Christopher Todd Erick e la fuffa
Una macabra storia di oltre un decennio fa che torna a circolare in seguito a un fatto di cronaca

C’è una storia, o meglio dovremmo dire ci sono delle storie, che circolano sul web senza che nessuno si ponga il problema di verificarle. Si condivide e basta, con in testa una sola idea: speriamo che diventi virale.
Oggi, grazie alla segnalazione di Emanuele, vi vogliamo raccontare la storia di Christopher Todd Erick. In rete troviamo post come questo, pubblicato dalla pagina Facebook Ancient History il 12 novembre 2025:

Che tradotto in italiano riporta: Christopher Todd Erick, 23 anni, ha perso la vita in Arizona dopo una crisi di salute mentale. Sua madre, Kim Smith, era indicata come contatto di emergenza, ma a causa di un errore burocratico, è stato registrato come “non reclamato”. Quell’errore ha cambiato tutto. Kim non ne fu mai informata. Non riuscì mai a seppellirlo. Anni dopo, mentre guardava il servizio giornalistico sulla mostra anatomica “Real Bodies” a Las Vegas, riconobbe un volto che le fece fermare il cuore. Era Christopher. Il suo corpo era stato plastinato, cioè conservato per essere esposto, e messo in mostra al pubblico senza che lei ne fosse a conoscenza o avesse dato il suo consenso. Kim ora sta lottando in tribunale per riportarlo a casa, per dargli dignità nella morte e per cambiare il modo in cui vengono gestiti i corpi non reclamati, in modo che nessuna famiglia debba mai più affrontare una situazione simile. Questo caso ha scatenato un dibattito nazionale – non sulla scienza contro l’arte – ma sul consenso, sull’umanità e sul diritto fondamentale a un addio dignitoso. Perché nessun genitore dovrebbe mai ritrovare il proprio figlio in questo modo.
O ancora, LifeFacts il 6 novembre 2025:

Che tradotto: 💔La madre che ha trovato suo figlio– esposto in una mostra Quando il ventitreenne Christopher Todd Erick morì durante una crisi di salute mentale in Arizona, sua madre, Kim Smith, era indicata come suo contatto di emergenza. Ma un errore di trascrizione – una sola riga di documento errata – lo contrassegnò come “non reclamato”. A causa di quell’errore, Kim non fu mai chiamata. Non poté mai salutarla. Passarono gli anni. Poi una sera, mentre guardava un servizio del telegiornale sulla mostra anatomica Real Bodies a Las Vegas, si bloccò. Tra le figure plastinate, conservate ed esposte a scopo didattico, vide un volto che riconobbe all’istante. Era suo figlio. Il corpo di Christopher era stato conservato chimicamente, messo in posa ed esposto al pubblico senza che lei ne fosse a conoscenza o avesse dato il suo consenso. Ora Kim sta lottando per riportarlo a casa, non solo per ottenere giustizia, ma anche per la sua dignità. Sta portando il suo caso in tribunale, chiedendo cambiamenti nel trattamento dei corpi “non reclamati”, affinché nessun genitore debba mai più scoprire il proprio figlio in questo modo. Questa tragedia ha acceso un dibattito nazionale, non sulla scienza o sull’arte, ma sull’umanità. Perché, qualunque cosa accada, ogni persona merita un ultimo diritto: Da ricordare, non da esporre. #CorpiReali #DignitàUmana #GiustiziaPerChristopher #Etica #fblifestyle
O video – come questo di Federica Vincenzi, influencer con quasi 500mila follower su TikTok che si occupa di storie dell’orrore:
@federica.vincenzi La storia di Christopher Todd,questa storia è stata raccontata dalla madre del ragazzo tramite i social. #inquietante #fattistrani #horrortok ♬ suono originale – Federica Vincenzi
Permettetemi un piccolo appunto.
La locuzione “piuttosto che” è una locuzione congiuntiva che significa “anziché” o “invece di”; Federica la usa al posto di “e”, ovvero nemmeno con funzione disgiuntiva – che già è uso non ammissibile, come la Crusca cerca disperatamente di far notare ormai da anni – ma addirittura con un nuovo uso fantasioso e altrettanto sbagliato. Se sei al bar con le amiche e lo usi fai un danno contenuto, ma se hai quasi 500mila follower sarebbe bello usassi l’italiano nella maniera corretta, altrimenti diventi complice dell’imbarbarimento della nostra lingua (ndmaicolengel oddio, sono diventato mio padre).
Federica racconta più o meno la stessa storia che avete visto sopra, con l’aggiunta di alcuni dettagli legati alla morte del povero ragazzo. Cerchiamo di fare chiarezza e spiegare perché questa è appunto una storia che non ha alcun senso.
I fatti
Come narrato da CBS News ad agosto 2014, nel 2012, il 10 novembre, il cadavere di Cristopher viene trovato nella casa di sua nonna a Midlothian, a circa 30 km da Dallas, in Texas. Dopo un’autopsia preliminare, il medico legale stabilisce che la causa della morte è avvelenamento da cianuro. L’indagine si concentra su un uomo legato a un presunto piano di truffa assicurativa, ma nonostante gli sforzi della madre Kim Smith, nessuno verrà mai incriminato.
Christopher non è mai stato dichiarato “scomparso”, non è mai stato “dimenticato”: la madre ha partecipato attivamente all’inchiesta, ha rilasciato interviste, ha chiesto giustizia, come dimostrano gli articoli della CBS del 2014.
L’unico elemento reale dietro la versione che vediamo diffondere sui social è che Kim Smith, anni dopo, ha dichiarato su Facebook di credere che il corpo del figlio non sia stato cremato come previsto, ma venduto illegalmente e finito nella mostra anatomica Real Bodies at Bally’s. È una convinzione personale, non un fatto verificato. Nessun test del DNA, nessuna prova forense, nessun atto giudiziario la conferma.
Le mostre anatomiche
Real Bodies at Bally’s non è la mostra di Gunther von Hagens (Body Worlds), ma un’esposizione separata, gestita da Imagine Exhibitions, una società di Atlanta che aveva comprato una serie di corpi plastinati da fornitori cinesi nei primi anni Duemila.
Ed è proprio lì che compare il problema etico: a differenza di Body Worlds, infatti, che oggi sostiene di usare solo donatori volontari registrati, Real Bodies non ha mai chiarito pubblicamente da dove provenissero tutti i corpi esposti.
Nel 2018, e poi di nuovo nel 2021, diverse inchieste (tra cui quelle dell’ABC australiana e del Daily Mail) evidenziarono che molti dei corpi plastinati in mostra provenivano da Dalian, in Cina, dove nel 2000-2010 esistevano impianti di plastinazione collegati a università di Medicina e, secondo alcune ONG, anche a prigioni.
Ma l’azienda Imagine Exhibitions ha sempre negato ogni irregolarità, sostenendo di aver acquistato i reperti tramite accordi con istituti di Medicina legale cinesi e che si trattava di “corpi non reclamati con finalità didattiche”. Ad oggi nessun giudice ha ritenuto sensato chiedere fare ulteriori verifiche sul corpo esibito in mostra, il che ci fa supporre che siano stati esibiti documenti che ne abbiano in qualche modo certificato la provenienza.
Perché la storia è tornata virale?
Quello che riteniamo vada raccontato è che la storia sta tornando a circolare perché in Nevada sono stati trovati i resti di oltre trecento corpi cremati abbandonati nel deserto, e quindi la mamma del povero Cristopher è “tornata alla carica” sostenendo che, se un’impresa funeraria può avere disperso quei trecento resti, un’altra potrebbe aver scelto di vendere il corpo di suo figlio invece che cremarlo.
Ma, ancora una volta, si tratta solo di un sospetto. Nessun elemento concreto lo sostiene.
maicolengel at butac punto it
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