Christopher Todd Erick e la fuffa
Una macabra storia di oltre un decennio fa che torna a circolare in seguito a un fatto di cronaca
C’è una storia, o meglio dovremmo dire ci sono delle storie, che circolano sul web senza che nessuno si ponga il problema di verificarle. Si condivide e basta, con in testa una sola idea: speriamo che diventi virale.
Oggi, grazie alla segnalazione di Emanuele, vi vogliamo raccontare la storia di Christopher Todd Erick. In rete troviamo post come questo, pubblicato dalla pagina Facebook Ancient History il 12 novembre 2025:

O ancora, LifeFacts il 6 novembre 2025:

O video – come questo di Federica Vincenzi, influencer con quasi 500mila follower su TikTok che si occupa di storie dell’orrore:
@federica.vincenzi La storia di Christopher Todd,questa storia è stata raccontata dalla madre del ragazzo tramite i social. #inquietante #fattistrani #horrortok ♬ suono originale – Federica Vincenzi
Permettetemi un piccolo appunto.
La locuzione “piuttosto che” è una locuzione congiuntiva che significa “anziché” o “invece di”; Federica la usa al posto di “e”, ovvero nemmeno con funzione disgiuntiva – che già è uso non ammissibile, come la Crusca cerca disperatamente di far notare ormai da anni – ma addirittura con un nuovo uso fantasioso e altrettanto sbagliato. Se sei al bar con le amiche e lo usi fai un danno contenuto, ma se hai quasi 500mila follower sarebbe bello usassi l’italiano nella maniera corretta, altrimenti diventi complice dell’imbarbarimento della nostra lingua (ndmaicolengel oddio, sono diventato mio padre).
Federica racconta più o meno la stessa storia che avete visto sopra, con l’aggiunta di alcuni dettagli legati alla morte del povero ragazzo. Cerchiamo di fare chiarezza e spiegare perché questa è appunto una storia che non ha alcun senso.
I fatti
Come narrato da CBS News ad agosto 2014, nel 2012, il 10 novembre, il cadavere di Cristopher viene trovato nella casa di sua nonna a Midlothian, a circa 30 km da Dallas, in Texas. Dopo un’autopsia preliminare, il medico legale stabilisce che la causa della morte è avvelenamento da cianuro. L’indagine si concentra su un uomo legato a un presunto piano di truffa assicurativa, ma nonostante gli sforzi della madre Kim Smith, nessuno verrà mai incriminato.
Christopher non è mai stato dichiarato “scomparso”, non è mai stato “dimenticato”: la madre ha partecipato attivamente all’inchiesta, ha rilasciato interviste, ha chiesto giustizia, come dimostrano gli articoli della CBS del 2014.
L’unico elemento reale dietro la versione che vediamo diffondere sui social è che Kim Smith, anni dopo, ha dichiarato su Facebook di credere che il corpo del figlio non sia stato cremato come previsto, ma venduto illegalmente e finito nella mostra anatomica Real Bodies at Bally’s. È una convinzione personale, non un fatto verificato. Nessun test del DNA, nessuna prova forense, nessun atto giudiziario la conferma.
Le mostre anatomiche
Real Bodies at Bally’s non è la mostra di Gunther von Hagens (Body Worlds), ma un’esposizione separata, gestita da Imagine Exhibitions, una società di Atlanta che aveva comprato una serie di corpi plastinati da fornitori cinesi nei primi anni Duemila.
Ed è proprio lì che compare il problema etico: a differenza di Body Worlds, infatti, che oggi sostiene di usare solo donatori volontari registrati, Real Bodies non ha mai chiarito pubblicamente da dove provenissero tutti i corpi esposti.
Nel 2018, e poi di nuovo nel 2021, diverse inchieste (tra cui quelle dell’ABC australiana e del Daily Mail) evidenziarono che molti dei corpi plastinati in mostra provenivano da Dalian, in Cina, dove nel 2000-2010 esistevano impianti di plastinazione collegati a università di Medicina e, secondo alcune ONG, anche a prigioni.
Ma l’azienda Imagine Exhibitions ha sempre negato ogni irregolarità, sostenendo di aver acquistato i reperti tramite accordi con istituti di Medicina legale cinesi e che si trattava di “corpi non reclamati con finalità didattiche”. Ad oggi nessun giudice ha ritenuto sensato chiedere fare ulteriori verifiche sul corpo esibito in mostra, il che ci fa supporre che siano stati esibiti documenti che ne abbiano in qualche modo certificato la provenienza.
Perché la storia è tornata virale?
Quello che riteniamo vada raccontato è che la storia sta tornando a circolare perché in Nevada sono stati trovati i resti di oltre trecento corpi cremati abbandonati nel deserto, e quindi la mamma del povero Cristopher è “tornata alla carica” sostenendo che, se un’impresa funeraria può avere disperso quei trecento resti, un’altra potrebbe aver scelto di vendere il corpo di suo figlio invece che cremarlo.
Ma, ancora una volta, si tratta solo di un sospetto. Nessun elemento concreto lo sostiene.
maicolengel at butac punto it
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