lettori ad andare a ingrossare le fila di quel 18% di soggetti funzionali.

Ma sono evidentemente solo, perché anche tra amici e appassionati che ieri erano di fronte alla TV ho visto tanti dichiararsi in parte soddisfatti, sostenere che anche se le Iene non hanno fatto un mea culpa è già qualcosa che ne abbiano parlato.

No, no e poi ancora no!

Se si parla di #BastaBufale bisogna farlo bene, spiegando fin da subito che il problema non sono le bufale, ma il fatto che non siamo in grado di riconoscerle. Si dovrebbe partire dal livello di analfabetismo funzionale altissimo del nostro Paese, poi bisognerebbe spiegare che anche l’analfabetismo digitale è molto alto, visto che sono tanti quelli che pur usando strumenti informatici ne sfruttano sì e no un 5%. E poi il dito andrebbe puntato sui mass media, che da anni diffondono bufale sistematicamente. Tanto è facile, una volta che comprendi che il lettore medio non se ne renderà conto, percularlo a furia di notizie inventate o senza alcuna verifica diventa un gioco da ragazzi.

Le fake news non sarebbero un problema

Senza questi tre fattori le fake news della rete non sarebbero un problema. Lo diventano solo e unicamente perché TV, giornali, personaggi pubblici e politici ci hanno ormai abituato alla poca verifica dei fatti, ci hanno ammorbato i cervelli con le loro urla da stadio, i loro sensazionalismi basati sul nulla. Confondere il pubblico, il cittadino, l’elettore è diventato ormai un marchio di fabbrica per molti. Poco importa cosa si sta dicendo, se sia suffragato da prove e verifiche o sia basato sul nulla più assoluto, l’unica cosa che conta è dare ad intendere quello che la gente vuole leggere, perché sono solo quelli i link che la gente cliccherà.

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Io purtroppo non ho colto fin da subito l’entità del problema che mi era stato messo di fronte già due anni fa da Walter Quattrociocchi. Comprendevo il suo studio, capivo che bisognava fare qualcosa di diverso dal semplice debunking, ma non mi accorgevo di quanto fossimo già nella pupù fino al collo. E ora ho paura che la pupù abbia raggiunto anche gli occhi.

E così con gli occhi pieni di merda non ci accorgiamo di quanto ci stanno prendendo per i fondelli, ancora una volta. Fanno trasmissioni intere dedicate al problema fake news, citano le elezioni americane, specificando sempre che però non è vero che Donald le ha vinte grazie alle fake news. Distorcono la realtà, la modellano a loro piacimento, non si prendono una responsabilità che sia una.

E attaccano solo la rete.

Come sempre.

Perché la colpa è sempre della rete, non di genitori più analfabeti di noi, di politici col paraocchi, di giornalisti pagati per diffondere la voce del padrone. No, la colpa è sempre e solo della rete, e io sono sempre più triste e amareggiato.

Quando?

Quando vedremo la redazione del Giornale prendersi le sue responsabilità per aver permesso a un’irresponsabile incompetente di diffondere pseudomedicina in pianta stabile? Quando vedremo certe redazioni sul banco degli imputati per aver diffuso a cadenza settimanale cazzate a sfondo razzista? Quando Le Iene verranno giudicate per la loro gestione della vicenda Stamina (giusto per fare un esempio)? Quando il senatore Pepe risponderà della valanga di stupidaggini (e di offese) che diffonde on e offline? E della tonnellata di tempo che fa perdere al Senato quando interviene sulla base di bufale consolidate? Quando quando quando?

La risposta purtroppo è mai, perché non c’è nessun  vero interesse a combattere queste fake news, nessuna voglia di prendersi delle vere responsabilità, ma solo la necessità di trovare un colpevole, e la rete per questo è perfetta.

Vado nel mio angolo a giocare da solo, lasciatemi in pace per favore.

maicolengel at butac punto it

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45 anni bolognese, blogger. Nel 2013 ho fondato Bufale un tanto al chilo, per amore della corretta informazione. All’attivo oltre duemila e trecento articoli come autore, oltre a qualche collaborazione esterna. La “missione” del sito è di dedicarsi alla lotta contro le bufale e la disinformazione online. Butac in due anni e mezzo è passato da poche decine a svariate migliaia di utenti al giorno. Tre milioni di utenti singoli all’anno, confermando così la voglia e necessità di informazioni meno faziose. Come descrivermi? Permaloso, scettico, avvocato del diavolo, razionalista. Che dire non mi manca nulla per farmi "amare" da tutti, no? Scrivo su Bufale un tanto al chilo dalla sua nascita, ma prima c'era Lega Nerd.