La magia dell’acqua

L'acqua esposta ai campi elettromagnetici si deteriora?

maicolengel butac 9 Ago 2024
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EDIT articolo aggiornato con correzioni sull’uso di termini quali bassa energia e alta frequenza.

Oggi non trattiamo qualcosa che ci è stato segnalato, ma uno di quei video che appaiono nelle storie di Facebook e Instagram e che vengono condivisi su TikTok, nel caso specifico si tratta dell’estratto da una trasmissione di TeleColor, trasmissione che vedeva come ospite la dottoressa Giuseppina Messina, psicologa e psicoterapeuta iscritta all’Ordine degli Psicologi della Lombardia.

L’estratto è questo:

Nel video ci viene raccontato che mettendo una bottiglia d’acqua minerale naturale per 2-3 mesi vicino a un campo elettromagnetico – tipo Wi-Fi, cellulari, computer – e un’altra, identica alla prima, possibilmente della stessa marca, in posizione non vicina a un campo elettromagnetico, aprendo le bottiglie e assaggiandone l’acqua noteremo subito la differenza. Il video appare un po’ confusionario: la dottoressa inizialmente pare suggerire di assaggiare prima l’acqua esposta ai campi, poi ci dice che l’acqua è più leggera, ma sta parlando di quella non esposta. Vabbè, dettagli, alla fine è il concetto che conta, e il concetto, secondo Messina, è che l’acqua non esposta ai campi elettromagnetici sia più bevibile.

Ha senso quanto sostenuto? No!

Le radiazioni elettromagnetiche emesse dai dispositivi Wi-Fi che operano ad alta frequenza (nell’ordine dei GHz) ma con bassa energia. Non vi sono evidenze scientifiche che queste radiazioni possano alterare in modo significativo le proprietà chimiche o fisiche dell’acqua. L’acqua è composta da molecole di H2O, e le radiazioni del Wi-Fi non hanno l’energia sufficiente per rompere i legami covalenti tra gli atomi di idrogeno e ossigeno. Numerosi studi scientifici hanno esaminato l’effetto delle radiazioni elettromagnetiche su vari materiali, inclusi i liquidi, ma a oggi tali studi non hanno riscontrato effetti significativi sulle proprietà dell’acqua esposta a radiazioni a alta frequenza, come quelle del Wi-Fi.

Se la dottoressa volesse davvero spingere i propri spettatori a condurre un esperimento valido, sarebbe essenziale prima controllare tutte le altre variabili che potrebbero influenzare l’acqua, come temperatura, luce, umidità e contaminazione. Inoltre entrambe le bottiglie dovrebbero essere mantenute nelle stesse condizioni ambientali, ad eccezione appunto della presenza del segnale Wi-Fi. Infine dovrebbero essere utilizzate tecniche analitiche precise per valutare eventuali differenze tra le due acque, e chi le assaggia non dovrebbe sapere quale bottiglia è stata esposta ai campi elettromagnetici e quale no, per evitare influenze soggettive.

Noi di BUTAC invitiamo la dottoressa Giusy a un esperimento dal vivo: le faremo assaggiare l’acqua di due bottiglie conservate come da lei sostenuto. Se sarà in grado di riconoscere la bottiglia esposta alle radiazioni, allora sì che avrà senso quanto da lei affermato. Tuttavia, l’esperimento dovrà essere ripetuto su un numero ampio di bottiglie, poiché un solo caso non può essere considerato statisticamente significativo. Solo così si potrà avere un vero test iniziale per sostenere quanto affermato nella trasmissione – ma fino ad allora, quanto riportato rimane pseudoscienza senza alcuna prova a sostegno.

redazione at butac punto it

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