Il clickbait e la desensibilizzazione sistematica

Il parere di Meluzzi sull'ennesimo argomento di cui è titolatissimo a parlare: ce lo dimostra con un'affascinante spiegazione su come Google favorisce i fact-checker autorizzando il clickbait a circolare

L’ultimo giorno dell’anno è uscito un video sul canale Youtube di RadioRadio che, fino a metà, anche noi avremmo potuto condividere. Titolo del video:

GOOGLE E IL FENOMENO CLICKBAIT ▷ MELUZZI: “C’è UNA STRATEGIA DI DESENSIBILIZZAZIONE SISTEMATICA”

Fabio Duranti passa circa metà del video a mostrare titoli che vengono da un sito, LineaDiretta24, presente nella nostra Black List. Duranti – con notevole ritardo, oseremmo dire – pare essersi svegliato oggi sulla questione clickbait, e, senza fare nomi, denuncia l’uso dei titoli sensazionalistici fatti da LineaDiretta24.

La prima cosa da dire è che siamo assolutamente d’accordo, LineaDiretta24 fa quasi esclusivamente articoli con titoli di questo genere:

  • Amadeus, la “tragedia” a pochi giorni dal super programma: la dura malattia ha colpito proprio lui | Ecco le sue condizioni
  • Anna Falchi, esce allo scoperto sulla separazione con Fiorello: “L’ho beccato a letto con…”
  • Carlo Conti, la “grave malattia” che l’ha colpito: “Affetto proprio da questo”
  • Anna Moroni, la triste verità sull’addio a La Prova del cuoco: “Mi hanno cacciata perché…”

Classico clickbait che anticipa con frasi (che cercano di essere) accattivanti, alcune con tanto di puntini di sospensione, manca solo il nostro click per concludere la frase e scoprire l’interessantissimo mistero. Ma una volta aperti i link non ci raccontano nulla di sconvolgente, nulla di eclatante, e come sappiamo bene in rete le cose funzionano così da anni. Chi ci legge con costanza è consapevole di quanto ci piacerebbe vedere un web 3.0 ripulito da questo genere di link a “notizie”, ma non è una cosa semplice da fare senza intaccare la libertà d’espressione. Perché gli articoli qui sopra non diffondono bufale, ma solo sensazionalismo: difficile che i diretti interessati decidano di depositare una denuncia, e ancor più difficile che un magistrato punisca chi pubblica questo genere di contenuti.

Giusto per aggiungere quel dettaglio che Radio Radio ha distrattamente evitato di diffondere: LineaDiretta24 ha un dominio punto it, registrato a una società romana aperta a metà 2022. Società che ha svariati altri siti, e onestamente se dovessi basarmi sui contenuti di LineaDiretta24 tenderei a non fidarmi nemmeno degli altri contenuti pubblicati sui loro domini. Fabio Duranti invece che denunciare i creatori di questi contenuti se la prende con Google, vi riporto una delle sue frasi:

…questo viene pubblicato in prima pagina dal poliziotto dell’informazione del mondo che è Google…
Sì, perché se per caso ci fosse venuta in mente l’ipotesi che Duranti di colpo abbia deciso di contrastare la disinformazione è bene rendersi conto subito che no, lui vuole solo e unicamente attaccare uno dei suoi fornitori di servizio, Google (il video è su YouTube, di proprietà di Google, e in meno di 24 ore ha totalizzato oltre 30mila visualizzazioni: se Duranti fosse coerente con quanto dice avrebbe chiuso il canale YouTube da anni e si sarebbe trasferito in pianta stabile su un’altra piattaforma, così è solo sputare nel piatto in cui si mangia). Se Google fosse davvero “il poliziotto dell’informazione” di cui Duranti parla, YouTube avrebbe chiuso il canale di Radio Radio subito dopo che ha iniziato a diffondere informazioni non verificate sulla pandemia. E invece curiosamente Radio Radio è ancora attiva anche su YouTube, proprio grazie al tanto vituperato Google.
Dopo aver detto la sua Duranti passa la palla a Meluzzi, che analizza la questione essendone così titolato che pare essere convinto che LineaDiretta24 sia un’emanazione di Google stesso:
Allora c’è un aspetto contingente legato al fatto che si forniscono queste false notizie per ottenere appunto un click e questo diciamo è l’aspetto momentaneo, il meno pericoloso. Dietro questo c’è una strategia più generale, che è quella che chiamerei con gergo skinneriano comportamentista di Systematic desensitization. Cioè questo serve a desensibilizzare la nostra coscienza percettiva dall’importanza di una notizia. Cioè molto semplicemente che cosa accade? Che quando tu lanci questi continui al lupo al lupo qualunque cosa tu scriva, la scrivesse anche Radio Radio, ciò che è emerso ormai clamorosamente che i vaccini fanno morire quella notizia verrebbe derubricata nel nostro cervello esattamente come tutte le altre false notizie che ci hanno bombardato e quindi sarebbe totalmente depotenziata. Questo credo che sia l’obiettivo finale di questa strategia comunicativa altrimenti apparentemente delirante. E fa parte di quella crociata generale contro la verità che è alla base di ogni successiva strategia.
Poi arriva l’esperto di comunicazione, Alberto Contri, che oltre a ribadire quanto detto da Duranti e Meluzzi parla anche dei fact-checker:
…quelli che sono stati eletti nella categoria dei fact-checker, cioè dei controllori delle informazioni, sono i principali diffusori delle fake news…
Nell’invitare Alberto Contri a denunciarci come diffusori di fake news, vorremmo che voi che invece ci leggete vi rendeste conto delle basilari tecniche di comunicazione e propaganda attuate da Radio Radio: sfruttare una battaglia sacrosanta, quella contro il clickbait, per arrivare a sostenere che siano i fact-checker (nei quali, a quanto pare, è incluso anche Google) a diffondere e guadagnare dalle fake news.
A noi farebbe piacere vi fermaste un secondo a riflettere. Qui su BUTAC ci lamentiamo spesso di come Google e altri grandi motori di ricerca e piattaforme facciano poco per limitare la diffusione di certi contenuti facilmente identificabili come notizie false o sensazionalistiche, create con il solo scopo di far girare link e siti, ma siamo consci che uno dei principali problemi è che il clickbait non è illegale, che gli articoli di LineaDiretta24 (come di mille altri canali che negli anni passati abbiamo visto e trattato) non sono soggetti ad alcun tipo di limitazione, semplicemente quello che narrano nei loro articoli è aria fritta. Non pericolose bufale, non grave disinformazione. L’ipotesi che quelle narrazioni inutili servano a desensibilizzare l’opinione pubblica nei confronti di notizie come le denunce di Meluzzi sui vaccini è sciocca, lo è perché il clickbait di LineaDiretta24 esiste da quando esistono i social. Non dal 2020, non dal 2018, ma dalla nascita dei social network. Anzi, a voler esser sinceri questo genere di “malinformation esisteva anche prima della nascita della rete, solo che era di più facile identificazione visto che le testate che lo spacciavano erano principalmente quelle scandalistiche. O Contri, esperto di comunicazione, si è dimenticato di giornali come questi?

E potremmo andare avanti fino alla noia. Il clickbait una volta si limitava a un certo modo di fare e raccontare il gossip, oggi chi campava così si è aggiornato, e la rete ha dato nuovi sistemi per attirare lettori e nuovi sistemi per guadagnare denari. Mi auguro che Contri si aggiorni, e in futuro che eviti di dimenticare il passato dei tabloid italiani dedicati al gossip (e della più classica propaganda), ma – soprattutto nel caso di Cronaca Vera – anche di notizie che, come oggi quelle su LineaDiretta24, facevano leva su paure e ansie degli italiani.

Speriamo che nel 2023 sempre meno utenti seguano questi canali, e che un certo genere di disinformazione, grazie alle nuove generazioni, svanisca, mandando in fallimento chi su questo modus operandi ha creato piccoli imperi commerciali.

redazione at butac punto it

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